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  • » 20/10/2015, 00.00

    SIRIA

    Vicario di Aleppo: col sostegno russo, avanza l’esercito siriano. In città migliora la sicurezza



    Almeno 70mila persone in fuga dalla periferia sud della città; cresce la presenza militare russa e iraniana. Mons. Abou Khazen: Mosca più “efficace” degli Stati Uniti nella lotta ai jihadisti. Washington e sauditi “legittimano” estremisti come al Nusra. Il prelato auspica un “processo politico” per il futuro del Paese. Cristiani e musulmani ringraziano il papa per la vicinanza.

    Aleppo (AsiaNews) - Con il sostegno di forze alleate sul campo, l’esercito siriano “ha preso l’iniziativa” e “sta liberando diverse aree dai gruppi armati ribelli” nelle campagne attorno ad Aleppo. La gente “ha paura delle violenze, per questo lascia la zona in attesa di poter rientrare quando i combattimenti “saranno terminati”. In città, invece, “la situazione è più calma rispetto al passato, vi sono meno bombardamenti perché le forze sono impegnate su altri fronti e si avverte una sensazione di maggiore sicurezza”. È quanto riferisce ad AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, mons. Georges Abou Khazen, commentando l’offensiva in corso in questi giorni nelle zone periferiche della seconda città più importante della Siria, nel nord del Paese. “Non vi sono notizie precise - aggiunge il prelato - ma è evidente che l’esercito governativo stia avanzando sul terreno, e le persone per non essere colpite lasciano la zona in direzione delle campagne”. 

    Decine di migliaia di persone hanno abbandonato le case e le terre in seguito all’offensiva sferrata dalle forze governative siriane, sostenute dai raid aerei russi ed esperti militari iraniani. Oltre alla periferia sud di Aleppo, i combattimenti si concentrano nelle aree rurali a nord delle città di Homs e Hama, e nella provincia costiera di Latakia. Zaidoun al-Zoabi, capo della Union of Syrian Medical Relief Organisations, ha confermato alla Bbc che molti villaggi attorno alla città di Aleppo si sono svuotati; almeno 70mila persone avrebbero lasciato in tutta fretta le loro case, dirigendosi verso sud in aperta campagna.

    Intanto cresce la presenza sul campo dell’Iran e della Russia, il cui intervento ha contribuito a bloccare l’avanzata dei miliziani dello Stato islamico e dei gruppi estremisti - fra cui al Nusra, emanazione di al Qaeda in Siria - attivi sul terreno. Del resto a comandare l’offensiva su Aleppo vi sarebbe il generale di brigata iraniano Qasem Soleimani, leader delle Forze di al-Quds, che coordina le operazioni delle milizie sciite provenienti da tre Paesi diversi, fra cui Iraq e Libano (Hezbollah). 

    “L’intervento russo ha determinato una maggiore efficacia nella lotta ai miliziani dello Stato islamico - sottolinea mons. Georges Abou Khazen - perché i caccia colpiscono in pieno gli obiettivi, non fanno finta di colpire”. Il riferimento è all’operazione militare lanciata lo scorso anno da Stati Uniti e Paesi alleati che, secondo il giudizio del prelato, “di proposito non è stato efficace”.

    A questo si aggiunge la “legittimazione” data da Washington e Arabia Saudita a movimenti come al Nusra, che in realtà sono formati da “combattenti che per l’80% provengono dall’esterno, non sono siriani, e non hanno interesse a creare uno Stato davvero moderno e democratico”. “Ecco perché non bisogna guardare a loro come gruppi moderati interni di opposizione - chiarisce il prelato - e non è certo positivo che i sauditi, notizia di ieri, abbiano deciso di rifornire di nuove armi i miliziani di al Nusra per fronteggiare l’avanzata dell’esercito siriano. Ci vuole serietà nella lotta contro i gruppi estremisti". 

    “Ora - prosegue il prelato - è auspicabile la ripresa di un processo politico fra le parti in lotta in Siria. Accanto ai bombardamenti per colpire lo SI e gli altri gruppi jihadisti, serve anche un dialogo fra governo e gli oppositori, perché tutte le parti in gioco devono partecipare al processo politico. Sembra che Mosca si muova in questo senso, e anche noi [leader cristiani siriani e popolazione civile - ndr] lo speriamo”. 

    Il vicario apostolico di Aleppo dei Latini riferisce che “la gente comune che sta sotto il governo oggi è più ottimista e vede con favore gli ultimi sviluppi, si avverte un clima di rinnovata, seppur cauta speranza per il futuro, vi è maggiore calma”. Questo, aggiunge, “facilita il nostro lavoro di incoraggiare le persone” unito al fatto che “la corrente è tornata almeno per un’ora al giorno, l’acqua viene distribuita più giorni a settimana, mentre restano altri problemi fra cui la disoccupazione diffusa”.

    Infine, egli vuole sottolineare “l’importanza del sostegno di papa Francesco” che anche nei giorni scorsi ha rinnovato gli appelli alla pace in Medio oriente. “La popolazione - conclude mons. Georges - avverte la vicinanza del pontefice, non solo i cristiani ma anche gli stessi musulmani. Difatti quando qualcuno di noi [vescovi o sacerdoti di Aleppo] va a Roma, cristiani e musulmani ci chiedono sempre di ringraziare papa Francesco per quello che fa, che rappresenta una spinta in avanti verso un futuro di pace e convivenza”. (DS)

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