22/05/2019, 11.29
INDONESIA
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Violenze a Jakarta: la polizia smentisce le morti e denuncia ‘azioni premeditate’

di Mathias Hariyadi

Ieri nel centro della capitale si sono svolte due dimostrazioni principali: una finita in modo pacifico, l’altra con scontri. Le forze di sicurezza hanno arrestato 58 individui, sospettati di essere i provocatori dei tumulti. I rivoltosi non sono originari di Jakarta, bensì della province di Banten, Central Java e West Java. Le forze dell'ordine mettono in guarda da 'fake news'.

Jakarta (AsiaNews) – La polizia indonesiana smentisce che vi siano vittime tra i manifestanti che alle prime ore dell’alba hanno preso parte a violente proteste nel centro di Jakarta. Social media ed il governatore di Jakarta, Anies Baswedan, questa mattina riportavano che il bilancio dei disordini era di sei morti ed oltre 200 feriti. Secondo le forze di sicurezza, gli scontri erano premeditati e messi in atto da persone non del luogo: il loro preciso obiettivo era “istigare la popolazione alla violenza e creare disordini sociali”, l’indomani dell’ufficialità della vittoria del presidente Joko Widodo nelle elezioni di aprile. Lo afferma l’ispettore generale Muhammad Iqbal, portavoce della Polizia nazionale. L’alto ufficiale dichiara che le forze di sicurezza hanno “posto in stato di fermo 58 individui, sospettati di essere i provocatori dei tumulti”.

Sostenuta da islamisti e formazioni conservatrici, l’opposizione si rifiuta di riconoscere la sconfitta denunciando brogli e irregolarità nel voto. Nei giorni scorsi, Subianto ed il suo entourage avevano più volte invitato gli elettori a manifestare il loro dissenso, sollevando i timori delle autorità.

Nel centro di Jakarta ieri si sono svolte due dimostrazioni principali, la prima delle quali a mezzogiorno presso il quartier generale dell’Agenzia di controllo elettorale (Bawaslu), lungo Thamrin Boulevard (foto 2-3). Decine di manifestanti hanno cercato di forzare il perimetro di sicurezza e il filo spinato posto dalle forze di polizia a protezione dell’edificio. La protesta si è tuttavia conclusa in modo pacifico con l’interruzione del digiuno di Ramadan. Agenti e contestatori hanno pregato insieme le tarawih [preghiere del mese sacro] fino alle nove di sera, quando la polizia ha ordinato alla folla di disperdersi. I manifestanti sollecitavano un intervento della Bawaslu sulle presunte irregolarità nelle operazioni di voto, ma l’organismo di controllo ha ignorato la richiesta.

Gli scontri più violenti si sono verificati a distanza di due-tre chilometri dalla sede dell’Agenzia. Una folla non meglio identificata è scesa in strada in tre diverse località del centro di Jakarta: Petamburan, Wahid Hasyim Street ed il mercato di Tanah Abang. Tra i manifestanti vi era un gruppo di circa 200 persone armate di pietre e bastoni. Queste si sono scontrate con la polizia a notte fonda, quando hanno dato il via ad una fitta sassaiola ed incendiato alcune auto. “Intorno alle tre di notte, gli agenti hanno cercato di riportare la calma presso Tanah Abang, ma altre persone creavano disordini in differenti zone della città”, afferma il gen. Iqbal.

Gran parte dell’opinione pubblica condivide la tesi secondo cui le violenze erano orchestrate per incolpare il personale di sicurezza ed innescare il malcontento nei confronti del governo. Ad alimentare i sospetti vi sono alcune indiscrezioni circolate su internet e definite “fake news” dalla polizia. Una di queste è la morte di sei persone negli scontri. Un’altra è il pestaggio, per mano di poliziotti e militari, di un religioso islamico che si era rifugiato in una moschea. “Dalle ricerche effettuate – prosegue il gen. Iqbal – emerge che i rivoltosi non sono originari di Jakarta, bensì della province di Banten, Central Java e West Java”. Secondo la polizia, essi sono stati ingaggiati da alcuni “intermediari”. Nelle perquisizioni, gli agenti hanno rinvenuto buste contenenti 300mila rupie (25 dollari Usa). “Per strada vi era persino l’autoambulanza di un certo partito politico di West Java, contenente pietre ed altri materiali”, conclude.

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