16/12/2015, 00.00
CINA
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Xi Jinping: Nella lotta al terrorismo, il governo deve controllare internet (sempre di più)

di Wang Zhicheng
Il presidente cinese vuole un trattato internazionale che garantisca ad ogni governo di gestire in modo autonomo e con leggi proprie il flusso di informazioni su internet. Sotto Xi la censura cinese si è accresciuta: la Cina al terzultimo posto, seguita da Cuba e Iran. Oscurati almeno 5mila siti. Per la cyberpolizia cinese AsiaNews “non esiste”.

Wuzhen (AsiaNews/Agenzie) – Per il presidente cinese Xi Jinping la lotta universale contro il terrorismo passa attraverso il controllo di internet Paese per Paese, lasciando ad ogni governo “sovranità sul cyberspazio”, senza interferenze. È quanto emerso dal discorso che Xi ha pronunciato alla Conferenza mondiale su internet in corso a Wuzhen (Zhejiang), che vede raccolti rappresentanti di diversi Paesi e di molte compagnie dell’Information Technology.

Xi ha detto di essere a favore di un trattato internazionale contro il terrorismo della rete, di voler combattere i crimini via internet, lo spionaggio, il riciclo di denaro, il gioco d’azzardo, ma ha anche detto che la Cina vuole aumentare ancora di più il controllo sulla rete, rivendicando una “cyber-sovranità” sullo spazio virtuale.

“Non ci deve essere alcuna egemonia su internet. Nessuna interferenza negli affari interni di un altro Paese. Nessun impegno nel tollerare o sostenere attività su internet che danneggino la sicurezza nazionale di un’altra nazione”. “Il mondo – ha aggiunto – deve trovare un equilibrio fra l’ordine e la libertà di espressione”.

Secondo varie organizzazioni non governative, l’appello di Xi Jinping è un tentativo per azzerare ogni libertà nel flusso delle informazioni. La Cina ha già un corpo speciale di polizia per il controllo delle informazioni sul web e un potente Firewall per filtrare i contenuti da siti non cinesi. Inoltre almeno 5mila siti stranieri e cinesi sono oscurati (fra cui AsiaNews. Anzi: nella ricerca su AsiaNews appare il messaggio: “Sito non esistente”!).

Con l’avvento di Xi Jinping i controlli si sono accresciuti. In una classifica sulla libertà su internet in 60 Paesi, l’organizzazione Freedom House mette la Cina al 58mo posto, prima di Cuba e Iran. Pechino si difende dicendo che il suo controllo serve a frenare le violenze e la pronografia, ma in realtà viene oscurato e cancellato ogni contenuto che critica il Partito comunista cinese o che potrebbe influenzare la “stabilità sociale”. In più decine di blogger e scrittori sono in prigione per aver postato contenuti ritenuti "pericolosi".

Rimane il fatto che la Cina è una grande potenza economica anche su internet: nel Paese vi sono 668milioni di internauti, dei quali almeno 594 milioni vanno online usando i loro cellulari. Si calcola che in media ogni cinese passi almeno 2,5 ore al giorno a giocare con il suo cellulare.

Finora gruppi come Google, Facebook e Twitter hanno rifiutato di sottomettersi alle regole di censura di Pechino e per questo sono inutilizzabili in Cina. Il timore di molti attivisti è che la voglia di saltare sul mercato più vasto del mondo possa far cadere gli ultimi scrupoli morali.

A Wuzhen sono stati distribuiti speciali telefonini: i giornalisti stranieri, con un tasto e una password riescono a collegarsi anche ai siti proibiti; per i giornalisti cinesi è la censura solita.

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