09/09/2020, 09.01
STATI UNITI-CINA
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Xinjiang: Washington vieterà le importazioni di beni prodotti dal lavoro forzato

Per il governo Usa, le autorità locali sfruttano gli internati uiguri per produrre cotone e pomodori. Secondo l’Onu, oltre un milione di uiguri sono detenuti in modo arbitrario in campi di internamento. Critiche alla Disney per aver girato parte del film “Mulan” nella regione autonoma cinese.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Con l’accusa di essere prodotti grazie al lavoro forzato, gli Stati Uniti bloccheranno le importazioni di cotone e pomodori – due tra i principali beni di esportazione per la Cina – dallo Xinjiang. Lo ha rivelato ieri alla Reuters Brenda Smith, alta dirigente dell’Agenzia Usa per la protezione dei confini e delle dogane.

Smith ha spiegato che il suo ufficio sta ultimando il testo di un provvedimento che autorizzerà le autorità doganali a bloccare l’ingresso nel Paese di prodotti esteri che sono sospettati di derivare dal lavoro forzato. Un’indagine è ancora in corso, ma Washington ritiene che cotone e pomodori nello Xinjiang siano raccolti da “internati” uiguri.

Secondo dati degli esperti, confermati dalle Nazioni Unite, oltre un milione di uiguri (su una popolazione di quasi 10 milioni) e altre minoranze turcofone di fede islamica sono detenuti in modo arbitrario nello Xinjiang, che la locale popolazione chiama “Turkestan orientale”.

Attivisti per i diritti umani e molti governi, tra cui Stati Uniti e Unione europea, descrivono i centri di detenzione come veri e propri campi di internamento. Per Pechino si tratta di istituti educativi per combattere il terrorismo, il separatismo e l’estremismo islamico.

Il divieto di importazione annunciato da Washington avrà un certo impatto sui consumatori Usa. La Cina produce il 20% del cotone mondiale, la maggior parte nello Xinjiang. Come per la guerra dei dazi, l’amministrazione Trump non sembra curarsene. A causa degli abusi contro gli uiguri, essa ha già invitato le imprese Usa a tagliare i legami con i loro fornitori nello Xinjiang. Nike e Apple, che hanno forti interessi nella regione autonoma cinese, hanno aperto un’indagine sull’impiego di lavoratori uiguri e di altre minoranze locali.

Anche la Disney è finita nel mirino della critica. Il colosso Usa dell’animazione ha girato alcune scene del film “Mulan” nello Xinjiang, ringraziando le autorità locali e il Partito comunista cinese per l’aiuto fornito. Alcuni attivisti hanno fatto notare che la Disney ha ringraziato l’Ufficio per la sicurezza di Turpan, città dove è stata documentata l’esistenza di molti campi di internamento. Nel frattempo, sul web si moltiplicano gli inviti a boicottare la pellicola cinematografica.

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