06/04/2021, 11.50
MYANMAR
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Yangon, sciopero delle uova (di Pasqua). L’Asean si muove (forse)

di Francis Khoo Thwe

Manifestazioni con uova dipinte o con scritte pro-democrazia. Vi hanno partecipato cristiani, musulmani, indù, buddisti, membri delle varie etnie in una dimostrazione di unità contro il colpo di Stato militare. Una persona uccisa ieri a Sagaing. Fino ad ora i militari hanno ucciso almeno 564 persone. Ditta tedesca si rifiuta di stampare banconote per la giunta. Il Brunei – alla presidenza dell’Asean – propone un incontro sulla situazione del Myanmar. Vi è l’appoggio di Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore.

Yangon (AsiaNews) – In diverse città del Paese, il giorno di Pasqua si è attuato il cosiddetto “sciopero delle uova”, mentre la comunità internazionale – e soprattutto l’Asean – cerca di trovare delle vie per disinnescare la tensione in Myanmar.

Il 4 aprile, i manifestanti hanno marciato salutando con le tre dita alzate, con un uovo dipinto in mano; altri li hanno deposti in fila sulla strada; altri hanno distribuito ai passanti uova con scritte pro-democrazia. Soprattutto in città come Yangon e Mandalay, alla manifestazione “pasquale” hanno partecipato cristiani, musulmani, indù, buddisti, membri delle varie etnie in una dimostrazione di unità contro il colpo di Stato militare.

Ieri le manifestazioni di dissenso sono state caratterizzate dagli applausi. Il gesto, come si spiega su Facebook, vuole onorare “i gruppi etnici armati e i giovani della generazione Z che stanno combattendo per la rivoluzione”.

Nella regione centrale di Sagaing una persona è stata uccisa dalle forze di sicurezza che cercavano di disperdere la protesta. Secondo le organizzazioni locali, fino ad ora i militari hanno ucciso almeno 564 persone.

Le continue manifestazioni e l’unità fra i gruppi stanno spingendo diverse compagnie internazionali a tagliare ogni contratto economico con la giunta. È di questi giorni la decisione di una ditta tedesca, la Giesecke-Devrient, di interrompere l’impegno di stampare le banconote per il Paese. Altre compagnie in Giappone e Corea del Sud hanno fatto altrettanto.

Il governo di Seoul è fra i più critici del regime della giunta. Il presidente Moon Jae-in ha chiesto in modo ripetuto che finisca “l’uso della violenza contro il popolo del Myanmar”. Il parlamento di Seoul e molti governatori nella parabola del Myanmar vedono il percorso intrapreso dalla Corea del Sud, dalla dittatura militare alla democrazia, non senza lotte e scontri fra la popolazione indifesa e le forze armate.

L’Asean (Associazione delle nazioni del sudest asiatico) ha finora esortato solo per la fine delle violenze, seguendo il principio di non intervento negli affari interni di un Paese-socio. Ma con la crescita delle tensioni, quanto succede in Myanmar rischia di travolgere anche i Paesi attorno, suscitando la domanda sulla democrazia – diversi Paesi dell’Asean sono delle dittature militari o quasi – e riversando ai loro confini migliaia di profughi birmani.

Per queste ragioni, il Brunei – attuale presidente Asean – ha proposto un incontro dell’Associazione per discutere la situazione del Myanmar. Il raduno dovrebbe tenersi a Jakarta. Malaysia, Indonesia e Filippine sostengono l’incontro, come pure Singapore. Ma finora non è stata comunicata alcuna data.

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