04/03/2011, 00.00
YEMEN-BAHRAIN–A. SAUDITA
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Yemen: due morti nelle proteste contro il governo. Anche Bahrain e Arabia saudita in fermento

Non si placa la richiesta di riforme sociali e democrazia in tutta l’area del Golfo. In Bahrain si apre uno spiraglio di dialogo fra l’opposizione e il sovrano sunnita. In Arabia saudita proclamate due “giornate delle rabbia” per l’11 e il 20 marzo. L’esercito spara sui manifestanti nel nord dello Yemen.

Semla (AsiaNews/Agenzie) - Due manifestanti sono stati uccisi e altri nove feriti dai soldati a Semla, a 170 km dalla capitale yemenita Sanaa, nel nord dello Yemen, oggi durante una manifestazione per le riforme. Ma in molti Paesi del Golfo è in fermento il fronte delle manifestazioni seguite alla “rivolta dei gelsomini” in Egitto e Tunisia. Manifestanti di tutte le età hanno occupato di nuovo piazza delle Perle a Manama, in Bahrain, in quello che è il 18mo giorno di protesta, mentre in Arabia saudita si è svolta una manifestazione della minoranza sciita nella provincia orientale di Al Ishaa. Solo Abu Dhabi e il Qatar sembrano per il momento risparmiati dall’onda dei “gelsomini”, con conseguenze molto positive per le economie di entrambi.

In Arabia saudita sono stati lanciati appelli Internet per una "marcia della rabbia" prevista in due date diverse, l’11 e il 20 marzo, se nel frattempo non verranno approvate riforme sociali e politiche sostanziali. Oggi centinaia di manifestanti hanno sfilato nella piccolo città di Awwamiya, vicino al centro sciita di Qatif, sulla costa, in una zona ricca di giacimenti petroliferi. I dimostranti chiedevano la liberazione di esponenti sciiti arrestati e tenuti in prigione da molto tempo senza processo. In Bahrain oggi è in atto un grande raduno antigovernativo, mentre ieri si sono fronteggiate, in maniera pacifica, due dimostrazioni, pro e contro il governo sunnita del Paese a maggioranza sciita. I sostenitori della dinastia Al Khalifa, a cui appartengono sia il re che il Primo ministro si sono riuniti davanti alla moschea Al Fateh. In precedenza migliaia di attivisti anti-governo si erano radunati di fronte al ministero dell’Interno, chiedendo le dimissioni del governo, e gridando slogan come: “Nessun dialogo con gli assassini”.

  Dall’inizio delle proteste sette persone sono rimaste uccise negli scontri con le forze di sicurezza. Ma i leader dell’opposizione sciita hanno affermato di accettare un dialogo con il re. Abdul Jalil Khalil, uno dei leader di Al Wefaq, il cartello dell’opposizione, ha confermato di accettare l’invito al dialogo offerto dal principe ereditario. Ma solo nel caso che sia tratti di “un dialogo significativo, non di una visita di cortesia”.
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