02/02/2018, 12.23
INDONESIA

Yogyakarta, radicali islamici contro le opere di carità della parrocchia

di Mathias Hariyadi

Esse consistono nel dono di beni di prima necessità e check-up medici gratuiti. Gli estremisti non intendono consentirne lo svolgimento in aree dove la maggioranza della popolazione è musulmana. Minacciosi raduni di protesta e blocchi a Banguntapan e Jaranan. Avvocato cattolico: “È persecuzione pubblica”.

Jakarta (AsiaNews) – “Sono operazioni di proselitismo sotto copertura”. A Banguntapan, sobborgo di Yogyakarta (Central Java), gruppi di fondamentalisti islamici disturbano e protestano contro le opere di carità organizzate dalla comunità cattolica di St. Paul’s Pringgolayan, per celebrare l’elevazione della chiesa a nuova parrocchia della reggenza di Bantul. Lo scorso 27 dicembre, mons. Robertus Rubiyatmoko, arcivescovo di Semarang, ha officiato la cerimonia per l’istituzione della neonata circoscrizione ecclesiastica (foto 2).

La presenza cattolica nel villaggio alla periferia di Yogyakarta risale al 1974, quando le messe venivano ancora celebrate da un sacerdote della parrocchia centrale di St. Joseph’s Bintaran, nelle case di fedeli come il sig. Sukirdjo e Francis Xavier Sardjono. Nel 1979, con il pieno sostegno del defunto card. Justinus Darmojuwono, all’epoca arcivescovo di Semarang, l'amministratore della chiesa di Bintaran comprò un terreno. Tra il 1980 ed il 1983, la comunità cattolica si impegnò in una grande raccolta fondi che portò alla costruzione di una prima semplice cappella, inaugurata il 25 gennaio 1986. I progetti di ampliamento del complesso sono stati rallentati dal grave terremoto che ha colpito l’area di Yogyakarta nel 2006. Nel corso degli anni successivi i lavori sono ripresi e lo scorso dicembre la comunità locale ha visto nascere la sua parrocchia (foto 3-4).

Per festeggiare l’evento, i cattolici di Banguntapan hanno dato vita a diverse iniziative benefiche rivolte ai villaggi circostanti. Queste opere di carità rappresentano l'impegno e la compassione che la Chiesa rivolge alle persone locali più sfortunate. Esse consistono nel dono di beni di prima necessità e check-up medici gratuiti. Tuttavia, queste attività hanno incontrato la ferma opposizione di alcuni gruppi di estremisti islamici, che non intendono consentirne lo svolgimento in aree dove la maggioranza della popolazione è musulmana.

A Banguntapan, lo scorso 28 gennaio i fondamentalisti hanno organizzato manifestazioni di protesta (foto 1) per impedire l’accesso dei cattolici ai luoghi stabiliti per le loro iniziative. Minacciosi raduni sono stati tenuti anche a Jaranan, dove erano previsti altri progetti benefici. Gli estremisti islamici accusano i cattolici di condurre “operazioni sotto copertura” per fare proselitismo nei villaggi musulmani. Il gruppo islamista locale Darrohman, appartenente al Front Jihad Islam (Fji), intima di condurre tali opere di beneficenza all’interno della struttura parrocchiale, e non nei complessi residenziali. Al fine di alleviare la tensione, il parroco di St. Paul, p. Ariawan, è stato costretto a cancellare tutte le iniziative.

Intervistati da AsiaNews, gli avvocati nazionalisti della National Bhinneka Tunggal Ika Lawyer Association di Yogyakarta criticano con forza l’operato degli islamisti, definendo gli incidenti una “pubblica persecuzione” nei confronti di cittadini indonesiani, basata su “false assunzioni”. Agnes Dwi Rusjiyati, avvocato cattolico e presidente dell’Associazione, dichiara: “La persecuzione è un grave crimine che provoca prepotenze, dispiaceri e preoccupazioni tra le persone. Inoltre, essa costituisce una seria violazione del diritto internazionale”. “I dimostranti non hanno alcuna prova che sostenga le loro accuse di proselitismo, che sono prive di fondamento”, conclude l’avvocato, che invita le autorità a perseguire chiunque abbia preso parte agli episodi di violenza.

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