02/08/2022, 12.11
FILIPPINE
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'Guerra alla droga', Marcos Jr: no alla giurisdizione della Corte penale internazionale

di Stefano Vecchia

La decisione arriva dopo la ripresa delle indagini da parte del tribunale con sede all'Aja. Nel 2019 Rodrigo Duterte aveva disconosciuto la legittimità della Corte e aveva chiesto la sospensione dell'inchiesta internazionale per condurla in maniera indipendente sul piano interno.

Manila (AsiaNews) - Le Filippine non faranno più parte dei Paesi firmatari dello Statuto di Roma, trattato in vigore dal luglio 2002 e ratificato dal governo filippino il 30 agosto 2011, che riconosce la giurisdizione della Corte penale internazionale (Icc) con sede all’Aja.

La decisione comunicata oggi dal presidente Ferdinand Marcos Jr. chiude le porte a un riavvicinamento tra leadership filippina e l’organismo internazionale a cui aderiscono 123 Paesi. Soprattutto renderà più complesso il lavoro del tribunale nell’individuare ed eventualmente punire secondo il diritto internazionale le azioni repressive e illegali del predecessore di Marcos, Rodrigo Duterte, che ha lasciato l’incarico il 30 giugno di quest’anno.

Sotto accusa è la “guerra alla droga”, principale promessa della campagna elettorale e sicuramente il lascito più riconoscibile dell’ex presidente, che secondo la polizia filippina ha portato all’uccisione di 6mila spacciatori e tossicodipendenti.

Ma per le fonti d’informazione e le organizzazioni per la tutela dei diritti umani potrebbero essere oltre 12mila gli individui uccisi tramite esecuzioni extragiudiziali, con cui sono stati colpiti anche oppositori politici e attivisti che non avevano alcun rapporto con lo spaccio di stupefacenti.

Secondo Human Rights Watch, la polizia sarebbe direttamente responsabile di 2.500 uccisioni condotte durante le operazioni di controllo o arresto e godendo quindi dell’immunità.

Nel 2019, dopo la formalizzazione da parte della Corte dell’avvio di indagini sui crimini commessi durante l’amministrazione Duterte, il governo ha deciso di non riconoscerne più la giurisdizione.

La decisione di Marcos Jr è arrivata dopo che il procuratore capo dell’Icc, Karim Khan, ha annunciato la ripresa delle indagini sospese a novembre 2021 su richiesta di Manila. Il governo filippino aveva assicurato di poter procedere con in maniera indipendente sul piano interno.

Il presidente filippino, dando l’annuncio della conferma del disconoscimento della giurisdizione internazionale, ha sottolineato l’inutilità di un coinvolgimento esterno negli affari interni del Paese.

Il braccio di ferro sulla giurisdizione sembra destinato a protrarsi, come ha specificato di recente l’ex procuratrice capo del tribunale, la gambiana Fatou Bensouda, che in riferimento alla guerra alla droga di Duterte ha parlato di “crimini contro l’umanità”. È probabile che la Corte deciderà di indagare comunque sulle atrocità commesse nelle Filippine tra il primo luglio 2016 e marzo 2019, il periodo di tempo che va dall’ingresso in carica di Duterte al ritiro del Paese dalla giurisdizione dell’Icc.

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