'Il mio Battesimo per portare anche agli altri la pace di Dio'
In tante comunità cattoliche dell'Asia nella veglia pasquale si celebra il sacramento dell'iniziazioen cristiana degli adulti. La testimonianza di Iwane Toshiya, pubblicata dal sito dei cattolici giapponesi. L'incontro con la comunità cattolica attraverso la moglie e le domande delle figlie. "A poco a poco ho sentito che parole sorprendenti come quelle delel Beatitudini entravano nella mia vita quotidiana".
Tokyo (AsiaNews) - In tutta l'Asia, come in tante altre parti del mondo, la notte di Pasqua è il momento del battesimo degli adulti che attraverso il percorso del catecumenato si sono preparati a ricevere i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Al fonte battesimale arrivano tante storie di persone, che attraverso le strade più diverse, hanno incontrato Gesù nella loro vita. Come esempio significativo pubblichiamo in una nostra traduzione un racconto pubblicato in queste settimane da cj-news.org, il sito della comunità cattolica giapponese. È la storia di Iwane Toshiya (39 anni), graphic designer residente nella città di Kikuchi, nella prefettura di Kumamoto. Sposatosi nel 2013 con Nozomi (38 anni), credente cattolica, e padre di tre figli, il signor Iwane è stato guidato al battesimo attraverso due momenti decisivi.
La malattia come occasione per partecipare alla Messa
La famiglia di Iwane è composta da cinque persone: insieme a lui la moglie Nozomi, cattolica, la figlia maggiore Haru (quinta elementare), la secondogenita Natsuki (seconda elementare) e il figlio minore Akira (1 anno e 4 mesi). Anche i bambini hanno ricevuto il battesimo cattolico.
Il primo punto di svolta per lui è stato quando ha preso un’aspettativa dal lavoro. Iwane aveva studiato pedagogia all’università e, dopo la laurea, lavorava per una ong che offriva ai bambini attività educative attraverso lo spor. Nel 2020, però, a causa di problemi di salute, ha dovuto interrompere il lavoro per un anno e mezzo.
Fino ad allora, lavorando anche nei giorni festivi, non riusciva a partecipare alla Messa domenicale. Dopo l’inizio del congedo, anche grazie alla domanda dei figli - “Perché papà non va a Messa?” - ha iniziato a partecipare alla Messa nella chiesa di Kikuchi insieme a tutta la famiglia. Ricorda così quel periodo: “Fino ad allora il cattolicesimo per me era qualcosa da ‘studiare’, ma poco a poco ho sentito che penetrava nella mia vita quotidiana”.
Partecipando alla Messa e ascoltando le omelie del parroco, padre Silvano Da Roit (un missionario Saveriano italiano), ha cominciato ad accorgersi di trovare di volta in volta sollievo ai suoi problemi. “Esistono molti libri di auto-aiuto e di filosofia sulla felicità, ma anche leggendoli non mi convincevano. Nelle ‘Beatitudini’ del Discorso della Montagna (Matteo 5–7; Luca 6), si dice che sono beati i poveri e i perseguitati: cose che normalmente si considerano sofferenze vengono definite ‘felicità’. All’inizio tutto questo mi ha sorpreso molto, ma ora sento che è davvero così, e sono convinto che la vera felicità si trovi proprio lì”.
Una persona inviata a portare la pace di Dio
Il secondo punto di svolta per Iwane è stato ripensare al proprio modo di vivere, mentre affrontava problemi di salute e il periodo di inattività lavorativa.
Cresciuto nel distretto di Kyokushi, nella città di Kikuchi, Iwane non ha mai lasciato la prefettura di Kumamoto né per studiare né per lavorare. Entrambi i suoi nonni, paterno e materno, avevano ricoperto ruoli importanti nella comunità locale, e i suoi genitori erano insegnanti. Essendo il figlio maggiore, vedeva grandi aspettative da parte delle persone intorno a lui. Pur essendo grato per l’ambiente in cui era cresciuto, talvolta sentiva la pressione di dover essere “all’altezza”.
Fin da piccolo si era impeganto seriamente sia nello studio sia nello sport, e dopo il matrimonio e l’ingresso nel mondo del lavoro nutriva un forte senso del dovere: “Devo lavorare con impegno e mantenere la famiglia”, si diceva. Ma ripensando alla propria vita, ha riconosciuto di avere la tendenza a preoccuparsi troppo del giudizio degli altri. “Ho capito che questo modo di vivere è faticoso. Non voglio essere centrato su me stesso, ma diventare una persona che si sente inviata a trasmettere la pace di Dio”.
Sua moglie Nozomi non lo ha mai invitato esplicitamente a convertirsi fin dal matrimonio, ma lui provava una certa ammirazione per il modo di vivere di lei, sostenuto dalla fede cattolica. Così, nel settembre 2024, ha iniziato a frequentare un corso di catecumenato.
Gratitudine verso la comunità ecclesiale
Iwane esprime profonda gratitudine per il fatto che la sua famiglia sia stata accolta completamente dalla comunità della chiesa di Kikuchi.
Quando, dieci anni fa, la visitarono per la prima volta, erano l’unica famiglia con bambini piccoli. Oggi, invece, la comunità è composta per metà da giapponesi e per metà da stranieri, soprattutto vietnamiti. Ci sono anche due giovani famiglie vietnamite, e i bambini socializzano naturalmente tra loro, creando un ambiente vivace. “I bambini crescono dentro la chiesa. È un luogo in cui ci si sente a proprio agio.”
Ha deciso che il suo nome di battesimo sarà “San Francesco d’Assisi”. Desideroso di “operare per la pace del Signore”, il signor Iwane riceve il battesimo il 4 aprile, durante la veglia pasquale nella chiesa di Kikuchi.





