28/08/2022, 12.08
VATICANO
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Papa a L’Aquila: prego per le vittime delle alluvioni in Pakistan

Nel suo pellegrinaggio nella “capitale del perdono”, colpita nel 2009 da un devastante terremoto, la vicinanza di Francesco alla popolazione pachistana colpita dalle calamità naturali che hanno fatto oltre 1000 morti: “Sia pronta e generosa la solidarietà internazionale”.

L’Aquila (AsiaNews) – Chi sa che cosa vuol dire perdere tutto, custodisce il dono della misericordia e quello di comprendere la sofferenza degli altri. È il messaggio che papa Francesco ha voluto lanciare oggi nel suo pellegrinaggio a L’Aquila, la “capitale del perdono” per la Perdonanza celestiniana, la prima indulgenza plenaria della storia istituita da Celestino V nel 1294. E proprio da questa città italiana - colpita nel 2009 da un devastante terremoto - il pontefice ha voluto lanciare all’Angelus un forte appello per il Pakistan, dove da settimane le alluvioni seminano morte e distruzione. L’ultimo bilancio delle autorità pachistane parla di 1033 morti accertati dalla metà di giugno. Particolarmente colpita è la provincia del Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan, con aree completamente isolate, milioni di persone colpite e oltre 500mila persone già nei campi per gli sfollati.

“In questo luogo, che ha patito una dura calamità – ha detto papa Francesco dall’Aquila - voglio assicurare la mia vicinanza alle popolazioni del Pakistan colpite da alluvioni di proporzioni disastrose. Prego per le numerose vittime, per i feriti e gli sfollati, e perché sia pronta e generosa la solidarietà internazionale”.

Nell’omelia della Messa celebrata davanti alla basilica di Collemaggio papa Francesco si era soffermato sul senso del grande dono di Celestino V, che pur essendo ricordato nella storia per il gesto delle sue dimissioni ”non è stato l’uomo del ‘no’, è stato l’uomo del ‘sì’”. “È stato un testimone coraggioso del Vangelo – ha commentato - perché nessuna logica di potere lo ha potuto imprigionare e gestire. In lui noi ammiriamo una Chiesa libera dalle logiche mondane e pienamente testimone di quel nome di Dio che è Misericordia”.

Per Francesco non si può capire la misericordia se non si capisce la propria miseria. “È l’esperienza di sentirci accolti, rimessi in piedi, rafforzati, guariti, incoraggiati. Essere perdonati è sperimentare qui e ora ciò che più si avvicina alla risurrezione”. E citando la nebbia fitta incontrata alla mattina prima di atterrare ha detto: “Alla fine il pilota ha visto un piccolo buco ed è entrato lì: è riuscito, un maestro. E ho pensato alla miseria: succede lo stesso. Tante volte lì, guardando chi siamo, non vediamo niente. Ma a volte il Signore fa questo piccolo buco per potere entrare”.

“Voi avete sofferto molto a causa del terremoto – ha detto ancora il papa a L’Aquila - e come popolo state provando a rialzarvi e a rimettervi in piedi. Ma chi ha sofferto deve poter fare tesoro della propria sofferenza, deve comprendere che nel buio sperimentato gli è stato fatto anche il dono di capire il dolore degli altri. Voi potete custodire il dono della misericordia perché conoscete cosa significa perdere tutto, veder crollare ciò che si è costruito, lasciare ciò che vi era più caro, sentire lo strappo dell’assenza di chi si è amato. Voi potete custodire la misericordia perché avete fatto l’esperienza della miseria. In questa esperienza si può perdere tutto, ma si può anche imparare la vera umiltà. In tali circostanze ci si può lasciar incattivire dalla vita, oppure si può imparare la mitezza”.

Infine – commentando il brano di Vangelo proposto dalla liturgia di oggi (Lc 14,1.7-14) – ha ricordato che “il cristiano sa che la sua vita non è una carriera alla maniera di questo mondo, ma una carriera alla maniera di Cristo, che dirà di sé stesso di essere venuto per servire e non per essere servito. Finché non comprenderemo che la rivoluzione del Vangelo sta tutta in questo tipo di libertà, continueremo ad assistere a guerre, violenze e ingiustizie, che altro non sono che il sintomo esterno di una mancanza di libertà interiore”. La materna intercessione di Maria – ha concluso – “ottenga per il mondo intero il perdono e la pace. La consapevolezza della propria miseria e la bellezza della misericordia”.

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