15/01/2026, 09.01
RUSSIA-LITUANIA
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A Vilnius 35 anni fa l'inizio della fine dell'Urss

di Vladimir Rozanskij

L'assalto al centro televisivo del gennaio 1991 rovinò definitivamente i piani della perestrojka, affibbiando anche a Gorbačëv la nomea di dittatore e persecutore della libertà dei popoli, affossandone la figura di riformatore. Dopo la Lituania, fu la volta della Lettonia e dell'Estonia con Eltsin stesso che firmò un appello all'Onu sull'inaccettabilità dell'ingerenza militare. Oggi questa conquista di libertà e civiltà rimane iun pallido ricordo.

Mosca (AsiaNews) - Ufficialmente l’Unione Sovietica è stata sciolta il 31 dicembre 1991 dal presidente russo Boris Eltsin, che mandò a casa il presidente sovietico Mikhail Gorbačëv. In realtà la prima data che segna la dissoluzione dell’impero sovietico è quella dell’11 marzo 1990, quando le autorità della Lituania dichiararono l’indipendenza del principale Paese baltico, la prima delle 15 repubbliche a uscire dall’Urss. A questo gesto di rottura seguirono dieci mesi di blocco energetico da parte di Mosca, finché il 10 gennaio 1991 le forze speciali del regime hanno assalito il centro televisivo di Vilnius, da dove si diffondevano appelli alla rivolta, rovinando definitivamente i piani della perestrojka e affibbiando anche a Gorbačëv la nomea di dittatore e persecutore della libertà dei popoli, affossandone la figura di riformatore.

Il giorno precedente all’azione di forza, Gorbačëv si era rivolto ai lituani con la pretesa di “ripristinare la validità della costituzione dell’Urss”, e quindi inviò l’esercito a bloccare tutte le vie di comunicazione ferroviarie e aeroportuali con la capitale lituana, escludendo anche le reti telefoniche. Presso il centro televisivo si erano radunati migliaia di cittadini, e in conseguenza dell’assalto morirono 15 persone, con oltre 900 feriti; invece di rafforzare il controllo di Mosca, l’azione non fece altro che affrettare la dissoluzione dell’Unione. Come ricorda lo scrittore e giornalista Mikhail Zygar nel suo recente libro “La parte oscura della Terra”, la notte dell’invasione del gruppo speciale Alfa a Vilnius faceva molto freddo, e i dimostranti erano stati distribuiti in modalità molto precise, davanti al parlamento e in altri luoghi strategici, con gli autobus di linea che giravano in continuazione a trasportare i cittadini da una parte all’altra della città.

Le testimonianze dei partecipanti affermano che “lo stato d’animo di tutti era molto eccitato e festoso, le persone portavano con sé i termos con il tè bollente e cibi caldi, era un banchetto comune della libertà condivisa che scioglieva nei cuori il gelo esterno dell’aria e della storia”. A mezzanotte molti tornarono a casa, e accendendo la televisione videro l’avviso dell’assalto sovietico con gli scoppi delle granate e le raffiche di mitra. Alcuni raccontano di aver pensato di diventare “fratelli del bosco”, come i lituani che dopo la fine della seconda guerra mondiale continuavano a nascondersi nelle foreste per continuare la lotta partigiana contro l’Urss. La presa del centro in diretta televisiva fu la peggiore immagine che Gorbačëv poteva attribuirsi, e gli avvenimenti notturni di Vilnius divennero la principale notizia mondiale il mattino dopo.

Alcuni protagonisti raccontano di aver tentato di telefonare al presidente dell’Urss durante la notte, ma Gorbačëv stava dormendo, mentre si ripeteva lo scenario di piazza Tiananmen a Pechino del 1989. In seguito lo stesso Gorbačëv riconobbe in seguito di essere rimasto ostaggio dell’esercito, che agiva autonomamente in reazione alle manifestazioni lituane di protesta dei mesi precedenti che gettavano fango e oltraggiavano proprio i soldati e le loro famiglie. Il risultato è che dopo questi eventi tutti si misero a maledire Gorbačëv: i lituani, l’esercito e i democratici in tutta la Russia.

Dopo la Lituania si cominciarono a disporre barricate per le strade di Riga, la capitale della Lettonia, dove pure l’esercito inviava i carri armati, mentre in Estonia sono gli stessi militari locali a minacciare il Cremlino di “chiudere ogni accesso alla repubblica”. Il capo dell’Armenia Ter-Petrosyan cercò di convincere Landsbergis, il suo omologo della Lituania, a “dialogare con i militari, come noi cerchiamo di fare da tre anni”. Le vicende nei Baltici sconvolgono tutti i cittadini dell’Urss e soprattutto creano il panico a Mosca, dove anche il neo-presidente repubblicano Boris Eltsin è incerto sul da farsi.

I capi delle repubbliche baltiche, Landsbergis, Burbulis e Rjuitel, decidono di incontrarsi a Tallinn, dove li raggiunge lo stesso Eltsin, e insieme firmano un appello all’Onu e ai popoli dell’Urss sulla inaccettabilità dell’ingerenza militare nelle questioni interne delle repubbliche sovrane, dove per la prima volta la Russia diventa soggetto attivo del diritto internazionale. 35 anni dopo, questa conquista di libertà e di civiltà rimane soltanto un pallido ricordo.

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