Addio a Joseph Francis, difensore della libertà religiosa in Pakistan
L'avvocato fondatore di CLAAS-UK ha dedicato oltre vent’anni alla difesa dei cristiani e delle minoranze religiose. Ha offerto assistenza legale alle vittime delle leggi sulla blasfemia, conversioni forzate e discriminazioni. Stimato a livello internazionale, lascia un’eredità fondamentale per la tutela dei diritti nel Paese.
Islamabad (AsiaNews) - In un giorno qualsiasi, Joseph Francis poteva trovarsi in un’aula di tribunale, in un modesto ufficio a incontrare famiglie in difficoltà, o in una chiamata internazionale a parlare della libertà religiosa in Pakistan. Per oltre vent’anni, il suo lavoro si è basato su un unico principio: la giustizia deve essere accessibile a tutte le persone, indipendentemente dal credo religioso. Con la sua dipartita, si piange un paladino dei diritti dei cristiani in Pakistan, voce autentica per la comunità, e l’umanità.
In qualità di fondatore e direttore nazionale del Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement (CLAAS-UK) - organizzazione cristiana contro la persecuzione religiosa - Francis ha dedicato la vita alla difesa delle persone accusate in base alle leggi sulla blasfemia. Così come alle vittime di conversioni forzate e a membri delle minoranze religiose che subiscono discriminazioni e violenze. In un Paese in cui casi del genere scatenano intense reazioni pubbliche e comportare rischi personali, il suo lavoro ha spesso richiesto competenze giuridiche e un coraggio eccezionale.
La sua organizzazione fornisce assistenza legale, sostegno di emergenza e difesa, sia a livello nazionale che internazionale. Nel corso degli anni, Francis ha coinvolto legislatori, leader della società civile e organismi globali per i diritti umani per gettare luce sul sistema che affligge le comunità minorizzate. Il suo approccio combina la cura del dialogo politico, con l’obiettivo non solo di difendere gli individui, ma anche di affrontare le disuguaglianze strutturali all’interno del quadro giuridico e sociale.
Il principale organismo pakistano per i diritti umani, Human Rights Commission of Pakistan (HRCP), ha espresso le proprie condoglianze elogiando la sua leadership. E sottolineando il suo impegno per l’uguaglianza e il servizio ininterrotto verso le comunità emarginate, che gli sono valsi riconoscimenti nazionali e internazionali, compresa una candidatura al prestigioso Premio Sakharov dell’Unione Europea. “La ferma convinzione di Francis nell’uguaglianza di cittadini e cittadine nella dignità umana sarà ricordata con profondo rispetto. Porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia, agli amici, ai colleghi e a tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo”, ha dichiarato HRCP.
Anche il noto attivista per i diritti umani Krishan Sharma, appartenente alla comunità indù, ha raccontato che negli anni ‘90, durante una conferenza a Lahore, incontrò un uomo coraggioso e profondamente compassionevole. Era proprio Joseph Francis. “Fin dal nostro primo incontro, la sua sincerità e gentilezza mi hanno lasciato un ricordo indelebile. Non era solo un oratore o un attivista, era un credente nelle persone. Attraverso la rinomata organizzazione CLAAS, lui e il suo team ci hanno fornito una formazione di base sulla tutela dei diritti umani. Per molti di noi è stato più di un semplice corso di formazione”, ha ricordato Sharma.
Nel 2003, quando venne detenuto per dieci lunghi mesi, fu Joseph Francis a contattare la sua famiglia. Rassicurando le persone care sul suo sostegno. “Ha scritto alle organizzazioni internazionali per mio conto, organizzando anche l’assistenza legale”, ha affermato Sharma. “In un momento in cui sarebbe stato più facile tacere, ha scelto la solidarietà. Quando avrebbe potuto prevalere la paura, ha scelto il coraggio. Non lo dimenticherò mai”, ha aggiunto.
La fecondità del suo lavoro è giunta a livello internazionale quando gli è stato conferito il titolo di Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico (MBE), un onore che riconosce i suoi servizi a favore di diritti umani e libertà religiosa. Tuttavia, chi lo conosce personalmente sostiene che non sono stati i premi a motivarlo, ma la radicata convinzione che le garanzie costituzionali e i diritti debbano tradursi in protezioni concrete.
Operare in un contesto delicato e spesso instabile come il Paksitan non è stato privo di difficoltà. Infatti, i difensori dei diritti umani che lavorano nel campo della libertà religiosa sono spesso oggetto di pressioni, critiche e problemi di sicurezza. Nonostante ciò, Francis ha mantenuto una posizione ferma, basata sui principi, a sostegno di riforma giuridica, giusto processo e parità di cittadinanza.
La sua personalità è spesso stata descritta come resiliente e composta. I suoi collaboratori sottolineano la sua capacità di mantenere la calma durante le crisi e la sua incrollabile attenzione alla giustizia. Allo stesso tempo, le vittime e le loro famiglie parlano della sua compassione, di un avvocato che ascolta prima di discutere e che comprende che la dignità è importante quanto la difesa legale.
Mentre il Pakistan continua a confrontarsi con dibattiti sulla tolleranza religiosa, le garanzie giuridiche e i diritti delle minoranze, Joseph Francis rimane una figura di spicco nel panorama dei diritti umani del Paese. Il suo percorso riflette sia la complessità della difesa della libertà di credo, sia la convinzione duratura che lo Stato di diritto, se applicato in modo imparziale, possa fungere da scudo per le persone vulnerabili. Per Francis, la missione era chiara: garantire che la giustizia non sia selettiva e che la promessa di pari diritti davanti alla legge si applichi a ogni persona.
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