25/08/2015, 00.00
VIETNAM
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Appena scarcerato, blogger vietnamita riapre il sito web di denuncia degli abusi governativi

Truong Duy Nhat continua il suo impegno civile mirato al controllo delle attività dei vertici comunisti di Hanoi. A dispetto dei due anni di carcere, non vuole “una vita tranquilla” ma rilancia l’impegno civile. Non ha cambiato nome al sito, ma ha spostato il server fuori dal Vietnam.

Hanoi (AsiaNews) - Come promesso nelle ore successive al rilascio di prigione, il 51enne blogger vietnamita Truong Duy Nhat ha già riaperto il proprio sito e continuerà il suo impegno civile mirato al “controllo delle attività e delle decisioni” prese della leadership comunista al potere. Il famoso attivista pro diritti umani è stato scarcerato nel maggio scorso dopo aver scontato due anni per violazione dell’articolo 258 del Codice penale che punisce “l’abuso delle libertà democratiche”; un reato che può costare in alcuni casi sino a sette anni di cella. Spesso Hanoi ha sfruttato questa norma - scritta in modo generico e usata per colpire le voci critiche - per incarcerare decine di attivisti, blogger, personalità che si battono per diritti umani e libertà religiosa nel Paese asiatico. 

Attivo all'interno del panorama dei media nazionali fino al 2011, egli è famoso per aver dato vita a un popolare blog dal titolo "Un punto di vista diverso” (Mot Cach Nhin Khac). I suoi scritti offrono una visione diversa rispetto alla stampa ufficiale, controllata dalle autorità, e per questo avrebbero scatenato “dibattiti improntati all’odio”.

Secondo le accuse, nel suo blog Nhat avrebbe pubblicato articoli “falsi e diffamatori” sui vertici del Partito comunista. Al momento del fermo il sito è stato oscurato e le autorità hanno bloccato ogni accesso. Nell'aprile del 2013 egli aveva pubblicato un articolo, in cui chiedeva alla leadership vietnamita di dimettersi in blocco, perché "è giunto il tempo per la nomina di un nuovo premier e di un nuovo segretario di Partito”.

Interpellato da Radio Free Asia (Rfa) l’attivista conferma di aver già rilanciato il suo blog e non si cura delle minacce subite il periodo trascorso in prigione. “Per prima cosa - afferma - voglio ribadire il fatto che sono un giornalista, e uno scrittore, per questo non posso ignorare quanto avviene nella società”. “Non sceglierò certo - aggiunge - una vita tranquilla solo perché sono stato in prigione”. 

Egli ha mantenuto lo stesso nome del sito, ma ha voluto cambiare host utilizzando un server al di fuori del Vietnam, per renderlo “più internazionale, stabile e facile da mantenere”. 

Da tempo in Vietnam è in atto una campagna durissima del governo contro dissidenti, blogger, leader religiosi (fra cui buddisti), attivisti cattolici o intere comunità come successo nel 2013 nella diocesi di Vinh, dove media e governo hanno promosso una campagna diffamatoria e attacchi mirati contro vescovo e fedeli. La repressione colpisce anche singoli individui, colpevoli di rivendicare il diritto alla libertà religiosa e al rispetto dei diritti civili dei cittadini.

Secondo il movimento attivista internazionale Human Rights Watch (Hrw) al momento vi sono fra i 150 e i 200 blogger e attivisti rinchiusi nelle carceri vietnamite, con la sola colpa di aver voluto esercitare (e difendere) diritti umani basilari.

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