19/02/2015, 00.00
SINGAPORE

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Arcivescovo di Singapore: Venerdì di digiuno e preghiera per la Nuova evangelizzazione

Mons. Goh ricorda l’esempio di Gesù, che si è “preparato al ministero” andando nel deserto e digiunando. Esso è necessario per “vincere un laicismo ostile” e l’attacco ai “valori universali” di “verità e amore”. L’astinenza dal cibo non è un rito se accompagnato da “misericordia e carità”.

Singapore (AsiaNews) - "Desidero invitarvi a digiunare con me, per il successo della Nuova evangelizzazione a Singapore. Perché la preghiera sia efficace, essa va accompagnata al digiuno. Lo abbiamo imparato da Gesù, il nostro modello nell'evangelizzazione, guardando come si è preparato al suo ministero: è andato nel deserto e ha digiunato per 40 giorni". È quanto sottolinea in una lettera pastorale per la Quaresima l'arcivescovo di Singapore, mons. William Goh Seng Chye, il quale invita la comunità "a un digiuno collettivo a pane e acqua ogni venerdì", per promuovere la Nuova evangelizzazione. Essa è la sola via per "vincere un laicismo ostile", contrario alle religioni, e il pensiero comune che spinge sempre più in direzione "dell'individualismo, del materialismo e del relativismo". Una deriva che causa la disgregazione delle fondamenta della società, colpendo al cuore "i valori universali dei diritti umani, basati su verità e amore". 

Rilanciando l'invito al digiuno quaresimale, il prelato ricorda che la preghiera "devota e fervente", sia singola che di gruppo, è "la chiave per la Nuova evangelizzazione" ed è per questo "assolutamente necessaria". La preghiera e il digiuno "rimuovono gli ostacoli alla missione" e sono di grande beneficio "per l'anima e per il corpo", perché "ci rendono disciplinati" e aiutano a vincere "le tentazioni della carne". 

Mons. Goh chiarisce che l'astinenza dal cibo e la preghiera non devono però essere solo "un atto rituale" o un gesto con secondi fini. "Dio non è interessato a un digiuno rituale che non porta frutti e non è fonte di carità verso i vicini" aggiunge l'arcivescovo di Singapore, secondo cui esso "non dà alcun risultato se non è innaffiato dalla misericordia e dalla carità".  

Attraverso il digiuno "dovremmo aprire i nostri cuori a Dio e andare nella direzione di una conversione continua" avverte il prelato. Ancor più importante, aggiunge, "il richiamo al digiuno per purificarci dai peccati, in particolare da quelli mortali derivanti dall'orgoglio, l'arroganza, la gelosia, l'ira e la lussuria". Egli esorta i fedeli a "digiunare assieme", perché "siamo deboli" e "possiamo cadere vittime delle tentazioni derivanti dal lassismo, dall'indulgenza e dai peccati". Al contrario, spiega, l'unità è fonte di "incoraggiamento e sostegno reciproco". 

Durante i venerdì di digiuno, l'arcivescovo della città-Stato invita a utilizzare il tempo del pranzo e della cena "per la preghiera individuale e l'adorazione eucaristica", per "partecipare alla messa" e ancora "pregare insieme in ufficio o a casa", condividendo la Buona Novella. "Vincere la fame fisica sarà molto più facile - avverte - se essa è accompagnata da una comunione cristiana di amore e dalla lettura di gruppo della parola di Dio". 

A Singapore i cattolici sono oltre 200mila, pari al 5% circa del totale della popolazione; fra le religioni, la più diffusa è il buddismo col 43%; seguono i cristiani col 18% del totale, islam 15%, induismo e taoismo 11 e 5%. La Chiesa locale vive una fase di crescita e dinamismo, che hanno portato alla recente apertura di un seminario teologico, definito una vera e propria "pietra miliare" per la comunità locale.

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