06/09/2008, 00.00
PAKISTAN
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Asif Ali Zardari è il nuovo presidente del Pakistan

Il leader del Pakistan People’s Party e vedovo dell’ex premier Benazir Bhutto ha sbaragliato la concorrenza. Fra le sfide più urgenti la lotta al terrorismo e la crisi economica. La tornata elettorale segnata da un attentato a Peshawar, nel quale sono morte 16 persone.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – Asif Ali Zardari è il nuovo presidente del Pakistan. Il leader e co-presidente del Pakistan People’s Party (Ppp), vedovo del ex premier Benazir Bhutto, prende il posto del dimissionario Pervez Musharraf che ha rimesso il mandato lo scorso 18 agosto per evitare la procedura di impeachment che pendeva a suo carico.

Zardari ha conquistato 493 preferenze (dati ancora da confermare) su un totale di 702 votanti, un margine ben più alto dei 352 voti necessari per conquistare la prima carica del Paese, staccando di gran lunga i suoi diretti avversari. Saeed Zaman Siddiqui appoggiato dall’ex premier Nawaz Sharif del Pakistan Muslim League-Nawaz (Pml-N) avrebbe ottenuto un parziale di 133 preferenze, mentre Mushahid Hussain, sostenuto dal Pakistan Muslim League-Quaid-e-Azam (PML-Q) dell’ex presidente Musharraf ha conquistato solo 44 voti.

Il totale di 702 votanti era suddiviso fra i 342 membri dell’Assemblea Nazionale (la Camera bassa), 100 dal Senato e 65 preferenze per ciascuna dalle quattro assemblee provinciali, nelle quali Zardari ha sbaragliato la concorrenza. Nella provincia di Sindh il neo-presidente ha trionfato aggiudicandosi tutti e 65 i voti disponibili; nella North West Frontier Province ha ottenuto 56 preferenze su 65 e nel Balochistan 59 su 65. Ininfluente il risultato della provincia del Punjab, roccaforte dell’ex premier Sharif, nella quale Zardari ha ottenuto solo 22 preferenze sui 65 votanti. Dei 426 voti disponibili in Parlamento egli ne ha conquistati 281.

I membri del Ppp hanno salutato il trionfo del loro candidato come “una vittoria della democrazia” nel Paese. Ora cominciano le sfide per il neo Capo di Stato, che gli esperti di politica internazionale definiscono “pro-occidente”, stretto alleato di Washington e strenuo sostenitore della guerra al terrore voluta dall’America. Egli dovrà destreggiarsi fra le pressioni che eserciteranno gli Stati Uniti nella guerra contro i talebani al confine fra Pakistan e Afghanistan, le richieste dell’esercito che è molto influente nella politica del Paese e il sentimento di anti-americanismo diffuso fra i pakistani, che vedono gli Usa come nemici dell’Islam.

Egli dovrà appianare anche le numerose resistenze interne e risolvere una crisi politica ed economica che si trascina da tempo in Pakistan: a fine agosto una nota del leader della Commissione pakistana per i diritti umani (Hrcp) sottolineava “l’inadeguatezza” di Zardari a ricoprire la carica di presidente e ne ricordava le “accuse per corruzione”, per le quali egli non è mai stato condannato. Una parte del Paese ironizza invece sulla repentina ascesa politica, che lo ha visto passare “da semplice consorte [dell’ex premier Benazir Bhutto, uccisa a fine dicembre 2007 in un attentato] a Capo di Stato” e sottolinea che dovrà darsi molto da fare “per migliorare la sua reputazione” minata da scandali e ombre del passato.

La tornata elettorale è stata infine segnata da nuove violenze: un’autobomba esplosa a un posto di blocco della polizia a Peshawar, nel Pakistan nord-occidentale, ha ucciso 16 perone ferendone altre 40. Un primo segnale di avvertimento per il neo-presidente, che proprio sulla lotta al terrorismo si gioca una delle principali carte per conquistare la fiducia del Paese. 

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