28/05/2016, 10.15
SIRIA
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Attacco a Raqqa. Daesh prepara la fuga nel deserto

Le forze kurde a 45 km dalla città. Abu Mohamad Al Adnani, portavoce dello Stato islamico, comincia a parlare di “perdita” e di “ritiro”. Soldati americani a sostegno dei kurdi irritano Ankara. Il progetto di un Kurdistan autonomo siriano.

Damasco (AsiaNews) – Proseguono i combattimenti a Raqqa fra le Forze democratiche siriane, appoggiate dagli Usa, e l’esercito Islamico dell’auto-proclamato “Califfato islamico” guidato dal portavoce di Daesh, Abu Mohamad Al Adnani.

Le cose stanno andando oltre le aspettative e le speranze di Daesh, come appare dalle parole del suo portavoce. Nel 2014, Abu Mohamad Al Adnani invitava i suoi seguaci a non accontentarsi di occupare Baghdad, Raqqa o Damasco, ma di radere al suolo Najaf e Karbala e sgozzare tutti gli iracheni “infedeli” sottolineando l’importanza di conquiste territoriali.

 Ora, nella sua ultima dichiarazione lo scorso 21 maggio, pubblicata dall’organizzazione Al Furkan (organo ufficiale di Daesh-Raqqa), ha detto che “le sconfitte di città o territori non sono sconfitte. Perdere Mosul, Sirte o Raqqa o perfino tutte le città e ritirarsi nel deserto non è una perdita”, bensi “uno slancio per avanzare oltre” e che “occupare le città e tenerle non fa parte degli obbiettivi di Daesh”.

Ciò fa pensare che i miliziani islamici stiano progettando di ritirarsi verso il deserto, abbandonando proprio “la capitale del Califfato”. Nelle scorse settimane avevano perfino emesso passaporti con la copertina nera per i cittadini del “Califfato”.

Le sconfitte di Daesh hanno irritato Ankara, che ha criticato con durezza “l’ipocrisia” americana nel combattere a fianco dei kurdi delle Forze Democratiche siriane contro Daesh, dopo che l’Afp ha pubblicato ieri alcune fotografie che ritraggono soldati statunitensi a fianco dei curdi siriani sul fronte terrestre (foto 2). Il Pentagono da parte sua ha rifiutato di commentare sulla veridicità delle foto pubblicate.

Sono molti a domandarsi se l’Isis non sia giunta alla fine nel nord della Siria. Ad accrescere questa percezione, vi è la dichiarazione di Gharib Hesso, rappresentante del Partito d’unione democratica  del Kurdistan in Iraq. All’Agenzia russa Novosti egli ha dichiarato che “la città di Raqqa farà parte, una volta liberata, dell’entità federale del Kurdistan autonomo siriano” che i kurdi si accingono a dichiarare nel nord della Siria.

Intanto proseguono i combattimenti terrestri, con copertura dal cielo dell’aviazione militare statunitense. Negli ultimi tre giorni vi sono stati oltre 20 raid nelle zone settentrionali di Raqqa, permettendo l’avanzata delle Forze kurde. Queste si muovono da tre direzioni; dalla postazione più avanzata raggiunta, esse si trovano a soli 45 km dal centro di Raqqa.

Da Mosca arrivano inviti al “coordinamento fra forze aeree russe ed americane per sostenere le forze che combattono i terroristi in Siria” ovvero l’esercito siriano. (PB)

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