30/03/2021, 13.57
THAILANDIA
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Bangkok: sempre più deboli le proteste dei giovani democratici

Gli arresti dei leader, le misure anti-Covid e le divisioni interne hanno ridotto il movimento giovanile anti-governativo. Le richieste di riforma della monarchia hanno spaventato le generazioni più mature. Politologo thai: Questo status quo “soffocante” è destinato a permanere.

Bangkok (AsiaNews) – Centinaia di manifestanti pro-democrazia hanno sfidato ieri i divieti della polizia e sono scesi in strada  per protestare contro il governo. Essi hanno chiesto la liberazione di un centinaio di attivisti, arrestati il giorno precedente per aver violato le misure sanitarie contro il coronavirus. Dopo i picchi dei mesi scorsi, con dimostrazioni che hanno raccolto decine di migliaia di persone, il movimento sta perdendo però d’intensità.

Da quasi un anno i giovani thai chiedono le dimissioni del premier “golpista” Prayuth Chan-ocha, il varo di una Costituzione democratica e la riforma della monarchia. Per fermare l’ondata di proteste, le autorità sono tornate a usare l’accusa di “lesa maestà”, incarcerando nove leader anti-governativi. L’attacco al sovrano è considerato un fatto epocale in Thailandia: egli è visto come una figura sacra, e le offese nei suoi confronti sono punite con il carcere fino a 15 anni.

Thitinan Pongsudhirak, direttore dell’Istituto di studi internazionali e sulla sicurezza dell’università Chulalongkorn, osserva che i raid contro i capi della protesta hanno demoralizzato la base: “È ancora in movimento, ma i numeri si sono assottigliati”. All’opposto, dichiara l’accademico Thai ad AsiaNews, le autorità hanno ripreso il controllo della situazione, reprimendo il più vigoroso movimento anti-establishment che il Paese abbia visto in decenni.

Prayuth è il primo bersaglio delle proteste. Ex comandante in capo dell’esercito, salito al potere nel 2014 con un golpe, egli guida dallo scorso anno un esecutivo civile. I suoi critici lo accusano di aver fatto approvare nel 2017 una Costituzione su misura e di aver truccato le elezioni che hanno decretato la fine formale della giunta militare.

Secondo Thitinan è difficile stabilire se i rivolgimenti dell’ultimo anno siano il primo round di un lungo combattimento, o se questo sia già finito. Egli spiega che il movimento di protesta ha iniziato a indebolirsi a dicembre, con l’arrivo della seconda ondata del Covid-19. La polizia ha usato infatti la pandemia per moltiplicare gli arresti dei manifestanti.

Le divisioni interne e l’incapacità di andare oltre le frange più giovani della società e coinvolgere la popolazione più matura hanno fatto poi il gioco del premier. Prayuth ha seguito una strategia d’attesa, lasciando che il movimento esaurisse la propria forza propulsiva. Per Thitinan, gli attacchi alla monarchia, i crescenti richiami di una parte dei manifestanti “all’utopia comunista” e le violenze commesse da gruppuscoli senza più una guida hanno restituito legittimità al governo.

Con un’agenda politica più contenuta, sostiene il politologo, la rivolta giovanile avrebbe avuto più successo. La generazione più anziana è infatti consapevole della necessità di riforme per combattere corruzione pubblica, stagnazione economica e deficit educativo. Nell’immediato futuro è prevedibile che in Thailandia permanga questo “soffocante” status quo, dice Thitinan, con l’attenzione della comunità internazionale rivolta più a quanto sta accadendo nel vicino Myanmar.

Le speranze del campo democratico sono riposte in quei gruppi giovanili, come la Milk Tea Alliance, che dal web cercano di mantenere viva una rete di protesta e azione con il coinvolgimento di attivisti thailandesi, birmani e di Hong Kong.

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