Belucistan, nove poliziotti uccisi. La Chiesa: 'Preghiamo per la pace'
Nuovo attacco armato contro un posto di blocco nel distretto di Ziarat: nove agenti e 15 presunti assalitori sono stati uccisi nelle operazioni di risposta. I sospetti ricadono sull'Esercito di liberazione del Belucistan. Le comunità cristiane locali esprimono vicinanza alle vittime e denunciano il clima di paura in cui vive la popolazione.
Quetta (AsiaNews) - Almeno nove agenti di polizia sono rimasti uccisi in un attacco contro un posto di blocco nel distretto di Ziarat, in Belucistan, nel sud-ovest del Pakistan. L’assalto, condotto da decine di uomini armati nella notte tra lunedì e martedì, è tra gli episodi più violenti degli ultimi mesi e conferma il peggioramento delle condizioni di sicurezza in una regione segnata da decenni di insurrezione separatista.
Secondo il portavoce del governo provinciale, Shahid Rind, i miliziani hanno attaccato il posto di blocco di Mangi con armi automatiche, in uno scontro a fuoco durato diverse ore e in cui otto poliziotti sono stati sequestrati. Le forze di sicurezza hanno poi lanciato un’operazione che ha permesso di liberarli. Le autorità hanno riferito che 15 assalitori sono stati uccisi durante le operazioni lanciate per riprendere la postazione.
Le comunità cristiane hanno espresso vicinanza alle vittime. Il pastore pentecostale Suleman Imtiaz, della città di Bannu, ha dichiarato che la sua congregazione continua a pregare “per la pace in Belucistan e per la protezione delle forze di sicurezza”, sottolineando come molti abitanti della provincia vivano ormai “nella paura e nell’incertezza”, incapaci di svolgere con serenità anche le attività quotidiane.
Nessun gruppo ha finora rivendicato l’attacco, ma i sospetti ricadono sull’Esercito di liberazione del Belucistan (BLA), principale organizzazione separatista armata della regione, che negli ultimi mesi ha intensificato gli attacchi contro forze di sicurezza, infrastrutture governative e progetti legati al corridoio economico tra Cina e Pakistan (CPEC). Solo pochi giorni fa il gruppo aveva rivendicato un attentato suicida contro un altro posto di sicurezza nella località costiera di Jiwani.
Il primo ministro Shehbaz Sharif ha condannato l’attacco definendo i poliziotti uccisi “martiri” e promettendo di proseguire la lotta contro il terrorismo: “Nessuno sarà autorizzato a compromettere la pace in Belucistan”, ha dichiarato.
Il ministro dell’Interno, Mohsin Naqvi, ha attribuito all’India, senza tuttavia presentare prove, una prassi consolidata nei rapporti tra i due vicini. Islamabad accusa da tempo Delhi di finanziare e armare i movimenti separatisti beluci, accuse che il governo indiano ha sempre respinto definendole infondate, e viceversa: l’India accusa il Pakistan di sostenere i gruppi separatisti del Kashmir, dove l’anno scorso, nell’attentato di Pahalgam, sono morti diversi turisti indiani.
Ma l’assalto al posto di blocco di Ziarat arriva anche pochi giorni dopo un’altra aggressione nei pressi di Quetta, in seguito alla quale numerosi residenti hanno chiesto maggiori misure di sicurezza. Il Belucistan è da oltre vent’anni teatro di un’insurrezione separatista alimentata da gruppi che denunciano lo sfruttamento delle risorse naturali da parte del governo centrale. Negli ultimi anni la violenza è aumentata anche contro i grandi investimenti cinesi nella provincia. Il porto di Gwadar e le infrastrutture del Corridoio economico Cina-Pakistan sono stati più volte presi di mira dai gruppi armati.
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