Bimkom: registrazione impossibile, da Netanyahu esproprio senza precedenti di terre palestinesi
L'associazione israeliana che si batte contro l'uso politico dell'urbanistica in Cisgiordania per strappare terre ai palestinesi spiega la malafede della norma che obbliga a comprovare le proprietà nell’Area C. In gioco il 58% dei terreni in un contesto dove non esisteva un catasto prima del 1967. Attivisti e ong parlano di “misura senza precedenti” dalla guerra dei Sei giorni. Michal Braier: sistema giuridico “discriminatorio”, esproprio “sistematico” per favorire le colonie.
Milano (AsiaNews) - Una misura senza precedenti dalla guerra dei Sei giorni del 1967, un esproprio massiccio di terre in Cisgiordania figlio di una politica di annessione incurante del diritto internazionale e degli stessi paletti fissati dall’alleato statunitense. Così l’ong israeliana Bimkom-Planning and Human Rights, formasta da urbanisti e architetti che si battono per la salvaguardia dei palestinesi sulle loro terre, commenta ad AsiaNews la nuova norma varata dal governo Netanyahu e denunciata in queste ore come una forma mascherata di annessioine. Una decisione che secondo Bimkom “inasprisce il conflitto israelo-palestinese”, preclude qualsiasi “soluzione politica” del conflitto e viola i diritti dei palestinesi “alla vita dignitosa, a un corretto sviluppo spaziale e all’autodeterminazione”.
Appena pochi giorni fa, ospitando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, il presidente Usa Donald Trump aveva confermato la propria contrarietà alla corsa agli insediamenti e alla sottrazione di terre ai palestinesi. Eppure domenica il governo israeliano ha approvato comunque un provvedimento che obbliga chiunque possieda terre nelle cosiddette Aree C a dimostrarlo, pena il passaggio della proprietà allo Stato. Un procedimento solo apparentemente amministrativo: di fatto rischia di trasferire nelle mani del catasto buona parte della Cisgiordania, un passo questo mai compiuto da sessant'anni a questa parte. Per registrare l’area, infatti, la normativa chiede documenti che comprovino il possesso secondo un iter che, nella maggioranza dei casi, diventa impossibile fra archivi dispersi, pratiche inevase e requisiti stringenti. Gli esperti sottolineano che sarà difficile per i palestinesi far valere i propri diritti risalenti a quando ancora non esisteva un catasto. In questo modo le terre potranno così essere dichiarate “proprietà statale”, che è poi spesso la premessa per il trasferimento indiretto ai coloni, in quella che è una vera e propria annessione di fatto.
Rivoluzione degli insediamenti
Non a caso, plaudendo alla norma, il ministro israeliano delle Finanze Bezalel Smotrich - il politico israeliano più direttamente legato al mondo dei coloni - ha dichiarato che la misura permette di continuare “la rivoluzione degli insediamenti” e “la presa su tutte le parti del nostro Paese”. Ha quindi aggiunto che il nuovo iter di registrazione saprà “prevenire conflitti, garantire certezza giuridica e consentire uno sviluppo legale e responsabile” anche nella Giudea e Samaria (il nome biblico usato per le terre palestinesi in Cisgiordania ndr). Una conferma ulteriore della politica di Netanyahu volta a impedire la nascita di uno Stato palestinese, considerato una “minaccia alla sicurezza nazionale”.
Nel dettaglio il provvedimento - approvato dal ministro pro-colonie assieme al collega della Giustizia Yariv Levin e dal titolare della Difesa Israel Katz - riguarda terre che appartengono ai palestinesi ma sono, nella pratica, governate e controllate da Israele. Il processo riguarda l’Area C, una delle tre in cui venne suddiviso il territorio in base agli Accordi di Oslo degli anni Novanta e che, almeno in linea teorica, sarebbero state parte di un nascituro Stato palestinese. Essa forma il 60% circa dello spazio che è rimasto interamente sotto il controllo amministrativo dello Stato ebraico anche se, al suo interno, vivono oltre 300mila palestinesi. Nei giorni precedenti il governo Netanyahu aveva approvato altre misure di controllo fra cui l’annullamento del divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli ebrei israeliani e la pubblicazione di registri catastali del territorio per agevolare le vendite. Finora ai non musulmani non era concessa facoltà di acquistare la terra a titolo personale, ma solo tramite società private. L’Autorità nazionale palestinese parla di “grave escalation” e “palese violazione del diritto internazionale”, per Hamas è un tentativo “nullo e privo di valore” di “giudaizzare” la terra; condanne anche da Giordania, Qatar, Turchia ed Egitto.
Mega furto di terra palestinese
Fra le prime voci critiche, vi è stata quella del movimento pacifista israeliano Peace Now: “A pochi giorni dalla dichiarazione di Trump in cui sottolineava la sua opposizione all’annessione della Cisgiordania da parte di Israele, il governo - affermano in una nota - ha deciso di procedere con una mossa che equivale a una piena annessione. Avvertiamo il presidente Trump: Netanyahu lo sta ingannando” portando avanti il piano “proprio sotto il suo naso. La decisione del governo sull’insediamento di terre in Cisgiordania è una mega appropriazione di proprietà palestinesi. La registrazione dei terreni comporterà il trasferimento della proprietà della stragrande maggioranza dell’Area C allo Stato, lasciando i palestinesi senza alcuna possibilità pratica di realizzare i loro diritti di proprietà. Non è un caso - concludono - che il diritto internazionale vieti l’insediamento di terre nei territori occupati e che Israele stessa abbia emesso un ordine che lo vieta dopo il 1967”.
Secondo la risoluzione del gabinetto, promossa da Difesa, Finanze e Giustizia, il comandante del Comando Centrale Idf - governatore militare de facto della Cisgiordania - potrà autorizzare il dipartimento del Catasto a svolgere l’iter di registrazione dei terreni. Verrà così istituita una direzione incaricata di svolgere il lavoro, previo stanziamento iniziale di quasi 80 milioni di dollari e decine di nuovi posti di lavoro. L’Area C comprende circa 3,3 milioni di dunam (mille m2), suddivisi fra 1,4 milioni di terreni registrati (42%) e 1,9 milioni di terreni non registrati (58%). Il processo di registrazione dei titoli di proprietà consentirà il controllo israeliano sui 1,9 milioni di dunam di terreni non registrati (58% dell'Area C). Circa un milione di dunam di questa zona sono stati dichiarati demaniali e possono ora essere formalmente registrati a nome dello Stato, insieme ad altre aree di cui i palestinesi non saranno in grado di dimostrarne la proprietà.
Esercizio illegale di sovranità
In un corposo studio inviato ad AsiaNews Michal Braier, di Bimkom-Planning and Human Rights, sottolinea che queste misure “sono in linea” con la “politica di annessione” del governo israeliano e costituiscono ”un esercizio di autorità sovrana vietato” dal diritto internazionale. “L’intento - prosegue - non è quello di facilitare lo Stato di diritto, quanto piuttosto di consolidare ulteriormente il regime di apartheid di Israele in Cisgiordania, basato su un sistema giuridico discriminatorio, promuovendo l’espansione territoriale israeliana a discapito dello spazio palestinese”. Questo processo di registrazione dei terreni, o risoluzione dei titoli di proprietà (Solt), è stato congelato per quasi 60 anni e ora viene riproposto a dispetto della palese violazione del diritto, come emerge dai precedenti a Gerusalemme est. Per l’esperto è un “esproprio sistematico” di terra palestinese “per promuovere” le colonie. Il movimento ripercorre gli ultimi passaggi: “A maggio il governo ha ordinato al comando militare di riprendere il controllo dei Solt in Cisgiordania; a dicembre ha assegnato 41 incarichi pubblici per lo svolgimento del lavoro; a gennaio la Corte Suprema ha respinto una petizione presentata da gruppi pro diritti umani (Yesh Din, Bimkom, l’Associazione per i diritti civili in Israele, HaMoked), ritenendola ‘prematura’. E a febbraio viene adottata la decisione di completare il Solt per il 15% dei terreni non registrati entro quattro anni”.
Bimkom è stata fondata nel 1999 da urbanisti e architetti con lo scopo di rafforzare democrazia e diritti umani nella pianificazione territoriale e nelle politiche abitative in Israele e nell’Area C della Cisgiordania, sotto il controllo israeliano. Essa promuove lo sviluppo di politiche e pratiche di pianificazione che siano eque e rispettose dei diritti delle comunità locali, con maggiore riguardo ai settori più deboli della società. “La registrazione fondiaria - spiega Michal Braier - è il processo attraverso cui la proprietà terriera viene registrata in modo definitivo presso lo Stato. Il diritto internazionale è chiaro: in quanto potenza occupante, Israele non può esercitare poteri sovrani, compresa la determinazione definitiva della proprietà, in un territorio occupato”. “Questa posizione è stata rafforzata dal parere consultivo della Corte internazionale di giustizia (Icj) del 2024, che ha stabilito che procedimenti Solt simili a Gerusalemme Est violano le leggi sull’occupazione. Inoltre, la decisione di autorizzare le autorità civili israeliane a gestire le procedure di registrazione dei terreni costituisce anch’essa una chiara indicazione dell’annessione dell’area. Il processo previsto in Cisgiordania - conclude - non è quindi una formalità amministrativa, ma un’estensione diretta della politica del governo volta a promuovere l’annessione di vaste aree della Cisgiordania”.
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23/01/2024 12:30





