03/01/2022, 10.05
IRAQ
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Card. Sako: nuovo anno per superare ‘divisioni, tensioni” e riformare l’Iraq

Un cambiamento che deve partire nelle famiglie, nelle chiese e nelle moschee, nelle scuole e sui media. Preservare le differenze e rafforzare valori quali “amore, tolleranza e perdono”. Gli estremisti “sfruttano” la fede per finalità politiche ed economiche. Contrastare frammentazione e dispersione della società. 

Baghdad (AsiaNews) - Andare oltre “le divisioni e le tensioni” che attraversano il Paese e la regione mediorientale, per “cambiare con fiducia la realtà” lavorando con impegno per “riformare l’istruzione, la sanità e la rete delle infrastrutture”. É il proposito per il 2022 lanciato dal patriarca caldeo, il card. Louis Raphael Sako, nel messaggio di inizio anno rivolto ai cristiani iracheni e alle comunità della diaspora sparse nel mondo, ma che continuano a mantenere saldo il legame con la terra di origine. “Il cambiamento - avverte il porporato - parte proprio dall’educazione fra le mura domestiche e nelle scuole, nelle chiese e nelle moschee, nei media”. 

Rilanciando il valore dell’essere tutti “fratelli” pur nelle varie “diversità”, il primate caldeo esorta a sperimentare “la vera felicità” che deriva “dall’amore e dal rispetto reciproco”. Proprio perché l’Iraq è “terra e storia” comune di cristiani e musulmani, diventa compito di tutti “preservarla e lavorare per la sua prosperità salvaguardandone le differenze” partendo da valori irrinunciabili quali “l’amore, la tolleranza e il perdono”. 

Il primo giorno dell’anno, sottolinea il card. Sako, è da sempre dedicato alla pace, alla speranza di una ripresa dopo un periodo travagliato caratterizzato da “conflitto, tensione e malattia [la pandemia di Covid-19]” che hanno acuito “fame e sete” e spinto le persone verso una “morte lenta”. Da qui, come ricorda papa Francesco, la necessità di una rinascita: “Il traguardo della pace è raggiunto - prosegue - quando è parte di un comportamento personale. Ciò richiede la capacità di praticare tolleranza, perdono, solidarietà e collaborazione”. 

L’Iraq, aggiunge, è passato attraverso “circostanze difficili, non solo dopo la caduta del regime [di Saddam Hussein] ma lungo tutta la nostra storia” che è costellata di sfide e battaglie, ma ora “è giunto il tempo di uscire da questa situazione mortale”. La pace, avverte, è un obiettivo che si deve perseguire sul piano “umano, religioso e nazionale” grazie allo sforzo comune di tutti.

Le parole del patriarca caldeo giungono in un clima di forte preoccupazione per il futuro della nazione, tanto che il 21 dicembre scorso la Chiesa caldea ha osservato una giornata di digiuno e preghiera per un Iraq alla ricerca di “un nuovo equilibrio” e un futuro di “sviluppo e sicurezza”. Il porporato con questa iniziativa si è rivolto non solo alla comunità cristiana, ma a tutte le persone che hanno a cuore il bene del Paese arabo, musulmani compresi in una fase di transizione politica e istituzionale in seguito alle elezioni parlamentari dell’ottobre scorso. 

A fine anno il porporato ha partecipato a un simposio promosso dal ministero iracheno della Cultura e moderato dall’intellettuale Saad Salloum, durante il quale ha ricordato che violenza ed estremismo “non sono legati alla religione” ma alla “comprensione” e “interpretazione” che ne viene data. La questione, avverte, è “lo sfruttamento” della fede da parte di “estremisti” per “finalità politiche o economiche” ed è triste osservare che “le uccisioni continuino ancora oggi sotto il manto di Dio e della religione”. “Frustrazione e silenzio - aggiunge - rafforzano corruzione, estremismo e violenza”. 

In una prospettiva di pace e tolleranza è fondamentale il ruolo dei media, che devono portare un “messaggio” e non “provocazioni”, creando “cultura e consapevolezza”. In chiusura egli aggiunge l’importanza della “educazione spirituale nelle moschee e nelle chiese”, che rappresentano un punto di riferimento “in mezzo alla frammentazione e alla dispersione della nostra società”, mentre i leader religiosi “devono rileggere” i temi della fede “in modo positivo, evidenziando la ricchezza delle diverse comunità”. “Questa sana relazione spirituale - conclude - faciliterà la convivenza in un Paese multiconfessionale”. 

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