16/08/2022, 10.15
INDIA
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Cristiani dell'Orissa: uguaglianza e unità vera a 75 anni dall'indipendenza

di Purushottam Nayak

Mentre Modi a New Delhi indicava i nuovi traguardi per il Paese, nel distretto di Kandhamal teatro nel 2008 delle persecuzioni, la comunità cattolica locale ha pregato per un'India libera da corruzione, odio e vendetta. I dalit: "Quando potremo essere considerati davvero cittadini come gli altri?". In Karnataka fermato un cristiano per aver esposto una bandiera indiana con all'interno il nome di Gesù.

Raikia (AsiaNews) – L’India ha celebrato ieri solennemente i 75 anni dalla sua indipendenza. Il premier nazionalista Narendra Modi ha voluto sottolineare la ricorrenza con un lungo discorso tenuto al Forte di New Delhi indossando un vistoso turbante con i colori della bandiera nazionale. Modi ha indicato i diritti delle donne e la lotta a nepotismo e corruzione come obiettivi per quell ache ha definite come la “madre delle democrazie”.

Anche la comunità cattolica indiana ha ricordato questo importante anniversario, occasione per riflettere sulle luci e le ombre dell’India di oggi. Particolarmente significativa in questo senso la celebrazione tenuta nel distretto di Kandhamal, in Orissa, il luogo che tra il 2007 e il 2008 fu teatro della durissima persecuzione contro i cristiani per mano dei fondamentalisti indù.

Centinaia di fedeli, sacerdoti, religiosi, suore e studenti si sono riuniti nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora della Carità a Raikia, per pregare per la nazione in questa giornata caduta proprio nella solennità dell’Assunzione. “Maria era libera dal peccato, per questo Dio ha portato il suo corpo e la sua anima in cielo al termine della sua vita terrena. Anche noi possiamo essere liberi dal peccato della corruzione, dell'odio, della gelosia, della vendetta, nell'India indipendente”, ha detto nell’omelia p. Pradosh Chandra Nayak, vicario generale dell'arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar. “La libertà di una persona porta con sé la responsabilità - ha proseguito -. Come Maria era responsabile di far crescere Gesù, anche noi possiamo agire personalmente per coltivare un’India dove amore, fraternità e unità si diffondano a prescindere da casta, credo e colore”.

“Ho pregato la Madonna per il mio Paese, l'India, per la pace, l'armonia, la sicurezza e l’incolumità delle minoranze come i cristiani, i musulmani, i buddisti, i giainisti e tutte le altre persone nel Paese a maggioranza indù”, racconta Runita Malick, una studentessa della decima classe. “Ho pregato anche per Droupadi Murmu, la prima presidente tribale dell'India”, aggiunge una ragazza tribale cattolica della parrocchia di Nostra Signora di Lourdes, a Bamunigam, dove il 24 dicembre 2007 scoppiarono le prime violenze anticristiane.

Anche i cristiani dalit erano presenti alla celebrazione della festa nazionale in Orissa. "Quando celebreremo la nostra vera indipendenza? – si è chisto Prasna Bishoyi, uno dei loro rappresentanti -. Noi minoranze e dalit siamo ancora considerati cittadini di seconda classe in India. In nome della religione, della casta, della classe e del settore lavorativo, siamo discriminate e oppressi. Gli attacchi ai cristiani costituiscono una grave violazione del diritto delle minoranze a praticare la propria fede senza alcun timore. Preghiamo per il nostro Paese, per il popolo e per i governanti: per intercession di Maria, Dio ci benedica tutti".

"Oggi ricordiamo i combattenti per la libertà, i leader che hanno sacrificato le loro vite per portare la libertà del nostro Paese. Come loro sono stati fedeli, anche noi dobbiamo costruire una nazione che goda di pace e armonia", ha dichiarato Simanchal Digal, preside della St. Catherine's Girls' High School, nel suo discorso a scuola in occasione della ricorrenza.

Proprio in occasione della ricorrenza di questi giorni i cristiani indiani hanno, però, dovuto fare i conti anche con un nuovo gesto di intolleranza: a Bellary, nello Stato del Karnataka, una persona è stata fermata dalla polizia semplicemente per aver esposto una bandiara indiana all’interno della quale aveva scritto il nome di Gesù. Una denuncia nei suoi confronti è stata presentata dai nazionalisti indù.

(ha collaborato Nirmala Carvalho)

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