26/06/2015, 00.00
PAKISTAN
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Cristiani e musulmani denunciano: in Pakistan si tortura ogni giorno

di Kamran Chaudhry
Il Pakistan non rispetta la Convenzione Onu contro la tortura ratificata nel 2010. Nel Paese esistono 1.300 stazioni di polizia in cui almeno un detenuto al giorno viene torturato. Rispettare i diritti fondamentali degli esseri umani, proteggere e riabilitare le vittime. I carcerati sono al sicuro solo se pagano mazzette.

Lahore (AsiaNews) - L’Alleanza pakistana contro la tortura ha approvato ieri una risoluzione che chiede al governo di approvare una legge per rendere “illegale la tortura” da parte della polizia e le celle di isolamento carcerarie. Il documento è stato presentato durante una conferenza stampa organizzata per celebrare l’odierna Giornata mondiale in sostegno delle vittime di tortura. Oltre all’Alleanza, erano presenti anche la Commissione per i diritti umani del Pakistan (Hrcp) e quella per i diritti umani dell’Asia, composte da attivisti cristiani e musulmani.

Il documento invita a rispettare i diritti umani fondamentali e chiede l’intervento delle autorità per renderne effettiva la protezione. In particolare la risoluzione chiede di approvare una norma che metta fuori legge i metodi di tortura e ponga fine all’impunità delle forze dell’ordine. Il governo si deve impegnare nel costruire centri di recupero per le vittime, rispettare i trattati internazionali, modernizzare il sistema giudiziario, liberare coloro che sono stati arrestati con la forza, migliorare il trattamento dei prigionieri nelle stazioni di polizia. Deve anche garantire la sicurezza di attivisti, giornalisti, oppositori politici, scrittori e studenti.

Tanveer Jahan, direttrice della Commissione democratica per lo sviluppo umano, afferma: “La polizia e le agenzie di sicurezza sono i maggiori responsabili di crimini di tortura. Una persona detenuta è al sicuro solo se ha influenze politiche o se può dare mazzette ai funzionari. Ormai è diventata abitudine torturare ed estorcere confessioni dai sospettati e minacciare gli individui in custodia”.

In conferenza stampa la direttrice ha esposto una recente ricerca basata sulle interviste raccolte a 1000 detenuti nei tribunali di tre distretti del Punjab [provincia centro-orientale del Paese - ndr]. “La metà di loro - riferisce - ha raccontato di essere stata vittima di tortura. Sono rimasta sbalordita per le loro dichiarazioni coraggiose rese di fronte ai poliziotti nei “bakhshi khanas” (centri temporanei del tribunale). Sapevano che avrebbero pagato care le loro dichiarazioni una volta riportati in prigione la sera”.

Il Pakistan ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura nel 2010 [adottata dall’Onu nel dicembre 1984 ed entrata in vigore nel giugno 1987 - ndr] ma poi non ha emanato alcuna legge per rendere illegale la tortura. A gennaio il Senato ha approvato un disegno di legge contro tale crimine ma la società civile lo ha definito “sdentato”, a causa delle ambiguità presenti nel testo.

Secondo il rapporto 2014 della Commissione per i diritti umani del Pakistan, 63 persone (tra cui quattro donne e due minori) sono morte in carcere, anche se il decesso è stato registrato solo in 14 casi. Almeno 47 persone (di cui sette donne) hanno subito forme di tortura lo scorso anno. I relatori hanno dichiarato che un dipartimento di Stato (che fa capo all’esercito) gestisce 52 celle di isolamento e che nel Paese esistono 1.300 stazioni di polizia in cui almeno una persona viene torturata ogni giorno.

Samson Salamat, direttore del Centro per l’educazione dei diritti umani, riferisce ad AsiaNews: “Vengono ancora applicati i metodi primitivi dei tre gradi di tortura. Chi sopravvive ha un’esistenza distrutta. Condizioni imprescindibili per un’inchiesta giudiziaria libera dalla tortura sono un’effettiva legislazione, un sistema legale corretto e tolleranza zero per i trasgressori”.

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