17/01/2023, 13.01
SRI LANKA
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Dal Canada sanzioni contro i fratelli Rajapaksa per i crimini della guerra civile

di Arundathie Abeysinghe

Colpiti anche due alti ufficiali. Secondo un deputato canadese lo Sri Lanka non può continuare sulla via dell'impunità, sebbene siano passati diversi anni dalla fine del conflitto civile. I cittadini della diaspora hanno sperano che anche le vittime di crimini atroci possano un giorno ottenere giustizia.

Colombo (AsiaNews) - Il Canada ha imposto sanzioni per le atrocità commesse durante la guerra civile a quattro cittadini dello Sri Lanka, tra cui gli ex presidenti, Mahinda e Gotabaya Rajapaksa. Gli analisti politici ritengono che anche altri Paesi, tra cui l'Australia, gli Stati Uniti e il Regno Unito, potrebbero presto adottare misure simili in base alle loro leggi nazionali. 

Il 10 gennaio la ministra degli Esteri canadese, Melanie Joly, ha annunciato che il Canada avrebbe imposto sanzioni ai sensi della legge sulle misure economiche speciali anche contro il sergente maggiore dell'esercito dello Sri Lanka, Sunil Ratnayake, e l'ufficiale dei servizi segreti della Marina, il capitano di corvetta Chandana Prasad Hettiarachchi, già sanzionati dagli Stati Uniti nel dicembre 2021 per gravi violazioni dei diritti umani. In passato gli Stati Uniti avevano sanzionato anche altri due alti ufficiali dello Sri Lanka, l'ex comandante dell'esercito Shavendra Silva, nel febbraio 2020, e il maggiore Prabath Bulathwatte, che ha guidato il "plotone di Tripoli" (una formazione di truppe clandestine all’interno dell’esercito), nel dicembre 2022. 

Nel frattempo il ministro degli Esteri srilankese, Ali Sabry, ha convocato l'ambasciatore canadese Daniel Bood esprimendo "profondo rammarico per l'annuncio di sanzioni unilaterali da parte del governo canadese nei confronti di quattro persone sulla base di accuse infondate".

L’organizzazione internazionale Global Tamil Forum (Gtf), che si batte per il riconoscimento dei crimini di guerra contro la popolazione tamil, ha invece dichiarato di apprezzare le azioni del Canada per essersi schierato a favore della giustizia, dello Stato di diritto e dei principi democratici. 

Secondo il deputato canadese Gary Anandasangaree, "lo Sri Lanka è un luogo in cui l'impunità ha prevalso negli ultimi 75 anni, durante i quali si è potuto constatare la costante elusione di qualsiasi forma di responsabilità per corruzione e crimini di guerra. Se lo Sri Lanka vuole andare avanti - ha proseguito Anandasangaree -, deve diventare un Paese basato sullo Stato di diritto. Nel caso dei fratelli Rajapaksa, la loro inazione ha portato a gravi crimini contro l'umanità. Lo Sri Lanka per troppo tempo ha evitato di affrontare i crimini internazionali, che sono stati invece oggetto di grande attenzione internazionale dalla fine del conflitto armato".

L'analista politica Samantha Hendawaitharana è del parere che "le sanzioni non porteranno a cambiamenti rapidi o importanti all'interno dello Sri Lanka, ma questa azione che ricorda che ci saranno costi crescenti per lo Sri Lanka se continuerà a incoraggiare una cultura di impunità".

Secondo le Nazioni Unite, tra 40 e i 70mila civili sono stati uccisi durante l'ultima fase del conflitto civile, conclusosi nel 2009. Molte vittime e le loro famiglie attendono che venga fatta giustizia da oltre 13 anni. 

Nirmala Jeyaraj, 48 anni, contabile originaria di Paranthan, nella Provincia settentrionale, fuggita in Canada nel 2008, ha raccontato ad AsiaNews che "lo Sri Lanka ha da tempo rinunciato a chiedere conto dei crimini commessi dai Rajapaksa e dagli ex comandanti dell'esercito Sarath Fonseka e Shavendra Silva".

Gli ingegneri David Alaveddy (50 anni), Lakshmi Sithambaram (45 anni) e Niranjan Sabapathy (43 anni), attualmente residenti in Australia, hanno detto di essere felici di vivere all’estero, ma "abbiamo dovuto lasciare lo Sri Lanka durante l'apice della guerra a causa delle atrocità commesse dal regime di Rajapaksa. Ricordiamo ancora come hanno ucciso migliaia di civili. Per questo l'azione canadese ci dà un senso di sollievo e la speranza che un giorno le vittime possano ottenere giustizia".

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