Dhaka dopo le elezioni. P. Cagnasso: 'Risultato chiaro. Ora si apra davvero fase nuova'
La vittoria del Bangladesh Nationalist Party ha segnato la fine di 15 anni di governo della Lega Awami. Missionario del Pime ad AsiaNews sottolinea il clima più pacifico del voto e il calo dei brogli, anche se c'è timore per le tensioni interne e la crescita degli islamisti. Tra la popolazione prevale il desiderio di cambiamento ma anche di stabilità.
MDhaka (AsiaNews) - Dopo anni di governo autoritario, il Bangladesh guarda al futuro con rinnovata speranza. È questo forse il risultato più importante emerso dalle elezioni parlamentari del 12 febbraio, che hanno consegnato 212 seggi su 300 al Partito nazionalista del Bangladesh (Bnp), guidato da Tarique Rahman, figlio dell’ex prima ministra Khaleda Zia. “La notizia principale riguardo a queste elezioni non è che ci siano stati brogli, che ci sono sempre stati - commenta ad AsiaNews p. Franco Cagnasso, missionario del Pime -, ma che ce ne siano stati così pochi. È veramente una notizia inattesa. C’era anche una paura diffusa che tornassero le violenze. Ma se facciamo un confronto con il passato, possiamo dire che queste elezioni si sono svolte in un clima molto pacifico”, aggiunge il sacerdote, arrivato per la prima volta in Bangladesh nel 1978.
Per circa due anni il Paese dell’Asia meridionale è stato amministrato da un governo tecnico guidato dal premio Nobel per la Pace, Muhammad Yunus, dopo che nel luglio 2024 ampie proteste anti-governative guidate dagli studenti universitari avevano estromesso l’ex premier Sheikh Hasina, leader della Lega Awami, il partito che portò il Bangladesh all’indipendenza. “Dopo la messa al bando della Lega Awami, ci si chiedeva a quale partito si sarebbero rivolti gli elettori - spiega p. Cagnasso -. Molti erano persuasi che la popolazione si sarebbe orientata sui partiti islamisti, in particolare la Jamaat-e-Islami, che invece è arrivata seconda, con una distanza molto grande, di centinaia di migliaia di voti. Anche per questo è difficile parlare di brogli: un risultato così netto significa che la popolazione voleva una vittoria del Bnp”.
Il voto si è svolto in un clima di forte mobilitazione popolare: oltre 127 milioni di cittadini erano chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento, ma anche per approvare una serie di riforme costituzionali tramite referendum. Anche l’affluenza del 59% ha superato le attese, con ampie percentuali di partecipazione tra i giovani e le donne.
Sicuramente, tuttavia, restano delle criticità: “Il Bnp è sempre stato abbastanza rissoso al suo interno. Molte violenze in passato si sono registrate tra fazioni diverse, quindi ora che sono arrivati al potere c’è il rischio di un forte ritorno alla violenza”. Ma allo stesso tempo Tarique Rahman ha segnalato di non voler alimentare le tensioni: “Fin da ragazzino qui in Bangladesh lo chiamavano ‘rascal’, che significa ‘canaglia’, ‘ragazzaccio’”. Condannato dal governo della Hasina per vari crimini, tra cui corruzione e riciclaggio di denaro, dopo aver trascorso 18 mesi in carcere, Rahman è andato in esilio forzato a Londra: “Quando era uscito di prigione aveva un occhio nero. Aveva detto di essere caduto in bagno, ma era evidente che l’avessero pestato”, ricorda p. Cagnasso. Non ha più messo piede nel Paese per 15 anni, fino al 25 dicembre 2025: “Adesso è tornato con un atteggiamento molto diverso, da uomo politico, non da ragazzino capriccioso che si permette di fare quello che vuole perché è figlio di una delle famiglie più importanti del Paese. Da quando Hasina è stata cacciata ha sottolineato di non voler ricorrere alle vendette ma di volere il bene del Paese. Ha mantenuto questa linea in maniera abbastanza coerente finora, cercando il dialogo con gli altri partiti per far fare al Bangladesh un passo avanti”.
Nei giorni scorsi Rahman ha fatto visita ai leader politici della Lega Awami e della Jamaat-e-Islami, dimostrando di meritarsi la fiducia della popolazione. “Dopo le elezioni ha chiesto di non fare manifestazioni di vittoria, ma di riunirsi a pregare e ringraziare il Signore. È un gesto notevole: se anche fosse solo propaganda, è comunque un messaggio contrario alla violenza e ai soprusi, aggiunge il missionario.
È stata proprio la voglia di cambiamento a spingere gli elettori a votare in massa per il Bnp dopo 15 anni di governo della Lega Awami, che ha progressivamente virato verso l’autoritarismo. “Le malefatte di Hasina erano diventate intollerabili, così come la strumentalizzazione dell’ala giovanile del partito, la Chhatra League, che si è più volte macchiata di violenze, spesso giustificate dal governo. Allo stesso modo la gente non sopportava più i soprusi del Rab (Rapid Action Battalion), una squadra delle forze speciali, che ha commesso per anni uccisioni extragiudiziali e sparizioni forzate nei confronti degli oppositori politici. Solo dopo la cacciata di Hasina sono emerse alcune delle atrocità compiute. Poteva anche avere ottime capacità politiche, ma si è fatta prendere dall’ebrezza del potere, e proprio per questo è crollata. E il suo errore più grande è stato non aver dialogato con gli studenti, ma di averli definiti nemici del Bangladesh”.
Un’apposita Commissione d’indagine creata dal governo ad interim finora ha trovato 16 luoghi di detenzione segreti gestiti dalla Rab. Anche un’inchiesta delle Nazioni Unite del febbraio 2025 ha sottolineato la facilità con cui il Rab ha sparato “in maniera indiscriminata e su larga scala” contro i manifestanti pacifici. L’Onu ha concluso che fino a 1.400 persone sono state uccise nelle proteste del luglio 2024 prima che Hasina lasciasse il Paese il 5 agosto.
Il National Citizen Party, il partito studentesco nato da quel movimento popolare, si è però alleato con la Jamaat in vista delle elezioni. “Probabilmente perché tra le nuove generazioni c’è anche un risveglio dell’Islam”, commenta p. Cagnasso. “Non tutti, ma molti ragazzi hanno ricevuto la loro formazione nelle madrasse finanziate dall’Arabia Saudita”, per promuovere un Islam più radicale, in contrasto con la tradizione sufi del Bangladesh, che ruota attorno ai santuari e al culto dei santi e che resta centrale per la maggior parte della popolazione. “Non si tratta di scuole coraniche violente, se non in qualche eccezione, non incitano alla guerriglia, ma promuovono un Islam più rigido e questo cambiamento si percepisce all’interno della società. È stato abbastanza spontaneo per gli studenti, quindi, che hanno questa tendenza filoislamica, ad allearsi con la Jamaat, anche se fra di loro è emersa anche una certa tensione, e alcuni poi si sono separati”.
Gli islamisti hanno totalizzato 77 seggi, con la loro coalizione di 11 partiti. Dalla fondazione della Jamaat-e-Islami nel 1941, il partito non aveva mai superato il 12% dei voti ed era stato più volte messo al bando. Quest’anno ha raggiunto quasi il 32% delle preferenze, passando da partito marginale a principale partito di opposizione, ricoprendo, secondo alcuni commentatori, il ruolo che era stato della Lega Awami.
Le minoranze religiose si erano a lungo sentite protette dal governo di Hasina. “Oggi tra i cristiani mi pare ci sia una certa curiosa indifferenza. Buona parte ha probabilmente votato per il Bnp, che comunque ha una lunga esperienza al governo e non spaventa quanto la Jamaat”. E anche gli islamisti hanno fatto dei passi falsi: “Shafiqur Rahman, il leader del partito, poco prima delle elezioni ha detto che le donne per natura non sono adatte a governare, alzando un gran polverone”. Dagli anni ‘90 in Bangladesh si sono alternate al potere due donne, Sheikh Hasina e Khaleda Zia, scomparsa a 80 anni il 30 dicembre 2025. Il figlio ora ha il compito di mantenere le promesse di moderazione fatte finora.
11/05/2016 08:50





