04/07/2022, 12.18
EMIRATI ARABI UNITI
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Dialogo e fratellanza: la missione di mons. Martinelli nel vicariato d’Arabia

Il prelato ha fatto il suo ingresso nel vicariato e ha concelebrato la prima messa nella cattedrale di san Giuseppe ad Abu Dhabi. Il ringraziamento al predecessore, mons. Hinder, per il “meraviglioso lavoro”. L’attenzione alle parrocchie e alle scuole cattoliche. Custodire la memoria del documento del papa e dell’imam. 

Abu Dhabi (AsiaNews) - “Profonda ammirazione” per questa terra d’Arabia, che vanta “numerose tradizioni” ed è “crocevia” in cui si “incontrano, interagiscono e operano persone di molte nazioni”, grazie anche “al rispetto, alla tolleranza e alla coesistenza” promossa dai suoi leader. Con un richiamo alla multiculturalità e alla tolleranza, nella terra in cui papa Francesco e l’imam di al-Azhar hanno firmato il documento sulla “Fratellanza umana”, il neo vicario apostolico dell’Arabia meridionale mons. Paolo Martinelli ha fatto il suo ingresso ufficiale nella cattedrale di san Giuseppe ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.

Ad accoglierlo, il 2 luglio scorso, vi era il predecessore, l’80enne mons. Paul Hinder dimissionario per raggiunti limiti di età, che ha guidato il vicariato per oltre 18 anni a partire dal 2003 e ha concelebrato la messa solenne. 

Il 64enne mons. Martinelli, dei Frati Minori Cappuccini della provincia di san Carlo in Lombardia, ha ricoperto negli ultimi otto anni la carica di vescovo ausiliare di Milano (Italia). “I governanti, le autorità e i dignitari di queste nazioni - ha affermato - hanno il mio pieno rispetto per l’opera di promozione dello spirito di convivenza e tolleranza”. “Dio ha chiamato tutti gli esseri umani a vivere insieme come fratelli e sorelle, pur appartenendo a culture, popoli e religioni diverse.

“All’inizio del mio ufficio di pastore in questo Vicariato, esprimo - ha sottolineato il prelato - il grande desiderio di elevare il dialogo interreligioso e la promozione della fratellanza universale secondo lo spirito del documento sulla fraternità”. Le religioni, seppur diverse fra loro, “possono contribuire notevolmente alle società di tutto il mondo promuovendo la pace e l’amore”. 

Un passaggio del suo discorso è dedicato al predecessore mons. Hinder, del quale sottolinea la “sincera accoglienza” al suo arrivo in terra d’arabia. “Colgo l’occasione - ha proseguito - per esprimere la mia profonda ammirazione per il meraviglioso lavoro e il saggio consiglio che ha mostrato durante il suo ministero” in una realtà di circa due milioni di fedeli composta in larghissima maggioranza da migranti provenienti da India, Filippine e altre nazioni asiatiche. 

Il prelato ha poi rimarcato “l’importante lavoro” svolto da “tutte le parrocchie” a livello di pastorale, “in particolare i preziosi contributi delle scuole cattoliche” oltre alle chiese che rappresentano “un punto centrale di incontro per tutte le persone e per tutti i credenti, soprattutto per le famiglie”. In questa realtà fatta di “ricchezze” e di situazioni critiche e drammatiche come lo Yemen diventa “fondamentale” il documento sulla fratellanza, del quale “abbiamo il dovere di custodire la memoria” approfondendo al tempo stesso “le implicazioni culturali, sociali e religiose”. 

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