Dinajpur: tempio Kali e cimitero cristiano vandalizzati per una disputa sui terreni
Il 19 aprile un gruppo di assalitori ha attaccato il villaggio di Sanka Christian Para, in una zona tribale, causando sei feriti. Dietro il raid tensioni mai sopite per il controllo di alcuni appezzamenti rivendicati da Rezaul Islam. I cattolici della zona - dove nel 1965 i missionari del Pime furono i primi ad annunciare il Vangelo - si appellano alle autorità per aiuto e protezione.
Dinajpur (AsiaNews) - Un nuovo episodio di violenza a sfondo confessionale ha colpito il Bangladesh, dove non si placano tensioni e criticità: il 19 aprile, nel nord del Paese, un gruppo di assalitori ha attaccato con atti vandalici incendio doloso un tempio dedicato a Kali con annesso crematorio e un cimitero cristiano, causando almeno sei feriti e alimentando tensioni mai sopite del tutto e relative a una disputa territoriale di lunga data. L’incidente è avvenuto nei pressi di Sanka Christian Para, un villaggio tribale nell’unione di Palatpur, upazila di Birganj, distretto di Dinajpur, che è parte della parrocchia di Nijpara (diocesi di Dinajpur).
Fonti locali riferiscono che, durante l’assalto, è andato distrutto l’idolo di Kali, poi gettato in un vicino campo di grano. Tre cristiani e tre indù sono rimasti feriti quando gli abitanti dell’area hanno tentato di opporre resistenza di fronte all’assalto degli aggressori.
Secondo i residenti dietro l’attacco vi sarebbe un gruppo di mercenari guidato da Rezaul Islam, figlio di Abdul Kader del villaggio di Ghoraband, e da suo zio Azad, figlio di Azgar Sahaji. Alla base della violenza, il tentativo di occupare con la forza terreni tradizionalmente utilizzati dalle comunità indigene Murmu e Soren.
Il responsabile della stazione di polizia di Birganj, Saiful Islam, ha confermato che la disputa verte sulla proprietà di un terreno rivendicato da Rezaul Islam, parte del quale comprende un tempio e un cimitero. L’ufficiale ha quindi affermato che le famiglie tribali insistono nel sostenere di vivere su quel terreno da generazioni, mentre Rezaul Islam ne ha rivendicato di recente la proprietà.
Il comandante della polizia ha riferito che, intorno alle 13 del 19 aprile, un gruppo di circa 200 persone, presumibilmente guidate da Rezaul Islam e Azad, ha attaccato il tempio e il cimitero con l’intento di appropriarsi del terreno. Gli aggressori hanno vandalizzato le statue all’interno e all’esterno del tempio di Kali utilizzando bastoni, barre di ferro e armi da taglio, abbattuto una dozzina di alberi nel cimitero e hanno danneggiato anche un’abitazione vicina.
Quando i membri della comunità indigena hanno cercato di fermare la profanazione, sono stati picchiati, riportando diversi feriti. La polizia è arrivata dopo aver ricevuto la segnalazione e ha disperso gli aggressori, dispiegando poi alcune pattuglie aggiuntive per prevenire ulteriori violenze e sequestrando del materiale utile per l’indagine: fra gli oggetti rinvenuti vi sono statuette e idoli distrutti, assieme ad altri elementi di prova. Tra i feriti in condizioni più serie, Pius Murmu e Bishwanath sono stati ricoverati al Birganj Upazila Health Complex. Parlando dall’ospedale, Pius Murmu ha detto che le loro famiglie vivono su quel terreno da generazioni e che l’attacco è stato un tentativo deliberato di occuparlo illegalmente.
Antony Murmu, cattolico e capo del villaggio di Sanka, spiega ad AsiaNews che il cimitero appartiene alla comunità cristiana, mentre un santuario indù e il tempio di Kali sorgono accanto ad esso. “Prima hanno vandalizzato il tempio di Kali e hanno distrutto le statue” ha sottolineato. “In un secondo momento hanno iniziato ad abbattere gli alberi nel cimitero cristiano. Quando abbiamo cercato di fermarli, ci hanno aggrediti. Tre cristiani e tre indù - aggiunge - sono rimasti feriti; due di loro sono in ospedale con ferite gravi”. Il leader cattolico ha poi invocato aiuto e protezione alle autorità. “Questo cimitero - ricorda l’uomo - è utilizzato dalla nostra comunità cristiana per almeno 80 anni. Il governo deve garantire la nostra sicurezza. A nessuno dovrebbe essere permesso di occupare questo cimitero”. Egli ha inoltre riferito che, in seguito all’incidente, p. Cherubim Bakla è giunto dalla Casa Vescovile di Dinajpur in qualità di rappresentante del vescovo, ispezionando l’area ed esprimendo solidarietà alle famiglie colpite.
Ricordando la storia del villaggio, Antony Murmu ha ricordato che nel 1965 i missionari del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) giunsero nella zona per predicare il Vangelo. “Molte famiglie - prosegue - hanno abbracciato il cristianesimo in quel periodo”, aggiungendo che attualmente a Sanka Christian Para vivono circa 50 famiglie cattoliche. P. Proshanta L. Gomes, parroco della parrocchia di Nijpara, ha condannato con forza la violenza. Oggi si è recato al Birganj Upazila Health Complex per visitare le vittime e ha espresso loro la sua solidarietà. “Protestiamo con forza contro questo attacco ai cristiani e agli indù”, ha dichiarato ad AsiaNews. “Chiediamo giustizia - aggiunge - per i responsabili e che alla nostra gente venga garantita la dovuta sicurezza”.
Tuttavia, a dispetto degli appelli e delle richieste la tensione nel villaggio rimane alta. Al riguardo è previsto l’arrivo di un alto funzionario di polizia di Dinajpur, incaricato di recarsi sul posto per valutare la situazione e cercare una soluzione. Intervistato dai giornalisti, Rezaul Islam ha dichiarato di aver acquistato legalmente il 41% del terreno nel 1999 e un altro 48% nel 2023, sostenendo che solo circa il 4% ricade all’interno dell'area del cimitero. Egli ha negato le accuse secondo cui lui o i suoi sostenitori avrebbero aggredito i residenti.








