Garibandha: sospesa la costruzione di una statua del dio indù Ram dopo le proteste islamiche
Nel nord del Bangladesh fermato il progetto che avrebbe dovuto ospitare una delle più grandi statue del dio indù Ram dell'Asia. Leader musulmani chiedono la rimozione definitiva dell'opera, mentre esponenti cristiani e indù denunciano un clima di crescente pressione sulle comunità non musulmane.
Dhaka (AsiaNews) – La costruzione di una grande statua del dio Ram nel nord del Bangladesh è stata sospesa dopo giorni di tensioni e proteste da parte di gruppi islamici locali, riaccendendo il dibattito sulla libertà religiosa e sullo spazio riservato alle minoranze nel Paese.
L'opera era in fase di realizzazione all'interno del complesso del tempio Sri Sri Radha Govinda e Kali, a Palashbari, nel distretto di Gaibandha. Secondo i promotori, avrebbe potuto diventare una delle più grandi statue dedicate a Ram in Asia, simbolo dell'identità religiosa e culturale della comunità induista locale.
Giovedì il comitato del tempio ha annunciato la sospensione dei lavori: "Siamo bangladesi e crediamo nella convivenza pacifica tra persone di tutte le religioni", ha dichiarato Shyamal Kumar Mahanta, consigliere del comitato. "Per preservare l'armonia sociale abbiamo deciso di fermare temporaneamente il progetto".
La decisione è arrivata dopo una crescente mobilitazione dell'Imam Ulama Parishad, organizzazione che riunisce leader religiosi musulmani della zona. Nei giorni scorsi il gruppo ha organizzato manifestazioni e catene umane lungo l'autostrada Dhaka-Rangpur, chiedendo non soltanto la sospensione dei lavori ma la completa rimozione della struttura.
I responsabili dell'organizzazione sostengono che il progetto abbia generato "preoccupazione, rabbia e insicurezza" tra la popolazione locale e chiedono alle autorità di indagare sulle modalità di finanziamento dell'iniziativa, compresa l'eventuale presenza di fondi provenienti dall'estero. Alcuni esponenti hanno inoltre fissato un ultimatum di 72 ore per ottenere chiarimenti, minacciando nuove proteste.
Le autorità hanno rafforzato le misure di sicurezza nelle aree più sensibili di Palashbari per prevenire possibili incidenti.
Per le minoranze religiose, tuttavia, la vicenda va oltre il singolo progetto edilizio. "È una situazione molto triste", ha dichiarato ad AsiaNews Nirmol Rozario, presidente della Bangladesh Christian Association. "Vediamo in queste pressioni un'interferenza nella libertà religiosa. Come minoranze siamo profondamente preoccupati".
Rozario ha ricordato che il Bangladesh nacque nel 1971 su principi di laicità e pluralismo religioso. "La Costituzione garantisce il diritto di professare la propria fede. Se oggi agli indù viene impedito di costruire i propri luoghi o simboli religiosi, domani potrebbe accadere la stessa cosa a buddisti e cristiani", ha avvertito.
Gli induisti rappresentano circa l'8% della popolazione del Bangladesh. Le comunità minoritarie continuano a denunciare episodi di discriminazione, controversie legate alle proprietà terriere e sporadiche violenze settarie, soprattutto nelle aree rurali.
La controversia di Gaibandha si inserisce inoltre in un contesto regionale segnato da una crescente polarizzazione religiosa. Organizzazioni per i diritti umani osservano che, pur mantenendo formalmente il carattere laico dello Stato, il Bangladesh continua a confrontarsi con tensioni tra identità religiosa, politica locale e dinamiche sociali amplificate dai social media.
Nel frattempo il cantiere rimane fermo e il futuro del progetto appare incerto. I responsabili del tempio hanno annunciato nuove consultazioni con i rappresentanti delle comunità religiose locali prima di prendere una decisione definitiva.
Per molti abitanti di Palashbari, tuttavia, la priorità resta la convivenza quotidiana tra comunità diverse. "Viviamo insieme da generazioni", ha raccontato un residente nei pressi del tempio. "Speriamo che questa situazione non cambi le cose".




