29/04/2024, 11.18
MEDIO ORIENTE
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Gaza e Houthi ‘prosciugano’ il Canale di Suez, proventi crollati del 50%

Lo riferisce la ministra egiziana intervenendo al World Economic Forum a Riyadh. Il governo ha innalzato le tasse di transito passando dal 5% al 15%, Dalla capitale saudita Blinken accusa l’Iran, principale fonte di instabilità nella regione. Delegazione Hamas al Cairo per studiare la tregua, nella Striscia si continua a morire per i raid israeliani. Donne e bambini fra le vittime. 

Gerusalemme (AsiaNews) - Gli effetti sull’economia e i commerci globali della guerra di Israele ad Hamas a Gaza, origine degli attacchi delle milizie ribelli Houthi in Yemen alle navi in transito nel Golfo in direzione del mar Rosso, continuano a farsi sentire. In particolare lungo la rotta strategica che attraversa il canale di Suez - la via più breve fra Europa e Asia - e i cui proventi sono crollati del 50% nell’ultimo periodo, come sottolinea il governo egiziano. Intervenendo al World Economic Forum in programma in questi giorni a Riyadh, in Arabia Saudita, la ministra per la Pianificazione e lo sviluppo economico Hala Helmy el-Said sottolinea che “il declino è causato da interruzioni della navigazione legati alle tensioni in atto nel mar Rosso”. 

La rotta che attraversa il canale di Suez rappresenta uno snodo fondamentale dei commerci globali, dall’area transita il 12% del traffico complessivo e le alternative, come la navigazione per il Capo di Buona Speranza, hanno costi e tempi di gran lunga superiori. Ecco perché l’attenzione di molti governi è rivolta a quel tratto di Egitto, con il Cairo che conferma una situazione di profonda criticità che potrebbe acuirsi se continueranno - come pare probabile - i raid dei miliziani filo-iraniani che controllano Sana’a. 

Gli attacchi Houthi, infatti, hanno costretto numerose navi che attraversano il Canale di Suez e lo Stretto di Bab al-Mandeb a scegliere una rotta alternativa, molto più lunga, che circumnaviga l’Africa determinando ritardi e aumenti sensibili dei costi delle merci. Nell’anno fiscale 2022-23, il Canale di Suez ha generato 9,4 miliardi di dollari in tasse di transito per il Cairo, tuttavia è facile ipotizzare che i guadagni per l’anno corrente saranno di molto ridimensionati a causa delle interruzioni e degli ostacoli lungo la rotta commerciale.

Al contempo, il traffico intorno al Corno d’Africa è accresciuto in modo significativo, con un incremento di almeno il 67%, secondo i dati della piattaforma PortWatch del Fondo Monetario Internazionale. In risposta alla crisi l’Egitto ha innalzato le tasse di transito passando dal 5% al 15%, proprio per mitigare l’impatto sulle finanze interne. Il nuovo tariffario è entrato in vigore a gennaio in risposta all’evoluzione della situazione della sicurezza e per compensare le perdite subite dalla riduzione del traffico navale attraverso il Canale di Suez.

Nel frattempo, in queste ore si muove la diplomazia internazionale, dalla capitale egiziana all’Arabia Saudita dove è arrivato il segretario di Stato americano Anthony Blinken. Di contro, nella Striscia si continua a morire: secondo fonti di al-Jazeera sono almeno 27 le vittime palestinesi in raid dell’esercito israeliano nella Striscia, a Rafah e Gaza City. Fra queste vi sarebbero anche diverse donne e bambini, in un bilancio di morti che si fa sempre più drammatico. Intensi bombardamenti dei militari con la stella di David si sono verificati anche nel sud del Libano, seguito di un fine settimana di ripetuti scambi di colpi con i miliziani di Hezbollah. 

E se dal Cairo finora non arrivano grandi novità sul fronte dei negoziati per la tregua fra Israele e Hamas, con un alto funzionario del movimento che controlla la Striscia a ribadire che “la proposta è ancora in fase di studio”, a Riyadh Blinken torna a puntare il dito contro Teheran. Nella prima tappa del tour incentrato sui colloqui per un cessate il fuoco e l’aumento degli aiuti umanitari per la popolazione civile, il capo della diplomazia Usa sottolinea che l’Iran è la principale fonte di instabilità nella regione. La missione del segretario di Stato continuerà poi in Giordania e Israele con al centro i piani per il “giorno dopo” la fine della guerra e i piani di ricostruzione della Striscia. 

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