01/03/2014, 00.00
INDIA
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Gesuita indiano: Rileggiamo la Bibbia per comprendere meglio l'Evangelii Gaudium

di Errol Fernandes sj
P. Errol Fernandes sj è preside del St. Xavier's College di Mumbai ed esperto di new media. Il sacerdote ricorda che tutti i cristiani devono "rivelare Cristo a quanti non hanno avuto il privilegio di incontrarlo". Questo coinvolge anche i fedeli indiani, che nel loro Paese rappresentano una minoranza.

Mumbai (AsiaNews) - "Papa Francesco è stato chiaro: la responsabilità di diffondere il messaggio del Vangelo appartiene a ogni credente. Per farlo, dobbiamo ripartire dalla Bibbia, che ci indica la via per arrivare a Cristo". È il senso della riflessione di p. Errol Fernandes sj, gesuita esperto di Sacre Scritture e preside del St. Xavier's College di Mumbai, sull'Evangelii Gaudium del pontefice. Il sacerdote, esperto in new media, analizza le sfide principali poste ai cristiani di tutto il mondo dall'esortazione apostolica. Di seguito, la riflessione di p. Errol Fernandes per AsiaNews.

La sfida più grande

Come cristiani dobbiamo rivelare Cristo a quanti non hanno avuto il privilegio di incontrarlo. [Per farlo] è importante comprendere che i numeri non hanno importanza. Gesù ha iniziato ad annunciare il Regno di Dio con un piccolo gruppo, e abbiamo visto - e continuiamo a vedere ancora oggi - i suoi effetti. Papa Francesco sta avendo ripercussioni in tutto il mondo come individuo e come leader della Chiesa cattolica, e persino i più cinici si fermano ad ascoltarlo. Una frase attribuita a san Francesco d'Assisi sull'annuncio del Vangelo dice "Prega il Vangelo, quando necessario usa le parole".

Nella sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium papa Francesco ha anche chiarito che tutti i credenti in Gesù hanno la responsabilità di diffondere il messaggio del Vangelo. È davvero chiaro allora che il nostro annuncio deve essere più nei fatti che nelle parole. La lettera di Giovanni che stiamo leggendo in questi giorni parla di una fede che deve mostrarsi nell'azione. Se non accade, è morta. (Gv 2:26).

Essere cristiani in India, essere una minoranza

La seconda grande sfida, che ci tocca da vicino come indiani, è quella di riuscire a reinterpretare Cristo per il mondo, in particolare per quello in cui ci troviamo oggi. Non possiamo continuare come facciamo ora e lasciare che Cristo sia un Dio solo in terra straniera. Il cristianesimo è l'unica religione al mondo che crede in un Dio personale. Questo è un privilegio meraviglioso, ma nella pratica può portare a chiuderci nelle nostre parrocchie. Ciò significa che potremmo cercare di etichettare Gesù e Dio. Potremmo ridurci a vedere e vivere il Signore in modo ristretto e limitato, impedendo a Dio di essere Dio. Anche se crediamo in Gesù come rivelazione del Signore, dobbiamo comprendere sempre che Cristo è più grande di qualunque cosa possiamo mai immaginare. Questa comprensione ci rende capaci di trovare Dio in tutte le cose, le persone e le situazioni. Per questo siamo chiamati ad allargare i nostri orizzonti e la nostra visuale. Il Cristo in cui dobbiamo credere deve essere il Cristo cosmico, il cui messaggio di [amore] incondizionato è importante ancora oggi. Questo è il messaggio che dobbiamo proclamare, questo è il Gesù che dobbiamo annunciare.

Tornare alla Bibbia, per tornare a Cristo

Le parole che pronunciamo, le azioni che compiamo e le vite che conduciamo come discepoli di Gesù devono essere tali da renderlo presente in mezzo a un mondo che ancora non lo conosce. La Bibbia è un indicatore verso la via che è Gesù. È la Parola di Dio scritta da esseri umani ispirati dallo Spirito Santo. È condizionata dallo spazio e dal tempo, ma Dio non lo è. Per questo la nostra interpretazione della Bibbia deve essere una nella quale siamo disposti ad ascoltare quello che il Signore ha da dire, non quello che vogliamo che Lui dica. In molte parabole e in molti discorsi Gesù spiega chi è Dio. Dio è padre e madre, amico e amante, educatore e nutrice. Dio è tutto questo e anche di più. Se leggiamo la Bibbia tenendo a mente l'immagine del Signore che Gesù ha annunciato, allora comprenderemo che in ogni momento delle nostre vite Dio cammina con noi. Ciò significa che qualunque sfida la vita possa offrire, noi sapremo affrontarla con serenità, coraggio e grazia. Se noi, come fedeli in Cristo, osiamo essere quella comunità diversa, la comunità che spicca, allora gli altri che ci vedono e ci vivono vorranno sapere chi siamo in chi crediamo. Ci chiederanno: "Chi siete voi che fate queste cose, e che le fate in questo modo?".

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

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