23/03/2026, 12.37
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Guerra cancella la processione delle Palme a Gerusalemme. 'Ma le chiese restano aperte'

L'annuncio del patriarca Pizzaballa in un messaggio alle comunità di rito latino. Rinviata anche la Messa crismale per l'impossibilità di riunire fisicamente il clero, indetta per il 28 marzo una preghiera comunitaria a distanza con un rosario per la pace. "La Pasqua ci ricorda che nessuna oscurità, nemmeno quella della guerra, può avere l’ultima parola". Intanto il terrore continua tra raid e missili incrociati, ma anche con le violenze dei coloni in Cisgiordania.

Gerusalemme (AsiaNews) - A causa della guerra la tradizionale processione della Domenica delle Palme, che dal Monte degli Ulivi sale a Gerusalemme, quest’anno è stata cancellata. Sarà sostituita da un momento di preghiera per la città di Gerusalemme, in un luogo da definire. E anche la Messa crismale del Giovedì Santo per il patriarcato latino è rinviata (con l’assenso del dicastero per il Culto divino) a data da destinarsi, non appena la situazione lo consentirà, possibilmente entro il tempo pasquale.

Sono i due tristi annunci che con un messaggio ufficiale questa mattina è stato costretto a dare il patriarca latino di Gerusalemme, il card. Pierbattista Pizzaballa. “Le restrizioni imposte dal conflitto e gli eventi degli ultimi giorni - scrive il porporato come premessa - non lasciano presagire un miglioramento imminente. In costante dialogo con le autorità competenti, insieme alle altre Chiese cristiane, stiamo valutando come sia possibile, nelle forme da concordare, celebrare il mistero centrale della nostra salvezza nel cuore delle nostre Chiese. La situazione rimane in continua evoluzione e non è possibile fornire indicazioni definitive per i giorni a venire; saremo pertanto costretti a un coordinamento giorno per giorno”.

Già da ora, però, appare chiaro che la processione delle Palme - che riuniva centinaia di persone lungo le strade percorse da Gesù nel suo ingresso nella Città Santa - non potrà tenersi nella città dove a causa dei lanci di missili iraniani sono vietati gli assembramenti. Una rinuncia molto dolorosa per il profondo significato di questo momento per la comunità cattolica di Gerusalemme. Come pure le restrizioni agli ingressi dalla Cisgiordania rendono oggi impossibile riunire fisicamente il clero al Santo Sepolcro per celebrare la Messa crismale. Questo però non significa che la Pasqua, il mistero centrale della fede cristiana, non verrà celebrata nei Luoghi Santi: “Le chiese della diocesi restano aperte - spiega Pizzaballa -. Parroci e sacerdoti, nelle forme e con le modalità possibili, faranno il possibile per favorire la preghiera e la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni pasquali”.

“Alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti - commenta il patriarca - si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua. È una ferita che si aggiunge a tante altre inferte dal conflitto. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Se non possiamo riunirci come vorremmo, non rinunciamo alla preghiera. Questo è il momento di ricordare l’invito di Gesù ai suoi discepoli: ‘Pregare sempre, senza stancarsi mai’ (Lc 18,1). Desideriamo quindi supplire a queste limitazioni con momenti di preghiera in famiglia e nelle nostre comunità religiose”.

In questo senso il cardinale invita le comunità di rito latino della Terra Santa a vivere un momento comunitario, pur rimanendo ciascuno nelle proprie case. “Desideriamo la pace - spiega Pizzaballa - innanzitutto per i nostri cuori turbati. Solo la preghiera può donarla. Vi invito pertanto a unirvi in preghiera sabato prossimo, 28 marzo, recitando il Rosario per implorare il dono della pace e della serenità, specialmente per quanti soffrono a causa del conflitto”. Per questo appuntamento il patriarcato latino ha diffuso anche un sussidio, preparato da fra Francesco Patton, fino a pochi mesi fa Custode di Terra Santa.

“La Pasqua, che celebriamo nel segno della passione, morte e risurrezione di Cristo – conclude il card. Pizzaballa - ci ricorda che nessuna oscurità, nemmeno quella della guerra, può avere l’ultima parola. Il sepolcro vuoto è il sigillo della vittoria della vita sull’odio, della misericordia sul peccato. Lasciamo che questa certezza illumini i nostri passi e sostenga la nostra speranza”.

Di questa vittoria sull’odio c’è quanto mai bisogno oggi in una Terra Santa, stretta oggi tra la catena apparentemente senza fine tra gli attacchi aerei israelo-americani sull’Iran e il Libano e i lanci di missili e droni iraniani contro Israele e i Paesi del Golfo. Una follia che da più di tre settimane ormai quotidianamente diffonde allarmi, morte e distruzioni. A queste ferite continuano sommarsi anche le violenze dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania che nelle ultime ore hanno conosciuto una nuova escalation dopo la morte di un diciottenne israeliano investito in un incidente giudicato “sospetto” mentre era impegnato sul suo quad in una “ronda” intorno ad alcuni terreni contesi. I movimenti dei coloni già sabato sera hanno inscenato raid punitivi in diversi villaggi palestinesi con incendi ai danni di case e persino di un ambulatorio medico e ulteriori distruzioni. La stessa cosa si è ripetuta ieri sera dopo che il ministro delle Finanze del governo israeliano Bezalel Smotrich è intervenuto al funerale del giovane pronunciando parole che hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco.

Foto: Wikipedia / Bahnfrend

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