26/09/2022, 08.58
KAZAKISTAN
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I conti di Tokaev tra banche e guerre

di Vladimir Rozanskij

Pubblicata inchiesta sulle ramificazioni degli affari del presidente kazako. Affari fatti già all’epoca del suo predecessore Nazarbaev. Il ruolo del figlio e di un nipote. Astana preoccupata per possibili richieste russe di aiuto in Ucraina.

Mosca (AsiaNews) – Un gruppo di giornalisti svizzeri ha pubblicato un’inchiesta che svela le ramificazioni del business più o meno legale dell’attuale presidente del Kazakistan, Kasym-Žomart Tokaev, alfiere di un rinnovamento morale e sociale del Paese delle steppe. Quando era un semplice “delfino di Nazarbaev”, il capo dello Stato kazako possedeva molte azioni e amministrava ingenti somme nei settori dell’estrazione del petrolio e dei metalli attraverso il figlio Timur, come ha scritto l’agenzia Public Eye.

Nell’inchiesta vengono riportate migliaia di comunicazioni elettroniche tra Tokaev e il figlio in russo e in inglese, scritte tra il 2006 e il 2014, ottenute grazie a infiltrazioni degli hacker verificate da autorevoli analisti, da cui risultano movimenti su conti svizzeri e azioni delle società offshore. Anche alcuni organi di stampa kazaki avevano raccontato una circostanza del 2002, quando Timur Tokaev aveva acquistato a soli 18 anni una cinquantina di azioni della Abi Petroleum Capital, poco tempo prima delle dimissioni del padre da primo ministro.

La piccola compagnia petrolifera aveva allora acquisito la licenza per lo sfruttamento dei siti petroliferi delle regioni di Gradovoe e Atyrau, e insieme a Timur ne era titolare Mukhamed Izbastin, nipote dello stesso Tokaev. I due cugini in realtà erano solo prestanome dell’attuale presidente, come mostra la corrispondenza pubblicata dagli svizzeri: nel 2012, quando Tokaev era direttore della sede Onu di Ginevra, egli dava indicazioni ai suoi rampolli per “allargarsi in altri settori ben più remunerativi”.

In un altro messaggio Tokaev avvisa di “avere urgente bisogno di molti soldi” per acquistare una compagnia legata a un ramo “influente” del clan Nazarbaev, circa 10 milioni sui quali il nipote risponde con una certa perplessità, pur ritenendolo “un affare molto interessante”. Non è chiaro se poi i milioni siano stati effettivamente versati, ma anche altre lettere mostrano chiaramente il legame tra la famiglia del “presidente-eterno” Nazarbaev e quella del suo successore. Parte di queste corrispondenze era stata pubblicata in Kazakistan dal giornale Respublika, poi chiuso d’autorità, e dal sito Kazakhstan 2.0, e non vi erano state pubbliche smentite da parte degli interessati.

Nel 2012 Timur aveva aperto un conto presso la banca Julius Bär a Zurigo per la compagnia offshore Edelweiss Resources LLP di sua proprietà, che sarebbe stata la società di mediazione per i trasporti del petrolio tramite il porto russo di Primorsk nel Baltico. I pagamenti relativi a queste operazioni vengono citati in una lettera di Tokaev, insieme ad altre somme forse in contanti che egli stesso avrebbe ricevuto tramite il nipote, per un totale di oltre 4 milioni di dollari.

Ci sarebbe anche un’altra compagnia di prodotti metallurgici, registrata nel 2007, per lo sfruttamento delle miniere di Karaoba e Severnyj Katpar, oltre a una fabbrica a Stepnogorsk, sulle quali sarebbe intervenuto l’allora presidente Nazarbaev per evitare che potessero finire nelle mani dei cinesi. Nelle operazioni relative a queste compagnie si evidenziano voragini finanziarie, di cui non si sa la destinazione reale dei fondi impegnati. La presidenza non ha fornito spiegazioni alle richieste dei giornalisti.

Del resto Tokaev è particolarmente sotto pressione in questi giorni, dopo l’annuncio di Putin della mobilitazione parziale che impone una nuova escalation al conflitto con l’Ucraina, e potrebbe coinvolgere anche il Kazakistan e gli altri Paesi della Csto, l’alleanza militare controllata da Mosca. La Russia potrebbe pretendere un aiuto dagli alleati per “difendere i propri territori” in corso di annessione, cosa che non poteva fare per le manovre di invasione, soprattutto ricordando l’appello fatto da Tokaev a gennaio per sedare le rivolte di Almaty, a cui i russi accorsero immediatamente per essere congedati dopo una settimana. E quindi ora Mosca vorrebbe presentare il conto dei servizi resi, sia dai propri militari che dai propri oligarchi, con cui fino a poco tempo fa ci si divideva la torta.

 

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