26/06/2021, 08.00
MEDIO ORIENTE
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I cristiani pregano per la pace in Medio oriente, affidato alla Sacra Famiglia

In Iraq il patriarca Sako e i vescovi uniti per la fine delle violenze, dell’estremismo e di conflitti sanguinosi. A presiedere la cerimonia di consacrazione anche il patriarca Pizzaballa e il primate maronita Beshara Raï. Il messaggio di papa Francesco alle molte famiglie profughe di oggi nel solco di Giuseppe e Maria, partiti per difendere Gesù. 

Baghdad (AsiaNews) - Il 27 giugno in tutte le diocesi dell’Iraq la Chiesa caldea pregherà per la pace e per la fine di decenni di violenze, estremismo e conflitti sanguinosi in Medio oriente. In concomitanza con la consacrazione della regione alla Sacra Famiglia, il primate card. Louis Raphael Sako celebrerà la messa nella cattedrale caldea di san Giuseppe nel quartiere di Karrada, a Baghdad, in comunione con tutti i prelati del Paese; la funzione sarà trasmessa in diretta sul sito del patriarcato e vi è attesa per un video-messaggio con benedizione apostolica di papa Francesco, diffuso a conclusione della celebrazione. 

La “Giornata della pace per il Medio oriente”, con la consacrazione alla Sacra Famiglia, è una iniziativa del Comitato episcopale di Giustizia e pace del Consiglio dei Patriarchi cattolici della regione, a 130 anni dalla pubblicazione della Rerum Novarum di papa Leone XIII. In Iraq, oltre al primate caldeo ogni vescovo si unirà alla consacrazione con una messa celebrata all’interno della propria cattedrale. In Libano il patriarca maronita Beshara Raï presiede la liturgia eucaristica a Diman, nella residenza estiva, in attesa dell’incontro del primo luglio in Vaticano con papa Francesco per parlare della situazione nel Paese dei cedri. Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini, presiederà l’atto di consacrazione nella basilica dell’Annunciazione a Nazareth. 

Alla funzione si unirà anche il pontefice. Nel messaggio per la giornata pubblicato sul sito del Patriarcato caldeo, Francesco sottolinea il parallelo fra Giuseppe e Maria fuggiti per proteggere Gesù e le molte famiglie profughe oggi in Medio oriente a causa di guerre, fame e violenze. Questa consacrazione, prosegue il papa, aiuta a riscoprire la natura della vocazione di chi professa la fede cristiana nella regione. In tema di convivenza il pontefice richiama la metafora del tappeto, la cui trama è formata da tanti fili diversi, che diventano opera e si completano quando sono intrecciati gli uni con gli altri. Se violenze, conflitti e odio strappano anche solo uno di questi fili, aggiunge, “tutti gli altri nel soffrono“ e il disegno si perde. 

Nel messaggio il papa richiama l’opera consolatrice dello Spirito Santo e la luce della fede che vince anche la paura dei discepoli e illumina il cammino di fedeli [cristiani, ebrei e musulmani] che condividono la comune discendenza da Abramo, padre di tutti i credenti. Da qui l’invito a vivere assieme quanto profetizzato nella fratellanza umana prefigurata nel documento di Abu Dhabi firmato assieme al grande imam di al-Azhar Ahmed al Tayyieb e nell’incontro a Najaf con il grande ayatollah sciita Ali al-Sistani. A conclusione del testo, papa Francesco benedice quanti prenderanno parte, dal vivo o attraverso internet e i social network, alle celebrazioni liturgiche in programma domani in tutto il Medio oriente. 

Per la consacrazione, una icona della Sacra Famiglia dipinta e intarsiata con le reliquie della basilica dell’Annunciazione di Nazareth, conservata sopra l’altare della chiesa di san Giuseppe, sarà portata in pellegrinaggio nei diversi Paesi della regione. Il viaggio, spiegano i promotori, partirà dal Libano per giungere a Roma l’8 dicembre 2021, festa dell’Immacolata concezione, per poi fare ritorno in Terra Santa. 

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