29/04/2026, 13.15
FILIPPINE
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I morti di Toboso e il fuoco indiscriminato dell'esercito filippino contro l'NPA

di Stefano Vecchia

Numerosi civili e anche due minorenni tra le 19 persone uccise nella provincia di Negros Occidentale in un raid  del 79° Battaglione di fanteria. Un eccidio che fa riemergere la piaga dell'eliminazione di attivisti e operatori sociali nella guerra contro le milizie comuniste del New People's Army. Proprio mentre Manila ha la presidenza di turno dell'Asean. Associazione parlamentari per i diritti umani: "Violato anche il diritto internazionale".

Manila (AsiaNews) - L'uccisione il 19 aprile di 19 persone a Toboso, nella provincia centrale filippina di Negros Occidental, durante una operazione militare che ha coinvolto il 79° Battaglione di fanteria delle Forze armate filippine, ha suscitato una vasta eco nelle Filippine e riacceso i riflettori su una situazione che sembrava ormai relegata al passato ma che periodicamente riemerge.

Tra le nove vittime sicuramente civili ma indicate dai militari come esponenti del New People’s Army, braccio armato del Partito comunista filippino da lungo tempo fuorilegge, sono state identificate la giornalista RJ Nichole Ledesma, le studentesse Alyssa Alano e Maureen Keil Santuyo iscritte al campus di Diliman dell'Università delle Filippine, il ricercatore Errol Wendel Chen, gli attivisti con doppia cittadinanza filippina es statunitense Kai Dana-Rene Sorem e Lyle Prijoles e un residente di Toboso, Roel Sabillo. Altri due uccisi, di cui ancora non sono note le generalità perché probabilmente non identificabili, sono stati indicati come minorenni.

Di “una operazione che non distingue tra combattenti armati e operatori sociali” e “un attacco indiscriminato che viola il diritto internazionale umanitario” per il quale devono essere ritenute responsabili le Forze armate filippine parla l'Associazione dei parlamentari Asean per i diritti umani (Aphar) per voce della sua presidente e membro della Camera dei rappresentanti indonesiana, Mercy Chriesty Barends.

Una reazione che nasce avendo presente la tradizione di operazioni in vario modo giustificate che hanno coinvolto le truppe regolari e che hanno spesso preso di mira non soltanto militanti armati, ma anche operatori umanitari, attivisti per i diritti umani che si oppongono a iniziative economiche, di potere o di controllo sul territorio.

Ledesma, 30 anni, era il coordinatore regionale dell'Altermidya Network, piattaforma d’informazione a indirizzo sociale. Secondo la stessa rete, la giornalista sarebbe stata uccisa non a Toboso ma in un’altra località, Sitio Plariding, durante un inseguimento. Alano era membro del consiglio studentesco della sua università ed era attiva nel sostegno alle cause degli agricoltori dell’isola di Negros. Contadini e attivisti erano Santuyo e Chen, particolarmente impegnati a far conoscere le condizioni dei lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero. Prijoles, si trovava in missione nella comunità locale quando si è verificata l’operazione militare.

I comandi militari hanno sostenuto che tutti e 19 le persone uccise fossero membri del New People’s Army e che il sequestro di armi da fuoco lo confermerebbe. Tuttavia la Commissione filippina per i diritti umani ha avviato un'indagine indipendente, affermando che “in caso di dubbio, le persone (coinvolte) devono essere considerate civili”.

Drastico il giudizio dei parlamentari Asean che aderiscono ad Aphar: ricordano come spesso “la legge antiterrorismo del 2020, che consente arresti senza mandato e detenzioni senza accusa, è stata usata come arma contro giornalisti, attivisti e operatori sociali” e, sottolineano, “l'etichettatura indiscriminata da parte delle Forze armate filippine di tutte le 19 vittime come membri del New People’s Army si inserisce in questo schema”.

La situazione creata dall’operazione militare si inserisce nel contesto della presidenza di turno di Manila dell’Asean, che richiede di tutelare in modo ancor più incisivo rispetto per la vita, libertà civili e diritti umani. Di contrastare anche la violenza, insieme diffusa e mirata. Il Center for Media Freedom and Responsibility ricorda come siano stati 156 i giornalisti uccisi nel Paese dal 1986, e Reporter senza frontiere ha collocato lo scorso anno le Filippine al 116mo posto su 180 aesi inclusi nell'Indice mondiale della libertà di stampa”.

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