I 'partigiani dei libri' in Russia
Di fronte alla stretta sulle librerie e case editrici per mettere fuori commercio romanzi, saggi o anche classici della letteratura ritenuti oggi a Mosca "sovversivi", alcuni singoli cittadini organizzano piccole biblioteche private per condividere i propri volumi. Le persone si radunano e parlano della guerra, senza nominare l’Ucraina, ma leggendo storie che altrimenti oggi non si troverebbero da nessuna parte.
Mosca (AsiaNews) - In Russia si è ormai instaurata una severa censura libraria, e le case editrici sono costrette a togliere le pubblicazioni dalla vendita e a esporre avvertenze sui contenuti proibiti, anche in volumi su Puškin o su argomenti classici della letteratura. Nei romanzi e nelle opere di saggistica più recenti, capita spesso di imbattersi in pagine che sono state eliminate per motivi di censura. Gli scrittori dichiarati “agenti stranieri” non hanno di fatto alcuna possibilità di pubblicare i loro scritti, e nelle librerie indipendenti le visite di controllo sono ormai quasi quotidiane.
Come spesso succede, a un’azione corrisponde una reazione, e sta nascendo in Russia un “movimento partigiano del libro”. Alcuni organizzano club e biblioteche dove leggere e discutere liberamente degli autori, qualcuno cerca diligentemente di colmare le lacune della censura, altri raccolgono collezioni private di libri “pericolosi”. Il sito Veter (“Il Vento”) ha cercato di approfondire la conoscenza di questo mondo alternativo, con l’aiuto della corrispondente di Novaja Gazeta Irina Kravtsova.
Nella città di Ivanovo della Russia centrale, in una casa anonima in centro, al primo piano ci sono alcuni piccoli negozi e al secondo degli uffici, tra i quali si nasconde dal 2022 una piccola biblioteca intitolata a George Orwell, che attira molte persone di diverso orientamento, compresi gli agenti del centro per la lotta all’estremismo. Dopo l’invasione dell’Ucraina, l’imprenditore locale Dmitrij Silin era rimasto scioccato, e si era messo a girare in macchina mettendo a tutto volume la canzone “A noi non serve la guerra” del gruppo Nogu Svelo, e mostrando per strada la foto del nonno-veterano con la scritta “Mio nonno ha combattuto per la pace”. Subito dopo la data tragica del 24 febbraio aveva acquistato circa cento esemplari del 1984 di Orwell per “aiutare la gente a capire che cosa sta succedendo”, e li distribuiva agli studenti delle diverse facoltà di Ivanovo.
Attorno a Silin si è creato in poco tempo un gruppo di attivisti, a cominciare dalla 70enne Olga, che per tutta la vita aveva insegnato all’università la storia romana antica. Insieme hanno cominciato a proporre a chi voleva di leggere libri di anti-utopia come Noi di Zamjatin, Il mondo nuovo di Huxley, Khadži-Murat di Tolstoj, Difficile essere un dio dei fratelli Strugatskij. Olga usciva tutti i pomeriggi alle 16 fino al buio, passeggiando insieme a tanti cittadini sul lungofiume da poco restaurato e distribuendo i libri. Con l’arrivo del freddo autunnale Dmitrij e Olga, insieme a tanti altri che si erano uniti a loro, hanno deciso di aprire una biblioteca privata, affermando che “questa situazione della Russia non potrà durare in eterno, e serviranno persone in grado di proporre altri modi di vedere la vita della società”.
Silin è stato poi fatto oggetto di numerose pressioni da parte delle forze dell’ordine, con multe, perquisizioni e arresti, finché è stato costretto a lasciare la Russia nel 2023, ma la biblioteca continua ad esistere e ad essere sostenuta da tantissime persone. Ora nella “George Orwell” ci sono un migliaio di volumi, in gran parte raccolti dal fondatore, ma anche dagli attivisti negli anni successivi. Le persone si radunano e parlano della guerra, senza nominare l’Ucraina, ma leggendo storie di libri che altrimenti non si troverebbero da nessuna parte.
Kravtsova racconta di tante storie simili a quella della biblioteca di Ivanovo, come quella della 25enne psicoterapeuta Elizaveta di San Pietroburgo, a cui lo scorso febbraio è stato chiesto il passaporto a un centro di distribuzione dei prodotti comprati on-line, perché tra di essi c’era un libro dell’argentino Andrés Neuman, Una volta Argentina, che descrive la vita di alcune generazioni di emigranti in America Latina. Ha scoperto quindi che quasi tutti i libri della sua collezione privata sono proibiti in Russia, “non ci potevo credere”, e ora cerca di condividerli con quante più persone possibile. Come afferma Elizaveta, “la biblioteca è la nostra Bolotnaja”, riferendosi alla piazza di Mosca delle grandi proteste di Aleksej Naval’nyj, che ora si esprimono nelle pagine dei tanti libri vietati a un popolo che ama leggere, e non si lascerà privare di questa possibilità di scoprire mondi nuovi.
Foto: Dmitrij Silin con aclune copie di 1984 di George Orwell (immagine tratta dal sito Veter)
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