I popoli nativi della Russia e il Consiglio d'Europa
Tra i 15 delegati delle forze democratiche russe all’estero con cui l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha cominciato a lavorare vi sono anche rappresentanti di popoli come gli udege, i buriati, gli izoriani e i komi. Che raccontano: “Per molti europei è scioccante sapere che non per tutti in Russia la lingua nativa è quella russa”.
Strasburgo (AsiaNews) - L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa Aspe ha iniziato a lavorare con i 15 delegati delle forze democratiche russe all’estero, tra cui vi sono alcuni dei più noti “agenti stranieri” e politici di opposizione al regime di Vladimir Putin come Mikhail Khodorkovskij, Vladimir Kara-Murza, Dmitrij Gudkov, Garri Kasparov, Oleg Orlov, Ljubov Sobol, Nadežda Tolokonnikova e altri, scelti tra un gruppo di 200 candidati che avevano dato la propria disponibilità. Tra i prescelti vi sono 5 rappresentanti dei popoli nativi e minori della Russia, che presentano le esigenze anche dei tanti altri gruppi etnici della Federazione.
Il più autorevole di questi è Pavel Suljandziga, attivista degli Udege, un ramo della famiglia tungusa dell’Estremo oriente russo. Dottore in economia, dal 2017 egli vive negli Usa, dove ha ottenuto l’asilo politico, lasciando il Paese dopo numerose pressioni da parte delle forze dell’ordine, difendendo in molte iniziative i diritti dei suoi fratelli Udege, che oggi sono ridotti a circa 1.500 persone, creando anche il fondo Batani di difesa dei diritti dei popoli nativi, che in Russia è stato dichiarato “organizzazione indesiderata”. Egli dichiara di “voler rivolgere l’attenzione alle repressioni in atto in Russia”, ricordando che gli attivisti di questo settore vengono continuamente arrestati e condannati a pene tra i 20 e i 25 anni di lager.
Un altro rappresentante molto conosciuto è Vasilij (Batlaj) Matenov della Buriazia, che nel 2017 aveva fondato l’agenzia indipendente di comunicazioni Aziaty Rossii, “Asiatici di Russia”, che considera la sua missione quella di essere “un punto d’incontro per tutti gli attivisti e i movimenti dei nativi”, con un dialogo aperto alla partecipazione per chiunque voglia contribuire a costruire il futuro dei popoli della Russia e che “non è indifferente ad essi”. Dalla Cecenia viene Ruslan Kutaev, presidente dell’Assemblea dei popoli del Caucaso, che ritiene indispensabile istituire un tribunale internazionale contro il regime di Putin, “senza aspettare che lo faccia l’Ucraina, per i crimini da lui compiuti all’interno della Russia”.
Gli altri due membri della delegazione, inseriti a titolo dei popoli minori, sono Ekaterina Kuznetsova di Narva in Estonia e Lana Pylaeva della repubblica settentrionale di Komi. La prima rappresenta il movimento della “Ingria libera”, un gruppo informale di “regionalisti” che ha iniziato le sue attività nel 1998, prima ancora dell’ascesa al potere di Putin, rivendicando l’autonomia nella regione attorno e a nord di San Pietroburgo. Ingria è il termine abbreviato per Ingermanlandia, una storica regione nord-occidentale della Russia abitata dall’etnia ugro-finnica degli Izoriani o Ižori, imparentati anche con gli estoni. Ekaterina afferma che “la cosa più importante è trovare una vera comprensione reciproca tra tutti i rappresentanti democratici russi all’Aspe, siamo all’inizio di un lungo cammino”.
I delegati sono stati scelti per la loro attività pubblica e per la chiara ed esplicita condanna dell’invasione dell’Ucraina, come ha fatto in modo molto efficace Lana Pylaeva, direttrice della testata Komi Daily e attivista per i diritti dei Komi, una popolazione importante della Russia centro-settentrionale, la cui conversione al cristianesimo avvenne a inizio del XV secolo ad opera di uno dei più grandi monaci missionari, santo Stefano di Perm, come segno della rinascita religiosa di tutta la Russia dopo i due secoli del “giogo tartaro”. Lana osserva che “per molti europei è scioccante sapere che non per tutti in Russia la lingua nativa è quella russa”, ciò che giustifica la distinzione tra russkye (i russi etnici) e rossijskye (i russi di altra radice e lingua). Conoscere la storia, la cultura e lo stile di vita di questi popoli è importante anche per capire “chi sta dall’altra parte del cavo quando si parla di gasdotti e trasporti petroliferi, come vivono questi popoli e come lo Stato russo si comporta nei loro confronti”.
Tra i russi all’estero, e anche in patria, si è aperta una grande discussione sulla composizione di questa delegazione, e nessuna “quota di genere o di etnia” può soddisfare veramente le aspirazioni di tutti. Questo è uno dei motivi per cui i russi non hanno mai saputo unirsi nell’esprimere il proprio dissenso nei confronti della dittatura, da quella degli zar a quella sovietica fino al nuovo totalitarismo putiniano, e l’esperienza in corso a Strasburgo potrebbe aprire una nuova fase di edificazione comune della Russia del futuro.
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