I terroristi vogliono trasformare l'Iraq in uno "stato fallito"
Intervista al Prof. Vittorio Emanuele Parsi, docente di relazioni internazionali all'Università Cattolica di Milano.
Milano (AsiaNews) - Colpire le istituzioni che lavorano per il ritorno alla normalità in Iraq: sembra questa la strategia dei terroristi. Con continui attacchi essi stanno creando il panico non solo tra le forze straniere e le agenzie internazionali, ma anche tra la popolazione civile. La strategia, per nulla improvvisata, risponde a precisi orientamenti ideologici: seminare il panico nella società civile irakena, costringere gli stranieri ad andarsene, instaurare in Iraq un governo di copertura al terrorismo. È questa in sintesi la tesi di Vittorio Emanuele Parsi, politologo internazionale, che analizza per AsiaNews il senso degli ultimi sviluppi in Iraq.
All'indomani dell'attentato terroristico a Nassiriyah si ripropone la domanda: se la guerra è finita, perché si continua a morire in Irak?
È certo conclusa la guerra contro il regime di Saddam Hussein. Ma subito dopo ne è iniziata un'altra, quella tra il terrorismo fondamentalista e le presenze in Iraq. E non è una una guerra dei seguaci di Saddam, anche se questi traggono indubbio vantaggio dalla situazione. È significativo che oltre a presenze militari straniere, fra i colpiti vi sono anche istituzioni per nulla coinvolte con l'occupazione in Iraq, quali la Croce Rossa Internazionale e l'Onu. L'idea dei terroristi è che l'Iraq deve diventare un "Afghanistan con il petrolio". L'assenza di un'autorità credibile consentirebbe ai terroristi di usare l'Iraq come un porto franco e una base logistica per le loro organizzazioni.
Quindi l'obiettivo di questi terroristi è un Iraq non libero e democratico?
Il loro scopo è quello di trasformare l'Iraq da Stato "canaglia" a Stato "fallito", che non controlli niente al proprio interno e in cui essi possono muoversi a proprio piacimento.
Un Iraq democratico potrebbe creare democrazia nei Paesi vicini?
Credo che se si realizza in Iraq una democrazia secondo la cultura e gli standard di vita locali, rispettoso dell'esistente, efficace, con un minimo di progresso civile, tutto questo sarebbe un esempio molto contagioso. Ci sarebbe per la prima volta un modello alternativo al fondamentalismo. Non è un caso che i terroristi oggi in Iraq colpiscano centrali elettriche, oleodotti, vie di comunicazione: vogliono impedire un ritorno alla normalità.
E il futuro? L'Occidente deve rivedere la sua presenza in Iraq?
Nella costruzione di un regime democratico in Iraq deve essere coinvolto l'Onu. Bisogna che l'Europa entri a far parte di una nuova coalizione, che non sia più la willing coalition di Bush. La popolazione irakena in maggioranza vuole democrazia e pace. Abbandonare adesso l'Iraq vorrebbe dire proclamare alle popolazioni islamiche, che l'unica loro possibilità di riscatto è il fondamentalismo islamico. La sicurezza dell'islam moderato, dell'Europa e del mondo intero dipende dalla vittoria sul terrorismo fondamentalista in Iraq.
28/10/2014
08/09/2004