18/03/2024, 08.21
RUSSIA-ASIA CENTRLE
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Il 'nuovo' Putin e l'Asia Centrale

di Vladimir Rozanskij

Dopo la rielezione plebiscitaria del presidente russo in piena enfasi bellica anche le repubbliche ex sovietiche dell'Asia Centrale si interrogano sulle ripercussioni. Molti esperti ritengono che nel nuovo mandato ci sarà un rinnovato interesse di Mosca per l'intera area. Il nodo dei migranti asiatici.

Il “nuovo” Putin e l’Asia centrale

Mosca (AsiaNews) - Pur essendo ormai la quinta rielezione a presidente, a cui si aggiunge la parentesi da primo ministro per un totale di 24 anni che diventeranno 30, il nuovo mandato di Vladimir Putin - ottenuto sbandierando quasi il 90% dei consensi in piena enfasi bellica - suscita domande non solo tra i cittadini russi, ma anche tra quelli dei Paesi limitrofi, e soprattutto quelli ex-sovietici dell’Asia centrale. Il sito Asia-Plus ha cercato di valutare i possibili sviluppi con alcuni esperti e politologi, ricordando anche quanto seguito alle precedenti elezioni del 2018.

Per la vita dei cittadini russi le elezioni si sono rivelate in passato un momento decisamente poco gratificante: nel 2018, nonostante Putin avesse promesso di non farlo, ci fu l’aumento dell’età pensionabile, che suscitò numerose proteste soffocate nei giorni dei successivi campionati del mondo di calcio, derubricandole a “manifestazioni di tifosi esagitati”. La politologa Ekaterina Šulman teme questa volta l’annuncio di una nuova mobilitazione per la guerra in Ucraina, che allo stesso tempo impedirebbe qualunque espressione di scontento per altre misure economiche che si attendono, come l’aumento della tassazione per i redditi medio-alti e le imprese private.

Potrebbero esserci conseguenze anche rispetto alle relazioni della Russia con l’estero, e uno dei temi più sensibili per i centrasiatici è sicuramente la politica delle migrazioni, lavorative e non, che negli ultimi tempi è stata sottoposta a numerose restrizioni. L’esperto tagico Parviz Mullodžonov ritiene che in generale i rapporti rimarranno invariati, soprattutto con Dušanbe, uno dei più fedeli partner strategici di Mosca: “la Russia intende mantenere alta la sua capacità d’influsso sui Paesi post-sovietici, cercando di frenare ogni loro tentativo di avvicinarsi all’Occidente, e con la mobilitazione ci saranno intense manovre di coinvolgimento dei migranti asiatici, soprattutto di quelli in possesso del passaporto russo, con relative pressioni sui Paesi d’origine”. Le condizioni economiche diventeranno sempre più difficili per i migranti, con la caduta del rublo e la crisi economica in corso.

Secondo Sajfullo Safarov, ex-dirigente del Centro di ricerche strategiche del Tagikistan, “con la Russia noi non siamo soltanto partner, ma veri e propri alleati, come si vede anche dalle relazioni molto fraterne del nostro presidente Emomali Rakhmon con lo stesso Putin, quindi per noi le cose dovrebbero migliorare dopo le elezioni”. La questione dei migranti è più complessa delle relazioni interstatali, essendo legata anche alle attività illegali degli stessi migranti in Russia che provocano reazioni sempre più dure, e a volte spropositate, da parte dei funzionari russi delle amministrazioni e delle forze dell’ordine. Per questo, secondo Safarov, “il nostro governo deve cercare di intervenire per contrastare le azioni troppo repressive, e difendere i diritti dei suoi cittadini all’estero”.

L’ex-capo dell’Associazione dei tagichi di Russia, Abdullo Davlatov, conferma l’impressione che Putin cercherà ancora maggiore sponda nel Tagikistan e negli altri Paesi amici della regione, “soprattutto dopo le ulteriori sanzioni contro la Russia, cercando vie di aggiramento e di alternativa”. Nell’ultima conferenza stampa Putin ha inoltre annunciato la creazione di una nuova struttura speciale per la regolazione dei processi migratori, che coinvolgono non soltanto l’Asia centrale; la Russia sta cercando di assumere nuovi lavoratori dall’Africa, dalla Corea del sud, dall’India, da Cuba e da altri Paesi “amichevoli”. Questo significa che “i migranti servono sempre di più all’economia e alla demografia russa, e dopo le elezioni dovrebbero incontrare un atteggiamento più favorevole”, sottolinea Davlatov.

Anche altri esperti, come il politologo Mukhammad Šamsuddinov, ritengono che il “nuovo” Putin si volgerà con più attenzione e interesse all’Asia centrale, soprattutto se questi Paesi avranno bisogno di sostegno anche militare, “come potrebbe avvenire per un improvviso aumento della minaccia proveniente dall’Afghanistan, sempre rimasta attuale negli ultimi due anni e mezzo”. Un fattore segnalato da molti commentatori è peraltro il cambiamento dei sentimenti verso la Russia nella popolazione di questi Paesi, che in grande maggioranza non hanno approvato l’invasione dell’Ucraina, e temono di subire a propria volta altre forme di occupazione russa, che riportano alla memoria eventi del passato zarista e sovietico.

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