13/01/2026, 08.43
RUSSIA
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Il destino della 'flotta ombra' di Mosca

di Vladimir Rozanskij

Per il momento la Russia tende a minimizzare la portata delle operazioni della Guardia costiera Usa contro le sue petroliere fantasma che per aggirare le sanzioni si stanno ritirando dai mari caraibici limitandosi a cirumnavigare i territori euroasiatici. Ma i difensori della guerra guardano con perplessità l'abbandono dei "Paesi amichevoli" paventando il rischio di rimanere con la sola Corea del Nord al proprio fianco.  

Mosca (AsiaNews) - La guardia costiera degli Usa, con il sostegno delle altre agenzie federali, ha fermato nei giorni scorsi la petroliera Marinera, conosciuta anche come Bella 1, provocando reazioni molto stizzite nella dirigenza della Russia, anche se sulle reti social russe si ironizza sull’accaduto diffondendo la canzone italiana Bella Ciao, un addio alla famigerata “flotta ombra” russa che da quattro anni ormai aggira sanzioni e divieti in ogni parte del globo. La causa dell’arresto è la navigazione sotto bandiera di un altro Stato, e il sospetto appunto che la nave faccia parte della flotta ombra, con tutti i membri dell’equipaggio sotto inchiesta (22 ucraini, 6 georgiani e altri) tranne i 2 russi che sono stati restituiti a Mosca come gesto di distensione.

Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato, dopo l’operazione della cattura in Venezuela del dittatore Nicolas Maduro, che farà di tutto per estirpare l’influenza russa e cinese nella regione caraibica e sudamericana, e da Mosca non sono giunti commenti da parte di Vladimir Putin, che ha lasciato sfogare i suoi sottoposti, anche se dopo l’arresto della seconda petroliera Sophia dal Cremlino sono giunti moniti a interrompere la persecuzione navale. Le circostanze del resto non sono del tutto inedite; già lo scorso ottobre la Francia aveva fermato il capitano della nave Bogasau, e anche la Danimarca aveva espresso la sua intenzione di lottare per bloccare la flotta ombra, per non parlare delle diverse azioni di sabotaggio alle navi russe nel mar Nero da parte delle forze ucraine.

La Bella-Marinera era stata registrata ad Haiti, e al momento dell’inseguimento da parte degli americani aveva issato la bandiera panamense, per poi cambiarla con quella russa, sperando nel rispetto degli statunitensi. L’esperto del mercato petrolifero Boris Aronstein ritiene che l’obiettivo principale sia quello di fermare i trasporti di petrolio diretti verso Cuba, un “obiettivo geopolitico a lungo termine” della strategia messa in campo dal segretario di Stato Marco Rubio, cubano di origine, che sembra avere intenzione di arrivare a un cambio di regime all’Avana. Il giornalista tataro-russo Ruslan Ajsin sostiene che “Trump intende respingere le intrusioni russe nelle zone d’interesse americano, se il problema fosse in Europa o in Asia gli Usa non muoverebbero un dito”.

Come dimostrano diverse inchieste giornalistiche come quelle di Sistema e Radio Svoboda, negli affari della flotta ombra della Russia sono coinvolti diversi oligarchi che aiutano nell’aggiramento delle sanzioni insieme ai servizi dell’Fsb, visto che altrimenti il governo russo rimarrebbe impotente. La Russia è ormai priva di strumenti legali, essendo uscita da tutte le istituzioni internazionali interessate, e utilizza tutte le risorse alternative possibili, fino ai gruppi criminali di varie parti del mondo. Nella “guerra dei mari” è attiva contro la Russia anche la Gran Bretagna, una superpotenza marittima dei tempi passati, e si è schierata a fianco degli americani anche nelle ultime operazioni di arresto delle petroliere russe.

Gli effetti della vicenda si dovranno ancora valutare, ma per il momento i russi stessi tendono a minimizzare, con la formula “non era propriamente una nave russa” e quindi si tratta di un incidente non troppo serio, più che altro un fraintendimento. Le strategie globali mirano a obiettivi ben più importanti, e la propaganda russa cerca di far dimenticare l’accaduto, senza ergersi più di tanto a difesa del Venezuela o di Cuba. Alcuni siti russi cercano semmai di accusare la Cina di “aver abbandonato il Venezuela”, e la flotta ombra si ritira dai mari più lontani, limitandosi a circumnavigare i territori eurasiatici nei limiti del possibile.

Si diffonde semmai tra i commentatori russi, i cosiddetti blogger turbo-patrioti, una perplessità sulle relazioni tra la Russia e i “Paesi amichevoli”: se il Cremlino non si fa problemi ad abbandonare e tradire i suoi alleati latinoamericani, e non si preoccupa più di tanto neppure degli sconvolgimenti in Iran, chi potrà ancora fidarsi di Mosca? Rimanere da soli con la Corea del nord di Kim Yong-un non è una prospettiva che attira molti favori, neanche tra i più accaniti difensori della guerra russa verso il mondo intero.

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