11/01/2024, 08.57
TAGIKISTAN
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Il futuro dei ghiacciai del Tagikistan

di Vladimir Rozanskij

Anche Dushanbe si trova a fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico in un Paese in cui i ghiacciai coprono il 6% della superficie complessiva offrendo importanti riserve di acqua dolce. La sfida di uno sfruttamento più razionale delle risorse idriche anche per mitigare i rischi di conflitti gli altri Stati dell'Asia Centrale.

Dushanbe (AsiaNews) - Il Tagikistan è impegnato da anni nella difesa e conservazione dei suoi grandi ghiacciai, e la Cop28 di Dubai, insieme ad altri congressi internazionali di ecologia, hanno richiamato durante l’anno passato l’interesse di tutta la comunità internazionale. L’ingegnere energetico tagico Kamolidin Sirožidinov ha pubblicato una sua valutazione su AsiaPlustj, per ricordare che “le catastrofi si possono evitare solo se si capisce quello che accade”.

In Tagikistan vi sono migliaia di accumuli di ghiaccio, in cui si conservano 400 chilometri cubi di acqua dolce di altissima qualità, una quantità 8 volte superiore al corso annuale dell’acqua dei fiumi, e questo da tempo immemorabile. Come spiega Sirožidinov, “queste enormi riserve d’acqua non sono escluse dal circolo naturale dell’acqua in natura, al contrario partecipano direttamente ad esso con un ruolo di straordinaria importanza, sono la fonte che genera la vita in tutta l’Asia centrale”.

Dai ghiacciai tagichi sgorgano i grandi fiumi Amu Darya e Zeravšan, e li alimentano generosamente durante i caldi mesi estivi, e soprattutto durante gli anni di maggiore siccità, come avvenuto nel 2023. In questi casi i ghiacciai perdono una grande quantità delle riserve acquifere, accumulate nel corso di molti anni, che in parte si riformano negli anni più freddi e umidi. La funzione regolatrice dei ghiacciai, ricorda l’ingegnere “è il principale vantaggio idrogeologico dell’uomo”, ed è particolarmente urgente intervenire sulle dinamiche di movimento dei ghiacci, lo scivolamento dei cristalli e le discese gravitazionali, sulle quali oggi si confrontano teorie nuove e molto differenti tra loro.

Il movimento dei ghiacci non è uniforme: al centro il ghiacciaio si muove più velocemente che ai lati, dove è frenato dagli attriti sul terreno. Le crepe che si formano e s’intersecano provocano la formazione di blocchi di ghiaccio separati tra loro, che cadono con velocità molto differenti. Da questi fenomeni dipende l’erosione delle vette montuose, creando nuovi picchi e avvallamenti spesso separati da fragili barriere, e facendo scomparire le formazioni più piccole dei ghiacciai. Come avverte Sirožidinov, “attualmente mancano i dati della reale degradazione dei ghiacciai e dei bacini idrici del Tagikistan, e sulla consistenza dei terreni formati dalle loro trasformazioni”.

Le incertezze della resistenza dei ghiacciai, in questa epoca di mutamenti climatici, si considerano dipendenti dal riscaldamento globale e dall’inquinamento. Per l’esperto tagico diventa fondamentale saper distinguere tra “le oscillazioni lente o secolari e quelle di brevi periodi”, imparando a scrutare le “profondità dei ghiacciai” con maggiori conoscenze della natura delle sue acque e dell’essenza degli eventi fisici, a scopi scientifici e pratici.

I ghiacciai ricoprono il 6% del territorio del Tagikistan, e soltanto una ricerca più approfondita “permetterà di usare in modo più razionale le risorse idriche dei fiumi ad essi collegati”, senza farsi prendere dal panico della “catastrofe imminente” o della “guerra delle acque” come quella che si paventa in relazione, ad esempio, ai progetti dell’Afghanistan di accaparrarsi le risorse dell’Amu Darya. Le acque si possono proteggere e risistemare in tante diverse dimensioni, sfruttando i laghi e bacini che scaturiscono dalle pulsazioni e dai movimenti dei ghiacciai, mettendole a disposizione di tutti gli Stati e i popoli dell’Asia centrale.

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