12/05/2015, 00.00
LIBANO
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Il modello politico libanese una fonte di ispirazione per le società pluraliste

di Fady Noun
In un intervento al congresso ungherese su “Dialogo e identità”, il presidente del Consiglio superiore della magistratura libanese, Jean Fahed, evidenzia come il Paese dei cedri sia l’unico Stato al mondo fondato insieme da cristiani e musulmani.

Beirut (AsiaNews) – Il Libano è l’unico Stato al mondo fondato insieme da cristiani e musulmani e ciò rende la Costituzione libanese un esempio e una possibile fonte di ispirazione per le società pluraliste. L’ha evidenziato il presidente del Consiglio superiore della magistratura libanese, Jean Fahed, nel suo intervento al congresso sul tema “Dialogo e identità”, tenutosi a Budapest, da dove egli è ora rientrato.

L’incontro (nella foto), svoltosi a iniziativa del ministero della Giustizia, voleva anche segnare il quarto anniversario dell’adozione della nuova Costituzione ungherese che, secondo il premier ungherese Viktor Orban, presente al congresso, era “una necessità per mostrare l’identità costituzionale della nazione ungherese”.

L’adozione della sua Legge fondamentale ha impegnato l’Ungheria in un braccio di ferro con l’Unione europea, in quanto il suo testo integrava la fede, la Chiesa, la nazione e la famiglia non come eredità del passato, ma come valori del futuro. Il testo faceva riferimento, nel suo preambolo, al cristianesimo come fattore di unificazione della nazione ungherese, della quale si impegna a salvaguardare “l’unità spirituale e intellettuale”; fatto che viene criticato dai suoi detrattori, secondo i quali si tratta di una discriminazione verso gli atei e i fedeli di altre religioni. Inoltre, si fa un tutt’uno tra la nazione politica e quella etnica e assimila alla nazione ungherese le minoranze di ceppo ungherese che vivono fuori dei confini del Paese. In tal modo si rende possibile la concessione del voto a coloro che sono di origine ungherese degli Stati vicini, rendendo possibile la nascita di contrasti con i Paesi confinanti con forti minoranze etniche ungheresi, come la Slovacchia o la Romania. Il documento apre anche la porta a un possibile divieto di aborto, affermando che “la vita del feto deve essere protetta dal momento del concepimento”.

Le minoranze come entità pubbliche

Nel suo intervento, Jean Fahed, unico conferenziere non europeo, ha rapidamente ripercorso la storia degli imperi che, in 1300 anni, si sono succeduti nel mondo arabo, dopo i Lakmidi e i Gassanidi cristiani del III secolo, fino all’Impero ottomano, passando per gli imperi arabi. Ha cercato di dimostrare che, in questa parte del mondo, il riconoscimento ufficiale, come entità pubbliche delle differenti comunità etniche, linguistiche, culturali e religiose ha salvaguardato il pluralismo in quelle società fino alla fine del XIX secolo.

In compenso, l’apparizione, durante il XIX secolo, di un arabismo omogeneo che non ha mai smesso di essere difeso ha eclissato dalla scienza pubblica le comunità minoritarie come entità pubbliche. E’ così che una laicità costituzionale imposta in Paesi come l’Iraq e la Siria ha finito per far cadere nel dimenticatoio le comunità minoritarie come entità pubbliche. In compenso, le comunità libanesi hanno potuto sfuggire a tale tragica sorte, almeno in parte, grazie all’ancoraggio ai valori del pluralismo comunitario, contenuti nella Costituzione libanese dal 1926.

E’ a tale  titolo che Jean Fahed ha sottolineato la novità della Costituzione libanese e il suo carattere di esempio e che ha ricordato che lo Stato libanese è l’unico al mondo che cristiani e musulmani hanno fondato insieme.

L’unità, una realtà  in divenire

La salvaguardia dell’unità dello Stato è “un obiettivo permanente per i libanesi e vi si impegnano quotidianamente grazie a un dialogo quotidiano tra tutte le componenti della società”, evidenzia ancora Jean Fahed. E’ ciò per cui il concetto di identità libanese “nasce, si rinnova ed evolve en permanenza, frutto della storia e della libertà”.

Così, per il presidente del CSM, l’identità libanese “non è una realtà aleatoria, un obiettivo impossibile da realizzare”, ma si radica nel pensiero e nel cuore di ogni libanese, ed è ciò che ha fatto dire a Giovanni Paolo II che il Libano è “più di un Paese, un messaggio di libertà e di pluralismo per l’Oriente e l’Occidente”.

Pertanto, il presidente Fahed ha espresso il parere che il modello politico libanese, malgrado l’apparente complessità, può essere una fonte di ispirazione per le società pluraliste sotto il profilo religioso, culturale ed etnico che si moltiplicano nel mondo, a causa dell’enorme mescolanza demografica che produce.

 

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