09/04/2022, 13.49
PAKISTAN
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Islamabad: parlamento riunito per sfiducia a Khan che mobilita la piazza

di Shafique Khokhar

Esito atteso in serata, l’opposizione dovrebbe poter contare sui voti necessari. Il premier uscente ha detto di accettare il verdetto imposto dalla Corte Suprema, ma chiama i suoi a “difendere la sovranità” il 10 aprile. Leader cristiani: “Se i politici non sbloccano la crisi sarà il Paese a subire le conseguenze. Si affronti anche il tema delle minoranze”.

Islamabad (AsiaNews) – Il parlamento pachistano è riunito da questa mattina dopo la sentenza della Corte suprema che a Islamabad ha dichiarato illegittima la cancellazione del voto di sfiducia al governo di Imran Khan e il conseguente scioglimento dell’assemblea decretato dal presidente Arif Alvi su indicazione del premier uscente. In serata è atteso il voto di sfiducia il cui esito sfavorevole a Khan appare ormai più che probabile: dopo le defezioni dalla coalizione guidata dal Pakistan Tehreek-e-Insaf l’opposizione può infatti contare su almeno 172 voti, che rappresentano la maggioranza dei 342 deputati.

Ieri sera Imran Khan si è rivolto alla nazione in un discorso televisivo nel quale ha detto di “essere rattristato” ma di “accettare” il verdetto pronunciato giovedì dalla Corte suprema. Facendo però nuovamente riferimento alle accuse di ingerenze rivolte agli Stati Uniti ha però aggiunto che il suo partito non accetterà “un governo importato”. E ha chiamato i suoi sostenitori a scendere in piazza alla sera di domenica 10 aprile, dopo il digiuno del Ramadan, “per difendere la nostra sovranità” senza però violenze e “danni alle proprietà”.

Intanto il Paese continua a discutere sullo stallo politico che dura ormai da una settimana. La Commissione per i diritti umani del Pakistan ha accolto con favore la sentenza della Corte suprema: “Era fondamentale che la corte non scendesse a compromessi su nessun aspetto del rispetto e dell'osservanza della costituzione. Questa decisione avrà un effetto a lungo termine in termini di rafforzamento della democrazia costituzionale”.

Saleem Rajput, presidente Pakistan Christian Association, dichiara ad AsiaNews che lo scontro politico non deve dominare le questioni nazionali e pubbliche, bloccando le questioni amministrative del Paese e lasciando la strada aperta all'illegalità è diventata più diffusa. Secondo Rajput “se la situazione politica non viene portata presto entro binari corretti sia l'economia sia la società soffriranno grandemente e la ripresa sarà impossibile. Negli ultimi giorni, l'economia del Paese è stata gravemente colpita, il peso del debito è aumentato: se i politici non smettono di umiliarsi a vicenda, la nazione ne subirà le conseguenze”.

P. Khalid Rashid Asi, della Commissione Giustizia e Pace, aggiunge ad AsiaNews: "Il verdetto della Corte Suprema servirà come precedente per riaffermare il primato della costituzione e la stabilità della democrazia in Pakistan. Tuttavia, le forze democratiche non devono oltrepassare i loro limiti: devono lasciare che il parlamento prenda la sua strada senza alcuna interferenza e tattiche dilatorie".

P. Asi chiede inoltre che la Corte Suprema prenda atto anche dell'attuale situazione delle minoranze nel processo politico: “Chiediamo migliori riforme elettorali prima delle prossime elezioni, in modo che i cristiani possano scegliere i loro rappresentanti attraverso i loro voti, che possano affrontare le questioni delle minoranze in modo migliore”.

Da parte sua Naveed Walter, presidente dello Human Rights Focus Pakistan (Hrfp), ricorda che l'uso della religione e gli slogan antiamericani non sono una novità, ma sono un fatto sempre pericoloso per la stabilità del Pakistan. Sottolinea inoltre la contraddizione tra la promessa formulata anche nell’ultimo discorso da Imran Khan sui seggi da riservare alle donne e alle minoranze e le accuse senza prove ad alcuni parlamentari di aver preso soldi dall'opposizione per svendere il voto di sfiducia. “La pratica dei valori democratici - commenta - piuttosto che l'uso della religione in politica sono a favore delle minoranze pakistane”.

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