07/06/2017, 09.53
GRAN BRETAGNA
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Italo-marocchino il terzo attentatore del London Bridge

Youssef Zaghba aveva studiato informatica all'università di Fez. Lavorava come cameriere a Londra dove ha conosciuto gli altri due terroristi. Aveva invitato la mamma Valeria Collina in Inghilterra per festeggiare la fine del ramadan. Era stato segnalato dalle autorità italiane come sospetto al Sis (Sistema di informazioni di Schengen). Sognava di raggiungere la Siria per vivere l'Islam "puro". Aspirava al martirio. La madre ora giura che passerà il resto della vita ad insegnare il vero Islam

Londra (AsiaNews/Agenzie) - Youssef Zaghba, identificato come il terzo terrorista dell'attacco di Londra, era in Italia fino al dicembre 2016. Era già stato fermato a marzo dello stesso anno all'aeroporto di Bologna, città da cui stava per prendere un volo diretto a Istanbul, cercando di raggiungere la Siria. Il ventenne italo-marocchino aveva con sé solo un piccolo zaino, il passaporto e un biglietto di sola andata. Nel cellulare conservava foto e immagini propagandistiche sulle imprese dell’Isis. Era stato denunciato a piede libero per terrorismo internazionale e segnalato come sospetto ai servizi di sicurezza a livello internazionale. Nel giro di una settimana il tribunale del riesame ha ordinato la restituzione del passaporto e del cellulare. Allora si è trasferito a Londra dove ha trovato lavoro in un ristorante e ha cominciato a frequentare gli ambienti estremisti islamici.

A Fagnano di Valsamoggia vicino a Bologna vive ancora sua madre, Valeria Collina, 68 anni, convertita all’Islam da 26 anni, sposata con il padre di Youssef finché non rifiutò le seconde nozze del marito Mohammed. Allora fu ripudiata. In un’occasione documentata il marito l’ha picchiata al punto che si è reso necessario un ricovero in ospedale di 40 giorni.

L’attentatore è nato a Fez nel gennaio 1995 ed ha la doppia nazionalità. Ha studiato informatica all’università di Fez. Nel corso dell’ultimo anno è venuto per tre volte in Italia a trovare la madre. La signora avrebbe sempre collaborato con le autorità di sicurezza italiane segnalando gli spostamenti del figlio. L’ultimo suo viaggio è a dicembre. Ha volato da Bologna a Stansted e quando è atterrato nell’aeroporto londinese durante un controllo le sue generalità sono state inserite nei terminali del Sis, il sistema di informazioni di Schengen che lo ha segnalato come un soggetto a rischio. Ma il sospetto non è bastato per bloccarlo. Pochi giorni fa, Youssef al telefono con la mamma aveva programmato di accoglierla a Londra per la fine del Ramadan. Più difficili i rapporti con la sorella. Quando veniva in Italia voleva che si vestisse come voleva lui. Oggi la mamma di Youssef dà la colpa a internet per la radicalizzazione del figlio: “Diceva che la Siria è il luogo dove vivere un Islam puro”, ha spiegato. Con i suoi nuovi amici londinesi aspirava al martirio. Valeria Collina afferma di condividere la scelta degli imam che non vogliono celebrare il suo funerale. Giura che dedicherà il resto della sua vita a insegnare il vero Islam alle persone.

Gli altri due terroristi dell'attacco del London Bridge erano Khuram Butt, 27 anni, britannico di origini pakistane e Rachid Redouane, 30 anni, di dichiarate origini marocchine e libiche, entrambi di Barking alla periferia di Londra. Il primo è considerato il capo della cellula che ha sferrato l'attacco ed è l'uomo che compare nel documentario di Channel 4 sull'integralismo islamico nel Regno Unito mentre srotola una bandiera dell'Isis a Regent's Park. Il filmato è andato in onda l'anno scorso, l'uomo viene ripreso con due predicatori islamici noti alle forze dell'ordine e mentre discute con gli agenti di polizia intervenuti su segnalazione di alcuni cittadini londinesi.

Il duplice attacco e' stato condotto nella notte tra il 3 e il 4 giugno in due tempi: dapprima sul London Bridge dove dal pulmino che ha investito diversi pedoni sono usciti i tre aggressori che hanno accoltellato i passanti; quindi nella zona di Borough Market, dove i tre attentatori hanno continuato la loro azione di morte prima di cadere sotto i colpi della polizia. 

Le vittime sono sette, 48 i feriti, ventuno dei quali in condizioni critiche.

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