Jakarta affida al fondo sovrano Danantara il monopolio sull’export delle risorse naturali
Il presidente Prabowo vuole centralizzare attraverso Danantara Indonesia tutte le esportazioni di carbone, olio di palma e altre materie prime strategiche. La misura, giustificata come applicazione dell’articolo 33 della Costituzione del 1945, punta a fermare la fuga di capitali e la manipolazioni dei prezzi, secondo l'ex generale, ma ha già provocato forti timori tra imprenditori e mercati finanziari.
Jakarta (AsiaNews) – Il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha annunciato una delle misure economiche più radicali degli ultimi anni: tutte le esportazioni delle principali risorse naturali del Paese, a partire da olio di palma e carbone, dovranno passare attraverso il Danantara Indonesia, il fondo sovrano creato per gestire e sviluppare gli asset strategici nazionali. La decisione, presentata davanti al Parlamento, ha immediatamente provocato forti reazioni nei mercati e nel settore imprenditoriale, aprendo diverse domande sul futuro modello economico dell’Indonesia.
Secondo il nuovo piano, le aziende private non potranno più vendere direttamente all’estero le proprie materie prime. Sarà il Danantara a fungere da unico intermediario statale: acquisterà i prodotti dai produttori indonesiani e li rivenderà ai compratori internazionali. “Gli imprenditori del settore dell’olio di palma e del carbone non potranno più esportare autonomamente”, ha spiegato l’ex ministro e imprenditore Dahlan Iskan, tra i primi commentatori della misura. “Tutti i prodotti dovranno essere venduti a Danantara, che poi li commercializzerà all’estero”.
L’annuncio ha avuto effetti immediati sui mercati finanziari. Le azioni delle società attive nei due settori sono crollate, mentre operatori e investitori parlano già di possibili turbolenze nei mercati globali del carbone e dell’olio di palma, di cui l’Indonesia è il principale esportatore mondiale.
Prabowo ha difeso la misura richiamandosi esplicitamente all’Articolo 33 della Costituzione del 1945, secondo cui le risorse naturali devono essere controllate dallo Stato e utilizzate “per la massima prosperità del popolo”. “Il linguaggio dell’Articolo 33 è molto chiaro. Non richiede interpretazioni”, ha dichiarato il presidente davanti al Parlamento, sostenendo di voler finalmente applicare un principio costituzionale rimasto finora solo sulla carta.
Secondo numerosi analisti, nessun presidente indonesiano aveva mai tentato una simile centralizzazione del commercio delle materie prime. Dall’epoca di Sukarno fino a quella del dittatore Suharto, l’economia del Paese ha oscillato tra dirigismo statale e capitalismo fortemente controllato, ma senza mai mettere realmente in discussione il ruolo dominante delle grandi compagnie private, spesso legate anche a capitali stranieri.
Prabowo, invece, sembra voler colpire direttamente il sistema che considera responsabile della dispersione della ricchezza nazionale. Nel suo intervento ha denunciato pratiche come il transfer pricing, la sottofatturazione delle esportazioni e la manipolazione dei volumi esportati, accusando le aziende di trasferire all’estero una parte consistente dei profitti generati dalle risorse indonesiane.
“Come è possibile crescere del 5% l’anno per sette anni senza diventare più ricchi del 35%?”, ha chiesto il presidente. “Significa che qualcosa non funziona. La nostra ricchezza sta fluendo all’estero”. Secondo Prabowo, il basso rapporto tra entrate fiscali e PIL – fermo all’11%, inferiore persino a quello della Cambogia – dimostrerebbe proprio la debolezza del sistema attuale.
Attraverso Danantara, il governo punta dunque a concentrare nelle casse statali tutti i flussi finanziari derivanti dalle esportazioni strategiche, compresi i pagamenti in dollari. L’obiettivo è impedire che parte delle entrate venga trattenuta all’estero o sottratta al controllo fiscale nazionale.
Restano però moltissimi interrogativi. Non è chiaro, ad esempio, come Danantara gestirà materialmente il commercio internazionale di carbone e olio di palma, né se disponga delle infrastrutture logistiche necessarie. Gli imprenditori si chiedono chi si occuperà dei trasporti marittimi, con quali criteri verranno fissati i prezzi di acquisto e come saranno gestiti i contratti internazionali già esistenti.
Alcuni economisti temono inoltre che la centralizzazione possa ridurre la competitività delle esportazioni indonesiane e aumentare il rischio di inefficienze burocratiche o corruzione. Altri vedono invece nella misura il tentativo di rafforzare la sovranità economica del Paese in un momento di crescente rivalità geopolitica e di competizione globale per il controllo delle materie prime strategiche.
La scelta di Prabowo riflette anche una visione ideologica sempre più critica verso il la globalizzazione e il ruolo delle multinazionali straniere nell’economia indonesiana. Diversi osservatori parlano di una svolta “nazionalista” e “anti-liberista”, che potrebbe ridefinire profondamente i rapporti tra Stato e settore privato.
Per ora, però, il progetto appare ancora pieno di incognite. Anche i sostenitori del presidente riconoscono che la misura comporta rischi enormi: potrebbe rafforzare il controllo dello Stato sulle risorse nazionali e aumentare le entrate pubbliche, oppure produrre l’effetto opposto, destabilizzando uno dei principali motori economici dell’Indonesia.
27/04/2022 13:15
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