Kathmandu apre la corsa al voto del 5 marzo
Dopo le manifestazioni della Generazione Z contro la corruzione che a settembre hanno portato alla cadura del governo di KP Sharma Oli, il Paese himalyano è entrato in una campagna elettorale con un mix inedito tra vecchi partiti e giovani candidati che puntano a un cambiamento radicale. Anche l’ex re Gyanendra si candida con un partito filomonarchico proponendosi come garante della stabilità.
Kathmandu (AsiaNews) - L’avvio, ieri, della campagna elettorale apre in Nepal un periodo di grandi prospettive ma nell’immediato di notevoli incertezze. A definirlo come un’occasione di espressione democratica “che disegnerà il futuro del Paese” è stata la premier ad interim, Sushila Karki, ex giudice a capo della Corte suprema che i giovani della “rivoluzione di settembre” 2025 hanno scelto per guidare provvisoriamente il Nepal verso il voto del 5 marzo per il nuovo Parlamento.
La Generazione Z è stata cruciale nel travolgere la classe politica e le istituzioni che per la prima volta nella tormentata storia recente del Paese himalayano avevano permesso che le manifestazioni spontanee contro il blocco di siti online e social media con cui i giovani coordinavano iniziative di protesta e veicolavano il loro malcontento contro la corruzione endemica e il malgoverno, si trasformasse l’8 e 9 settembre dello scorso anno in una sanguinosa repressione con 77 morti e almeno 2.000 feriti. La rabbia degli studenti si è riversata sulle istituzioni governative e contro i partiti detentori del potere dalla fine della sanguinosa ribellione dei maoisti e della guerra civile nel 2006, accusati di non avere garantito progresso e prospettive ai nepalesi. Ultimo il governo guidato dal marxista KP Sharma Oli costretto alle dimissioni ma non estromesso dalla politica e nuovamente candidato.
L’avversario più diretto di Oli a guidare il nuovo esecutivo è l’attuale sindaco della capitale Kathmandu, il 35enne Balendra Shah, rapper molto popolare noto come Balen che correrà per il Rastriya Swatantra Party, quarto partito nel Parlamento precedente come consistenza di seggi. A fronteggiarlo non sarà soltanto il Partito comunista del Nepal (marxista-leninista unificato) di Oli, ma anche il Partito del Congresso nepalese, l’altra forza storica da decenni in alternativa o in coalizione, che si è dato un nuovo leader meno esposto nella vecchia politica e nella repressione, il 49enne Gagan Thapa. Infine, a cercare le preferenze degli elettori sarà il Rastriya Prajatantra Party, il partito filomonarchico di cui l’ex re Gyanendra - ultimo di una monarchia relegata nella storia nel 2008, oggi imprenditore entrato per l‘occasione nella politica attiva - ha preso direttamente le redini nella campagna elettorale proponendosi come garante della stabilità.
Saranno 19 milioni gli elettori aventi diritto su quasi 30 milioni di nepalesi e di questi 800mila voteranno per la prima volta per eleggere i 275 membri della Camera dei rappresentanti del parlamento bicamerale di Kathmandu. Degli oltre 3.400 candidati un terzo ha meno di 40 anni.
La commistione di vecchi partiti e volti ben noti della politica con giovani movimenti e candidati che puntano al cambiamento radicale anzitutto delle modalità di gestione del Paese, tra i più poveri dell’Asia e in difficile equilibrio tra due ingombranti vicini come India e Cina, rende difficile comprendere quale sarà il verdetto del voto. Tuttavia il gioco elettorale è ora basato sulla precondizione ineludibile, evidenziata ancora da Sushila Karki, “di dare al Paese una via d’uscita”. Le aspettative sono alte ma le difficoltà logistiche di un voto anticipato rispetto al solito come pure i timori di incidenti lo sono altrettanto. A garantire la sicurezza e legalità del percorso verso il voto stati chiamati 300mila tra militari, poliziotti e migliaia di “poliziotti del voto” provvisori.
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