09/02/2021, 08.55
SIRIA
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L’Isis attacca un convoglio di soldati siriani, almeno 26 vittime

L’assalto è avvenuto nella provincia orientale di Deir Ezzor. I militari erano di stanza nell’area alla ricerca di miliziani jihadisti. Ieri le autorità siriane hanno annunciato il ritrovamento del cadavere del direttore di Palmira, decapitato nel 2015. Verrà effettuata la prova del DNA per confermare l’identità.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Un convoglio di soldati dell’esercito governativo nel settore orientale del Paese, presso il confine con l’Iraq, è stato attaccato da milizie dello Stato islamico (SI, ex Isis). Secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con base nel Regno Unito e una fitta rete di corrispondenti nell’area, nell’attacco avvenuto ieri sono morti almeno 26 soldati fedeli al presidente Bashar al-Assad.

Testimoni oculari affermano che l’attacco jihadista è avvenuto nelle prime ore della giornata, nella provincia di Deir Ezzor. Il convoglio era dislocato nella zona alla ricerca di cellule jihadiste o di lupi solitari fedeli allo Stato islamico e pronti a colpire. “Violenti scontri fra i due fronti - racconta una fonte - hanno provocato ingenti perdite a livello di vite umane. Si tratta dei più vasti combattimenti dall’inizio dell’anno”. 

Sempre ieri, a sei anni dalla decapitazione per mano dei miliziani del califfato che aveva sollevato grande sdegno e commozione, sarebbero emersi i resti di Khaled Asaad, archeologo e direttore di Palmira, decapitato per aver cercato di difendere il sito patrimonio Unesco. I miliziani avevano ucciso in modo brutale l’82enne studioso perché si sarebbe rifiutato di rivelare il luogo in cui erano nascosti preziosi manufatti, che il gruppo rivendeva al mercato nero per finanziare la guerra in Siria e Iraq. 

I media di Stato siriani riferiscono che il suo corpo sarebbe fra i tre scoperti a Kahloul, località a est di Palmira. Nelle prossime settimane verrà effettuato il test del DNA per accertare l’identità dell’uomo e confermarne il ritrovamento. Khaled Asaad ha dedicato oltre 50 anni della propria vita al sito patrimonio Unesco, situato nei pressi di un’oasi nel deserto siriano, a nord-est di Damasco. 

All’epoca dell’avanzata dei miliziani, tre figli e un genero del direttore, anch’essi archeologi, sono fuggiti nella capitale portando con sé diversi manufatti e reperti di grande valore, conservati nel museo della vicina cittadina di Tadmor. Di contro, Assad ha voluto restare a Palmira rivendicando l’appartenenza all’area: “Starò qui - sono le sue parole - anche se mi uccideranno”.

Khaled Asaad sarebbe stato decapitato in una pubblica piazza di Tadmor nell’agosto del 2015, per essersi rifiutato di collaborare coi jihadisti e il suo cadavere esposto e appeso a testa in giù.

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