03/01/2006, 00.00
SIRIA-LIBANO-ONU
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La Siria non permetterà alla Commissione ONU di interrogare Assad

di Jihad Issa

Damasco afferma la sua disponibilità a cooperare, purché sia fatta salva la dignità del presidente. C'è possibilismo sulla richiesta di interrogare il ministro degli Esteri ed attesa per ciò che uscirà dalla visita di Mubarak in Arabia Saudita.

Damasco (AsiaNews) – La Siria esclude la possibilità di accogliere la richiesta della Commissione d'inchiesta del'Onu di interrogare il presidente Assad a proposito dell'assassinio di Hariri. E' quanto affermano fonti di Damasco, dove si conferma l'arrivo della richiesta della Commissione di sentire Bachar el-Assad e il ministro degli Esteri Farouk El Chareh.

"Vogliamo un Medio-Oriente pacificato e riconciliato, malgrado tutte le pressioni nemiche": con questo editoriale pieno di fiducia nel futuro, il giornale governativo "Al Sawra" (La Rivoluzione) si è indirizzato oggi al popolo siriano, sostenendo che "La Siria sarà in grado di calmare la tempesta, perché siamo innocenti". Questa affermazione del giornale di oggi viene dopo la conferma del portavoce della Commissione d'inchiesta dell'ONU, Nasrat Hassan, della richiesta della stessa Commissione sull'assassinio di Hariri di ascoltare Assad e El Chareh. Domanda seguita alle dichiarazioni dell'ex vice-presidente siriano Khaddam alla televisione "Al Arabya", che ha rivelato un ruolo importante del presidente siriano e dei suoi collaboratori nell'assassinio di Hariri, il 14 febbraio scorso.

Fonti siriane ben informate hanno rivelato ad AsiaNews che il "governo siriano sta leggendo con molta attenzione la richiesta" della Commissione ed hanno ribadito la "piena volontà" del governo di Damasco di collaborare con le richieste dell'ONU, "a condizione di non attaccare la sovranità del Paese e la dignità del presidente, che è il simbolo della sovranità dello Stato". La domanda dell'ONU è stata sottoposta ad un attento studio giuridico da parte di numerosi esperti di diritto internazionale.

Le stesse fonti, che hanno preferito mantenere l'anonimato, hanno comunque escluso l'adesione del governo di Damasco alla richiesta della Commissione dell'ONU, perché "minimizza il ruolo della Siria nella regione e attacca il presidente, che gode di una protezione internazionale, come ogni presidente nel mondo". Non esclusa invece una risposta positiva per il ministro degli Esteri Farouk Chareh, "per chiarire certi punti".

La reazione della gente in Siria non è univoca: molti considerano le accuse di Khaddam come una reazione al suo allontanamento dalla carica di vice-presidente, nel giugno scorso; altri collocano le sue dichiarazioni nel quadro della vendetta per l'offesa alla sua dignità personale, soprattutto perché egli gode di una grande ricchezza. Costoro hanno un atteggiamento critico nei suoi riguardi e considerano le sue posizioni nel quadro anti-siriano, dicendosi convinti della estraneità del governo nell'assassinio di Hariri.

Hassan Abd El Rahman El Azim, portavoce del movimento democratico di protesta, che ha pubblicato molti mesi fa "La dichiarazione di Damasco" che chiese la destituzione del regime del partito Al Baath di Assad, parlando con AsiaNews ha incluso le dichiarazioni di Khaddam "nel quadro di una rivolta che bisognerebbe favorire" ed ha considerato le ultime decisioni del parlamento siriano, che ha chiesto di far giudicare Khaddam dal supremo tribunale, come "una decisione ingiusta che non sarà applicata, perché il regime attuale sarà rovesciato prossimamente". Egli afferma che le dichiarazioni di Khaddam vanno prese seriamente, perché "faceva parte del regime e conosce tutte i suoi intrighi".

Qui in Siria regna la preoccupazione,ma c'è anche  speranza, nella convinzione che il mondo arabo non vuole abbandonarla. C'è attesa per quanto dirà il presidente egiziano Hosni Mubarak, che compie oggi una visita in Arabia Saudita, dove avrà un'incontro con il Re Abdallah e con molti responsabili per discutere sugli ultimi sviluppi della situazione tra la  Siria ed il Libano, dopo la richiesta della Commissione di ascoltare il presidente Assad e a pochi giorni del rientro probabile dell'ambasciatrice degli Stati Uniti in Siria, previsto per il 6 di questo mese.

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