La fuga dal Gaokao: 450mila giovani cinesi in meno al test per l'università
Dopo essere cresciuto per anni il numero di diciottenni che dal 7 giugno affronteranno la prova nazionale di selezione che apre le porte agli atenei quest'anno ha fatto registrare un calo superiore al 3%. Un segnale della sfiducia sulle opportunità di lavoro che anche nel modello cinese la formazione accademica oggi può offrire. Mentree aumentano le iscrizioni ai corsi professionali, incentivate dal governo.
Milano (AsiaNews/Agenzie) - A partire da domenica 7 giugno per tre giorni 12,9 milioni di giovani cinesi affronteranno il Gaokao, l’esame nazionale di ammissione all’università che è considerata la più grande selezione al mondo di questo tipo. In Cina esiste una grande enfasi su questo appuntamento che viene tradizionalmente visto come la porta d’accesso alle opportunità di lavoro più prestigiose. E in questi giorni le autorità di Pechino non hanno mancato di rassicurare sulle misure adottate per garantire la sicurezza e la rigorosità della prova.
Il dato, però, che salta più all’occhio è un altro: il brusco calo degli iscritti. Se per buona parte degli anni Duemila in Cina il numero dei giovani che si candidavano a entrare all’università era tendenzialmente salito, arrivando nel 2024 a toccare il picco di 13,42 milioni di iscritti al Gaokao, il primo leggero calo registrato lo scorso anno si sta fortemente accentuando. Quest’anno ad affrontare la prova saranno circa 450mila giovani in meno rispetto al 2025 (-3,37% in un solo anno).
Perché meno giovani oggi si iscrivono al Gaokao? Le dinamiche demografiche in questo caso c’entrano poco: chi affronta la prova quest’anno è nato nel 2008, cioè in un periodo in cui in Cina le nascite erano ancora in crescita. Dietro alla frenata pare esserci piuttosto il crescente scetticismo verso il valore della laurea come garanzia di successo professionale. Negli ultimi anni l’economia cinese ha rallentato e la disoccupazione giovanile resta elevata, superando il 16% negli ultimi dati diffusi ad aprile. Sono sempre più frequenti i casi di laureati che faticano a trovare impieghi adeguati alle proprie qualifiche, alimentando dubbi tra studenti e famiglie sull’effettiva convenienza di investire anni di studio e ingenti risorse economiche nell’università.
Al contrario, scuole professionali e istituti tecnici stanno guadagnando popolarità. Questi percorsi offrono competenze pratiche e spesso consentono un inserimento più rapido nel mercato del lavoro. Il governo stesso sostiene l’istruzione professionale per colmare la carenza di lavoratori qualificati nei settori manifatturiero, tecnologico e in altre industrie strategiche.
Questo cambiamento è particolarmente evidente nelle città minori e nelle regioni meno sviluppate, dove le famiglie valutano con maggiore attenzione il rapporto tra costi universitari e opportunità lavorative future. Al contrario, l’accesso alle università d’élite come Tsinghua e Peking University continua a essere estremamente competitivo. Due binari opposti che confermano come il modello di crescita cinese sia tutt’altro che privo di contraddizioni, soprattutto sul tema del lavoro. E quanto proprio i giovani siano i più esposti ai contraccolpi della corsa a un tipo di tecnologica che nei fatti fatica a produrre le opportunità che promette.
09/06/2021 12:38





