22/02/2024, 08.30
UZBEKISTAN-TURKMENISTAN
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La memoria uzbeka del Pyragy, il grande poeta turkmeno

di Vladimir Rozanskij

Il presidente Šavkat Mirziyoyev ha indetto un anno di celebrazioni per i 300 anni dalla nascita di Magtymguly, esaltandone lo speciale contributo alla storia e alla letteratura di tutti i popoli turanici. È prevista anche la produzione di un film e a Tashkent una mostra di opere artistiche che illustrano i legami di amicizia e fraternità tra i popoli uzbeko e turkmeno.

Tashkent (AsiaNews) - Sono iniziate in Uzbekistan le celebrazioni per i 300 anni del poeta e pensatore turkmeno Magtymguly Pyragy, che avranno il loro culmine il 18 maggio, giorno della sua nascita nel 1724 in un villaggio sulle rive del fiume Etrek, oggi nella parte sud-occidentale del velayat di Balkan in Turkmenistan. Figlio di un altro poeta del movimento Sufi, Dovlettamed Azadi, assunse da adulto lo pseudonimo di Pyragy, “il separato”, per sottolineare il suo pellegrinaggio per le varie terre turkmene, e anche la forzata separazione dalla donna che amava. Profondo conoscitore della lingua araba e di quella persiana, è considerato uno dei padri della lingua turcica moderna, superando la dipendenza dalla metrica arabo-persiana ed avvicinandosi alla lingua del popolo.

Il presidente uzbeko Šavkat Mirziyoyev lo ha ricordato nel decreto che istituisce il giubileo del poeta, esaltando “il suo speciale contributo alla storia e alla letteratura non soltanto dei popoli turanici, ma di quelli del mondo intero”. Le manifestazioni in suo onore si terranno quindi in diversi Paesi, sotto l’egida dell’Unesco, la cui collaborazione è sempre più ricercata dalla dirigenza e dai rappresentanti della cultura dell’Uzbekistan.

Sempre secondo il testo ufficiale, “le opere di Magtymguly Pyragy sono intrise di profondo umanesimo, espresso con irripetibile maestria nella padronanza della parola, e illuminano i valori più nobili e le qualità del coraggioso popolo turkmeno, indomabile e amante del lavoro, un vero punto di riferimento per tutti e soprattutto per le giovani generazioni”. L’Uzbekistan è uno dei Paesi in cui le poesie del Pyragy sono più lette e tramandate, ricordando i suoi studi nella celebre madrasa di Ko’kaldosh a Bukhara fondata dal grande scrittore turco Ali-Shir Nava’i, il cui edificio cinquecentesco è ancora oggi una delle testimonianze della grandezza del khanato erede delle grandi Orde tatare e dello sviluppo dell’impero Ottomano.

A Bukhara Magtymguly seppe radunare molti discepoli, amici, ammiratori e sostenitori delle sue predicazioni, e grandi memoriali in suo onore sono stati costruiti a Taškent e Khiva, nei pressi di Bukhara. Il comitato per i festeggiamenti è affidato allo stesso primo ministro dell’Uzbekistan, Abdulla Aripov. Verranno pubblicate nuove raccolte delle opere del poeta-filosofo, e anche di articoli scientifici dedicati alla sua vita e alle sue creazioni.

È prevista anche la produzione di un film artistico, in collaborazione tra registi di Uzbekistan e Turkmenistan, e saranno allestiti spettacoli teatrali sulla sua vita e attività. A Taškent sarà aperta una mostra per le opere artistiche che illustrano i legami di amicizia e fraternità tra i popoli uzbeko e turkmeno, e a Khiva si terrà una grande conferenza sul “Ruolo di Magtymguly nella letteratura e nell’arte uzbeka”. A ottobre l’anno del poeta verrà concluso da una serata musicale nel teatro dell’Accademia statale “Ali-Shir Nava’i” di Taškent, dedicata sempre alla memoria del Pyragy.

Il poeta era tornato nella patria turkmena dopo che l’amata Mengli era stata a lui sottratta, acquistata a caro prezzo da un’altra famiglia, e i suoi fratelli maggiori erano morti durante una sfortunata ambasciata presso lo sceicco Akhmed, uno dei fondatori del regno afghano. Riuscì a risposarsi e generare due figli molto amati, simbolicamente chiamati Sara e Ibrahim (Abramo), che morirono purtroppo in età ancora acerba. Decise quindi di lasciare la casa e trascorse oltre quarant’anni vagando per le terre centrasiatiche, fermandosi nella penisola di Mangyšlak sul mar Caspio, poi ad Astrakhan e in tante altre località, per essere infine sepolto in Iran accanto al padre. La sua immagine campeggia anche sui manat, le banconote turkmene, e incarna lo spirito di popoli che oggi intendono riaffermare con orgoglio la propria identità.

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