24/06/2026, 08.20
KAZAKISTAN-IRAN
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La pista kazaka per i negoziati sull'uranio iraniano

di Vladimir Rozanskij

Il direttore generale dell'Aiea, Rafael Grossi, ha parlato del Kazakistan come possibile custode terzo dell'uranio arricchito da Teheran. Astana possiede una significativa competenza nucleare e dal 2019 ospita l'unica banca di uranio a basso arricchimento. L'ostacolo principale non è la logistica, ma la fiducia: solo Russia e Cina potrebbero garantire all'Iran la restituzione in caso di fallimento dell'accordo.

Astana (AsiaNews) - Mentre proseguono i negoziati sul programma nucleare iraniano, il destino delle scorte di uranio altamente arricchito di Teheran rimane una delle questioni più complesse da risolvere. Prima degli attacchi aerei statunitensi e israeliani contro gli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Iaea) stimava che l'Iran possedesse 440,9 chilogrammi di uranio arricchito al 60%. Sebbene questo materiale non sia ancora adatto alla produzione di armi nucleari, il suo livello di arricchimento è già significativamente più vicino al 90% tipicamente associato a tale produzione.

I negoziatori si trovano ora ad affrontare la questione di che cosa debba accadere a queste scorte nell'ambito di un accordo più ampio tra Teheran e Washington. Nelle ultime settimane, il Kazakistan è stato menzionato come possibile custode terzo di questo materiale. Il direttore generale dell'Aiea, Rafael Grossi, ha dichiarato il mese scorso che il presidente kazako Kasym-Žomart Tokaev era aperto all'idea di stoccare l'uranio iraniano, e Astana ha successivamente confermato la propria disponibilità.

“Diversi Paesi, tra cui il Kazakistan, hanno espresso la volontà di fornire assistenza tecnica in buona fede per risolvere la questione, a condizione che vengano raggiunti accordi internazionali pertinenti tra tutte le parti coinvolte e che la questione venga messa in pratica”, ha dichiarato Ajbek Smadijarov, portavoce del ministero degli esteri kazako. Una settimana dopo questa dichiarazione, l'ambasciatore del Kazakistan in Iran ha incontrato il vice-ministro degli esteri iraniano Kazem Gharibabadi, ma nessuna delle due parti ha rivelato se il trasferimento di uranio sia stato discusso durante l'incontro.

Il Kazakistan possiede una significativa competenza nucleare. Dal 2019, il Paese ospita l'unica banca di uranio a basso arricchimento al mondo di proprietà dell'Iaea: un impianto da 90 tonnellate sostenuto da Stati Uniti, Unione Europea, Norvegia, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Astana mantiene inoltre relazioni con tutte le principali parti interessate e vanta una lunga storia di attività di non proliferazione nucleare. “Il Kazakistan è in realtà una scelta molto interessante e valida”, afferma John Roberts, esperto di energia presso l'Atlantic Council, “ha un'industria nucleare sviluppata ed è stato coinvolto nella costruzione di centrali nucleari”.

Tuttavia, la competenza tecnica potrebbe non essere il fattore decisivo. Ali Vaez, uno dei principali esperti di non proliferazione e responsabile dell'Iran Project presso l'International Crisis Group, osserva che l'ostacolo principale non è la logistica, ma la fiducia. È improbabile che Teheran consideri questo uranio esclusivamente come materiale nucleare da stoccare in sicurezza; esso funge anche da leva nei negoziati.

“Data la profonda sfiducia di Teheran nei confronti degli Stati Uniti, è improbabile che accetti di rimuovere tutto il materiale in una volta o per intero”, ha affermato Vaez, “preferirà diluire parte del materiale a livello nazionale per mantenere la propria posizione negoziale e garantire che Washington rispetti gli accordi”. Questa mancanza di fiducia potrebbe complicare le possibilità del Kazakistan di diventare il custode delle scorte di uranio. Per l'Iran, il Paese di destinazione deve essere in grado di garantire la restituzione delle scorte qualora l'accordo non andasse a buon fine, e solo Russia e Cina sono adatte a questo scopo.

Se il Kazakistan venisse infine scelto, potrebbe rafforzare il suo prestigio internazionale: “certamente rafforzerebbe la posizione internazionale del Kazakistan”, ha affermato l'ex-ambasciatore statunitense in Kazakistan Daniel Rosenblum in un recente podcast di Global Power Shifts, “a loro piace considerarsi una parte neutrale e talvolta un mediatore”.
Allo stesso tempo, accettare l'uranio iraniano comporta determinati rischi; la banca di combustibile dell'Iaea presso l'impianto metallurgico di Ulba a Ust-Kamenogorsk è stata creata per immagazzinare uranio a basso arricchimento, destinato ai reattori nucleari civili. Le scorte iraniane, arricchite fino al 60%, sono classificate come uranio altamente arricchito e richiedono condizioni di stoccaggio e sicurezza completamente diverse. Il Kazakistan dovrà anche considerare le implicazioni geopolitiche. Secondo Roberts, Astana da anni cerca un equilibrio tra lo sviluppo delle relazioni con l'Occidente e il mantenimento di stretti legami con Russia e Cina.

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