27/04/2023, 15.16
LANTERNE ROSSE
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La telefonata di Xi con Kiev e la mediazione che ancora non c'è

Riaffermate le posizioni già note con la sola aggiunta dell'impegno di inviare in Ucraina e a Mosca l'ex ambasciatore Li Hui "per una comunicazione approfondita". La questione della salvaguardia dell'integrità territoriale, ribatita oggi anche alle altre repubbliche ex sovietiche, si intreccia con le posizioni di Pechino sui propri confini. Intanto nell'incontro tra papa Francesco e il premier ucraino Shmyhal si è parlato degli "sforzi per ristabilire la pace”.

Milano (AsiaNews/Agenzie) - La telefonata con Kiev dopo più di un anno è arrivata. Insieme all’impegno a inviare “in Ucraina e in altri Paesi" il rappresentante speciale del governo cinese per gli affari eurasiatici - l’ex ambasciatore di Pechino a Mosca Li Hui - "per avere una comunicazione approfondita con tutte le parti sulla soluzione politica della crisi". Ma - al di là di questo e al netto della retorica dei media ufficiali cinesi su Pechino impegnata a spegnere un incendio su cui altri buttano benzina - non ci sono novità sostanziali nei resoconti del colloquio telefonico di ieri tra il presidente cinese Xi Jingping e quello ucraino Volodymir Zelensky.

La telefonata – che i resoconti dicono avvenuta su iniziativa di Kiev e accolta da Pechino - ha seguito la falsariga del “piano di pace” in 12 punti annunciato dal presidente cinese in febbraio, che si limitava a una serie di affermazioni di principio tra cui la salvaguardia dell’integrità territoriale, ma senza spiegare in che modo questa possa essere compatibile con l’invasione russa di quattordici mesi fa. Del resto fin dall’inizio la Cina non ha mai voluto l’escalation del conflitto in Ucraina. E la stessa “partnership senza limiti” con Mosca - ribadita il mese scorso da Xi Jinping nell’incontro a Mosca con Vladimir Putin - anche in campo economico nei fatti finora è stata molto più attenta ai propri interessi che al sostegno politico all’alleato. Con l’Ucraina poi i rapporti bilaterali nell’ambito della Belt and Road Initiative prima della guerra avevano raggiunto livelli importanti con investimenti cinesi in infrastrutture per 2 miliardi di dollari all'anno tra il 2019 e il 2021. E ieri Zelensky ha auspicato che la telefonata con Xi Jinping “dia un forte impulso al ritorno, alla conservazione e allo sviluppo di questa dinamica a tutti i livelli”.

Nella nota sul colloquio diffusa da Pechino si dice che per Xi Jinping “la Cina non è parte del conflitto e non vuole rimanere in disparte, né tanto meno vuole gettare benzina sul fuoco e trarre profitto dalla situazione”. Parole da cui emerge più l’intento di ribadire il proprio posto in qualsiasi tavolo negoziale, che un’intenzione concreta di fare passi in avanti in un ruolo di mediazione.

Nel frattempo oggi il ministero degli Esteri cinese ha lanciato un altro segnale, questa volta ai Paesi dell’Asia Centrale: intervenendo a un incontro con i suoi omologhi di Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Turkmenistan nella città di Xian il ministro degli Esteri Qin Gang ha dichiarato che “la Cina, come sempre, sosterrà fermamente i Paesi dell'Asia centrale nella salvaguardia della sovranità nazionale, dell'indipendenza, della sicurezza e dell'integrità territoriale”. Un'ulteriore rassicurazione dopo il polverone sollevato dall'ambasciatore di Pechino in Francia, Lu Shaye, che in un'intervista televisiva francese il 21 aprile aveva messo in discussione la sovranità delle repubbliche ex sovietiche.

Alla fine la partita diplomatica per la soluzione del conflitto in Ucraina resta ancora tutta da iniziare. E all’incoraggiamento di questa strada guarda anche l’auspicio emerso dall’incontro di oggi in Vaticano tra papa Francesco e il premier ucraino Denys Shmyhal. “Durante i cordiali colloqui – si legge nella nota diffusa dal Vaticano - sono state evidenziate le varie questioni collegate alla guerra in Ucraina, riservando una particolare attenzione all’aspetto umanitario e agli sforzi per ristabilire la pace”.

L’Asia nelle prossime settimane potrebbe diventare un crocevia importante complice il vertice del G7 in programma a Hiroshima dal 19 al 21 maggio: ieri alcuni osservatori si domandavano se la telefonata tra Xi Jinping e Zelensky possa aprire la strada in queste settimane anche al viaggio a Pechino del segretario di Stato degli Stati Uniti Anthony Blinken, che era in programma a febbraio e venne rinviato a causa della “crisi” sui palloni spia.

Da parte sua Xi Jinping nella telefonata di ieri ha comunque incassato sulla questione di Taiwan da Zelensky la riaffermazione “dell’adesione incrollabile dell'Ucraina alla politica dell’unica Cina”, come recita il resoconto della telefonata diffuso da Kiev. Perché anche quando insiste sul tema dell’integrità territoriale Pechino guarda molto più ai suoi confini che a quelli degli altri.

 

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